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Ecco i computer che producono cripto-valuta

Ecco i computer che producono cripto-valuta

Un negozio di Ghezzano crea i “miners”, i pc che “battono” tutti i soldi virtuali, da Ripple a Peercoin

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PISA. Servono a produrre i soldi virtuali. E fanno tutto da sole. Da sette a 40 euro al giorno a seconda dell’investimento e della quotazione monetaria del momento, ammesso naturalmente che si riesca a capitalizzare. Altrimenti, in mano, rimane solo un pugno di mosche.

Da Pisa – la capitale italiana di Internet – arrivano anche i computer che battono moneta. Zecche virtuali per criptovalute simili ai Bitcoin, ma meno diffuse: Litecoin, Namecoin, Peercoin, Primecoin e Ripple. Questi alcuni dei loro nomi. Le macchine per produrle – si chiamano “miners” – vengono assemblate e vendute al Computer Shop di Ghezzano, in via Guidiccioni. È lo stesso negozio dove all’ingresso, dal giugno del 2014, c’è il Bancomat dei Bitcoin. «Abbiamo iniziato a settembre – spiega Fausto Soriani, sistemista dell’università di Pisa ed esperto di monete virtuali – dopo il boom che ha interessato un po’ tutte le criptomonete. Non sono solamente i Bitcoin ad aver incrementato il valore nell’ultimo periodo: anche le altre. Per i Bitcoin, invece, ci sono stati così tanti investimenti da produrre delle schede integrate molto più efficienti di quelle video».

Per tutte le altre, appunto, basta un pc zeppo di schede video. «L’investimento iniziale – sottolinea Soriani – può andare dai 3.000 ai 13.000 euro e, stando alle quotazioni attuali, si ripaga in 10-24 mesi». Il computer calcola e, ora dopo ora, trova le chiavi crittografiche necessarie per poter utilizzare le monete. È lo stesso funzionamento dei Bitcoin. «Solo che ogni volta si può decidere quale criptovaluta produrre a seconda della quotazione – sostiene il sistemista dell’università di Pisa – quindi si ha ampia scelta e, se una non risulta più conveniente, si può passare a un’altra».

Diversificare. È la parola d’ordine di Soriani. Anche se c’è sempre un aspetto da considerare: il costo dell’energia. «Le macchine consumano dai 500-600 watt ai 2,5 kilowatt e il costo dell’elettricità può incidere anche per il 60%. Dipende dal contratto di fornitura, dall’uso dei pannelli solari, da tanti fattori. Ma per le criptovalute – conclude l’esperto – è fondamentale l’andamento del mercato. Più cresce il valore, più convengono. Solo che ogni giorno tutto può cambiare». (s.t.)

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