La manifestazione
Pisa sperimenta il bancomat per i Bitcoin
di Stefano Taglione
Ma l’acquisto via web resta quasi inaccessibile L’esperienza in salita del notaio di Livorno
4 MINUTI DI LETTURA
PISA. In un negozio di Pisa, da qualche anno, si possono comprare pure al Bancomat. Attraverso una macchina che funziona al contrario: preleva i contanti e versa i soldi su un conto. Non soldi veri, ma Bitcoin: la moneta virtuale che da settimane sta battendo ogni record. Negli ultimi giorni ha sfondato quota 19mila dollari, per essere poi scambiata fra i 15.500 e i 17.000. Valore altissimo se pensiamo che un anno fa un Bitcoin valeva 900 dollari, e nel 2010 meno di 5 centesimi. Una crescita che ha fatto diventare ricchi chi li ha venduti. Ma anche ha determinato crac improvvisi. Rispetto al Bitcoin il giudizio resta sospeso, tra gli entusiasti e i detrattori. Tra la prospettiva della “moneta globale” e i timori di una clamorosa e dolorosa bolla economica.
CHE COSA SONO I BITCOIN
Non esistono né monete di metallo, né banconote di carta. I Bitcoin - o criptovaluta o moneta digitale - sono custoditi in un portafoglio virtuale che si chiama “wallet” (portafoglio in inglese): il “wallet” si può aprire gratis su alcuni siti o – con conoscenze informatiche avanzate – si può creare e gestire da soli. Poi, portandoli come Coinbase.com permettono di operare sul mercato. Comprando e vendendo Bitcoin per euro e dollari. Ma la criptovaluta si può anche spendere per acquistare beni e servizi: un tempo solo sul Deep web (l’Internet sommerso, spesso sinonimo di illegalità) ma ultimamente anche su siti più tradizionali.
SOLDI CREATI CON UN PC
Di solito per battere una moneta esiste una zecca. Ma nel caso dei Bitcoin la zecca è un computer. Deve essere potentissimo perché per creare un Bitcoin servono calcoli matematici complessi. Per produrre ricchezza i computer devono risolvere enigmi e trovare una chiave crittografica. È il codice univoco che distingue una moneta dall’altra. Che la rende valida, come la filigrana nelle banconote. Una volta scoperta la chiave – ma occorrono centinaia, se non migliaia di euro, di energia elettrica – il portafoglio si riempirà dei primi Bitcoin. Non tutti possono farlo: ormai valgono talmente tanto che per produrli servono enormi reti di calcolo. E ogni volta che una moneta viene scambiata, passando su un altro portafoglio elettronico, la transazione viene salvata in un registro pubblico che si chiama Blockchain.
DOMANDA E OFFERTA
Nessuno gerstisce il registro. È un elenco di transazioni che si aggiorna ogni 10 minuti e contiene tutti i movimenti. Con i dati replicati in centinaia di server sparsi nel mondo. Ad alimentare chi compila i Blockchain – si chiamano “miners” – sono le commissioni (pagate in euro o Bitcoin) versate da chi li compra o li scambia. Infatti, non esiste alcuna banca o autorità centrale a influenzare il valore di un bitcoin: il valore della moneta digitale è affidato solo alle leggi della domanda e dell'offerta.
LA BOLLA SPECULATIVA
Sono in molti a parlare di bolla speculativa, dato che ogni giorno l’indice oscilla per migliaia di dollari. Secondo gli esperti è sintomo di un rischio che il valore possa crollare. Ed è già imprevedibile: non ha equilibri ed è privo di un’autorità centrale che ne regoli il mercato. Per alcuni un bene, per altri un male. Per gli esperti i Bitcoin possono diventare pericolosi per chi vi si affaccia senza saperne alcunché.
IL NOTAIO LIVORNESE
Fra gli studiosi (pur scettici) della criptovaluta c’è un professionista livornese, il notaio
Mario Miccoli, presidente del Banco di Lucca e del Tirreno. Segue da mesi le quotazioni del cosiddetto oro digitale e giorni fa ha provato a comprarlo su Coinbase, il portale che la scorsa settimana non ha retto al traffico ed è andato in tilt. Il sito californiano non ha accettato, però, la patente di guida del notaio. Per operare sul mercato bisogna farsi identificare. Coinbase, per verificare la patente di Miccoli, ha impiegato quasi un pomeriggio.
«NON C’È ALCUN CONTROLLO»
Secondo il notaio re «non è vero che nei Bitcoin non ci sono intermediari, perché quei siti già lo sono». Se facciamo «un parallelismo con le banche – continua Miccoli – da una parte (con i Bitcoin) troviamo un intermediario garantito dal sistema del Blockchain, sperando che non trovi mai il modo di falsificare le operazioni. Dall’altra parte, mi riferisco alle banche, ho il controllo dello Stato e delle autorità centrali, anche se quanto accaduto in Italia ci dimostra che la sicurezza non esiste mai».
A PISA C’È UN BANCOMAT
Da giugno 2014, in un negozio pisano, c’è un Bancomat di Bitcoin. È all’entrata del Computer Shop, in via Guidiccioni, a Ghezzano. A gestirlo Fausto Soriani, sistemista dell’università di Pisa, divulgatore della criptovaluta e fondatore del sito bitcoinatm.it. «C’è un limite giornaliero di 500 euro – spiega Soriani – e ho installato la macchina a scopo promozionale, visto che sulle transazioni di piccola entità le commissioni da pagare alla rete si mangiano tutto il guadagno. Vorrei solo sensibilizzare sul fatto che per pagare esiste anche un metodo alternativo». Il rischio bolla, per lui, c’è. «Il valore è cresciuto perché molti li stanno comprando – dice – ma è chiaro che all’improvviso possono anche calare, perché in un anno siamo passati da 900 dollari a 19mila. Mi sento sereno sull’efficacia del sistema: dietro non c’è un padrone, ma una comunità di sviluppatori. Non c’è il rischio che qualcuno si svegli e cambi le regole del gioco».
CHE COSA SONO I BITCOIN
Non esistono né monete di metallo, né banconote di carta. I Bitcoin - o criptovaluta o moneta digitale - sono custoditi in un portafoglio virtuale che si chiama “wallet” (portafoglio in inglese): il “wallet” si può aprire gratis su alcuni siti o – con conoscenze informatiche avanzate – si può creare e gestire da soli. Poi, portandoli come Coinbase.com permettono di operare sul mercato. Comprando e vendendo Bitcoin per euro e dollari. Ma la criptovaluta si può anche spendere per acquistare beni e servizi: un tempo solo sul Deep web (l’Internet sommerso, spesso sinonimo di illegalità) ma ultimamente anche su siti più tradizionali.
SOLDI CREATI CON UN PC
Di solito per battere una moneta esiste una zecca. Ma nel caso dei Bitcoin la zecca è un computer. Deve essere potentissimo perché per creare un Bitcoin servono calcoli matematici complessi. Per produrre ricchezza i computer devono risolvere enigmi e trovare una chiave crittografica. È il codice univoco che distingue una moneta dall’altra. Che la rende valida, come la filigrana nelle banconote. Una volta scoperta la chiave – ma occorrono centinaia, se non migliaia di euro, di energia elettrica – il portafoglio si riempirà dei primi Bitcoin. Non tutti possono farlo: ormai valgono talmente tanto che per produrli servono enormi reti di calcolo. E ogni volta che una moneta viene scambiata, passando su un altro portafoglio elettronico, la transazione viene salvata in un registro pubblico che si chiama Blockchain.
DOMANDA E OFFERTA
Nessuno gerstisce il registro. È un elenco di transazioni che si aggiorna ogni 10 minuti e contiene tutti i movimenti. Con i dati replicati in centinaia di server sparsi nel mondo. Ad alimentare chi compila i Blockchain – si chiamano “miners” – sono le commissioni (pagate in euro o Bitcoin) versate da chi li compra o li scambia. Infatti, non esiste alcuna banca o autorità centrale a influenzare il valore di un bitcoin: il valore della moneta digitale è affidato solo alle leggi della domanda e dell'offerta.
LA BOLLA SPECULATIVA
Sono in molti a parlare di bolla speculativa, dato che ogni giorno l’indice oscilla per migliaia di dollari. Secondo gli esperti è sintomo di un rischio che il valore possa crollare. Ed è già imprevedibile: non ha equilibri ed è privo di un’autorità centrale che ne regoli il mercato. Per alcuni un bene, per altri un male. Per gli esperti i Bitcoin possono diventare pericolosi per chi vi si affaccia senza saperne alcunché.
IL NOTAIO LIVORNESE
Fra gli studiosi (pur scettici) della criptovaluta c’è un professionista livornese, il notaio
Mario Miccoli, presidente del Banco di Lucca e del Tirreno. Segue da mesi le quotazioni del cosiddetto oro digitale e giorni fa ha provato a comprarlo su Coinbase, il portale che la scorsa settimana non ha retto al traffico ed è andato in tilt. Il sito californiano non ha accettato, però, la patente di guida del notaio. Per operare sul mercato bisogna farsi identificare. Coinbase, per verificare la patente di Miccoli, ha impiegato quasi un pomeriggio.
«NON C’È ALCUN CONTROLLO»
Secondo il notaio re «non è vero che nei Bitcoin non ci sono intermediari, perché quei siti già lo sono». Se facciamo «un parallelismo con le banche – continua Miccoli – da una parte (con i Bitcoin) troviamo un intermediario garantito dal sistema del Blockchain, sperando che non trovi mai il modo di falsificare le operazioni. Dall’altra parte, mi riferisco alle banche, ho il controllo dello Stato e delle autorità centrali, anche se quanto accaduto in Italia ci dimostra che la sicurezza non esiste mai».
A PISA C’È UN BANCOMAT
Da giugno 2014, in un negozio pisano, c’è un Bancomat di Bitcoin. È all’entrata del Computer Shop, in via Guidiccioni, a Ghezzano. A gestirlo Fausto Soriani, sistemista dell’università di Pisa, divulgatore della criptovaluta e fondatore del sito bitcoinatm.it. «C’è un limite giornaliero di 500 euro – spiega Soriani – e ho installato la macchina a scopo promozionale, visto che sulle transazioni di piccola entità le commissioni da pagare alla rete si mangiano tutto il guadagno. Vorrei solo sensibilizzare sul fatto che per pagare esiste anche un metodo alternativo». Il rischio bolla, per lui, c’è. «Il valore è cresciuto perché molti li stanno comprando – dice – ma è chiaro che all’improvviso possono anche calare, perché in un anno siamo passati da 900 dollari a 19mila. Mi sento sereno sull’efficacia del sistema: dietro non c’è un padrone, ma una comunità di sviluppatori. Non c’è il rischio che qualcuno si svegli e cambi le regole del gioco».
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