Sicurezza
Ryanair revoca lo sciopero ma a Pisa voli cancellati
di Stefano Taglione
Al Galilei e a Firenze la protesta indetta dai dipendenti della società di gestione La compagnia irlandese, invece, riconosce i sindacati che rinunciano all’agitazione
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PISA. A paralizzare gli aeroporti toscani, ieri, non è stato lo sciopero dei dipendenti Ryanair. No: piloti e assistenti di volo hanno lavorato regolarmente, visto che in extremis la compagnia irlandese, per placare gli animi, ha deciso di sedersi al tavolo con i sindacati. Riconoscendo per la prima volta la loro esistenza nella sua più che trentennale storia. E Anpac – l’Associazione nazionale professionale aviazione civile – ha subito ritirato l’agitazione, invitando i suoi iscritti (35 piloti Ryanair solo a Pisa) a mettersi ai comandi dei Boeing 737.
RAFFICA DI CANCELLAZIONI
Il caos negli scali di Pisa e Firenze c’è stato, eccome, ma è dovuto a un altro sciopero: quello del personale di Toscana Aeroporti, la società che gestisce entrambe le infrastrutture. La protesta di ieri era contro il piano delle esternalizzazioni, la vendita dei servizi di handling e per questioni legate al contratto integrativo. Venti voli annullati al Galilei, 19 a Peretola, dove un aereo della mattina è stato perfino dirottato. È il bilancio, pesantissimo, dell’agitazione di ieri. Che ha costretto i passeggeri a prenotare per un’altra data, naturalmente senza spendere un euro in più. Ma rinunciando il viaggio e, magari, perdendo i soldi per la prenotazione dell’auto a noleggio, dell’albergo. Con tutti gli impegni, già presi, saltati all’improvviso.
«PARTIRÒ DOPO NATALE»
Una giornata da dimenticato per Stefano Scordino, 37 anni di San Giuliano Terme. Doveva andare a trovare la sua fidanzata che vive ad Agrigento, in Sicilia. Ma il suo aereo per Catania, programmato per le 6.45, non è mai partito. «Aspettavo questo momento da un mese – dice – e l’unica cosa che ho potuto fare è prenotare per la prima data utile, il 27 dicembre». Il Capodanno, per lui, sarà al Sud. L’unica alternativa se vuole vedere la compagna. «Tornerò il 3 gennaio – continua il passeggero– e meno male che sono riusciti a spostarmi anche il ritorno: mi hanno avvertito della cancellazione giovedì sera, ma stamattina (ieri per chi legge ndr) ho trascorso diverse ore nella chat del sito di Ryanair prima di poter scrivere a un operatore».
LUNGHE CODE AGLI IMBARCHI
Nonostante gli 11 voli in meno in partenza, al Galilei ieri sembrava che ne partissero almeno 30 in più. Alle barriere dei metal detector, infatti, poco dopo le 13 si era formata una lunghissima fila, di oltre 100 metri, fino all’area dei check-in. A causa dello sciopero, e con meno persone al lavoro, anche passare i controlli era diventata un’impresa estremamente difficile.
L’APERTURA DI RYANAIR
In mezzo al caos pisano e a pochi giorni dalla lettera choc che avvertiva i piloti di possibili sanzioni se avrebbero aderito all’agitazione, Ryanair ha improvvisamente aperto ai sindacati, accettando di incontrare i rappresentanti dei piloti. L’Anpac ha così subito annullato lo sciopero, chiedendo alla compagnia di fare la stessa cosa pure con i sindacati degli assistenti di volo. L’amministratore delegato Michael O’Leary, però, ha spiegato che il cambio di atteggiamento è dovuto al voler preservare i voli di Natale (più remunerativi, dato che le persone si spostano di più che negli altri periodi), visto che i sindacati avevano minacciato di scioperare. Ma «non è una concessione. È il minimo sindacale e non basta», ha chiosato il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda.
RAFFICA DI CANCELLAZIONI
Il caos negli scali di Pisa e Firenze c’è stato, eccome, ma è dovuto a un altro sciopero: quello del personale di Toscana Aeroporti, la società che gestisce entrambe le infrastrutture. La protesta di ieri era contro il piano delle esternalizzazioni, la vendita dei servizi di handling e per questioni legate al contratto integrativo. Venti voli annullati al Galilei, 19 a Peretola, dove un aereo della mattina è stato perfino dirottato. È il bilancio, pesantissimo, dell’agitazione di ieri. Che ha costretto i passeggeri a prenotare per un’altra data, naturalmente senza spendere un euro in più. Ma rinunciando il viaggio e, magari, perdendo i soldi per la prenotazione dell’auto a noleggio, dell’albergo. Con tutti gli impegni, già presi, saltati all’improvviso.
«PARTIRÒ DOPO NATALE»
Una giornata da dimenticato per Stefano Scordino, 37 anni di San Giuliano Terme. Doveva andare a trovare la sua fidanzata che vive ad Agrigento, in Sicilia. Ma il suo aereo per Catania, programmato per le 6.45, non è mai partito. «Aspettavo questo momento da un mese – dice – e l’unica cosa che ho potuto fare è prenotare per la prima data utile, il 27 dicembre». Il Capodanno, per lui, sarà al Sud. L’unica alternativa se vuole vedere la compagna. «Tornerò il 3 gennaio – continua il passeggero– e meno male che sono riusciti a spostarmi anche il ritorno: mi hanno avvertito della cancellazione giovedì sera, ma stamattina (ieri per chi legge ndr) ho trascorso diverse ore nella chat del sito di Ryanair prima di poter scrivere a un operatore».
LUNGHE CODE AGLI IMBARCHI
Nonostante gli 11 voli in meno in partenza, al Galilei ieri sembrava che ne partissero almeno 30 in più. Alle barriere dei metal detector, infatti, poco dopo le 13 si era formata una lunghissima fila, di oltre 100 metri, fino all’area dei check-in. A causa dello sciopero, e con meno persone al lavoro, anche passare i controlli era diventata un’impresa estremamente difficile.
L’APERTURA DI RYANAIR
In mezzo al caos pisano e a pochi giorni dalla lettera choc che avvertiva i piloti di possibili sanzioni se avrebbero aderito all’agitazione, Ryanair ha improvvisamente aperto ai sindacati, accettando di incontrare i rappresentanti dei piloti. L’Anpac ha così subito annullato lo sciopero, chiedendo alla compagnia di fare la stessa cosa pure con i sindacati degli assistenti di volo. L’amministratore delegato Michael O’Leary, però, ha spiegato che il cambio di atteggiamento è dovuto al voler preservare i voli di Natale (più remunerativi, dato che le persone si spostano di più che negli altri periodi), visto che i sindacati avevano minacciato di scioperare. Ma «non è una concessione. È il minimo sindacale e non basta», ha chiosato il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda.
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