Il Tirreno

Toscana

Scuola caos, rabbia per il gelo in classe

di Alfredo Faetti
Scuola caos, rabbia per il gelo in classe

Disagi e proteste in tutta la Toscana per i riscaldamenti che non funzionano: mancano i soldi per la manutenzione

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Al freddo e al gelo quest’anno non c’è solo la stalla di Betlemme, ma anche molte scuole toscane. Da Prato alla Maremma passando per Empoli, Pisa e Lucca, diversi istituti non hanno retto l’arrivo dell’inverno, tra accensioni delle caldaie arrivate in ritardo e mancate manutenzioni agli impianti, rendendo impossibile il regolare svolgersi delle lezioni al primo consistente calo delle temperature. Così, sono stati centinaia gli studenti costretti a saltare uno o più giorni di scuola, disertando le aule. Un problema non semplice da risolvere, perché la competenza fa capo a due livelli statali poco in sintonia tra loro: le Province, sempre più a corto di risorse, e il governo centrale. E mentre le istituzioni discutono tra di loro, gli studenti scendono in piazza.

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La protesta a Empoli. “Educazione siberiana”, si leggeva ieri mattina in uno degli striscioni esposti dai ragazzi del liceo Pontormo di Empoli, capeggiati nella manifestazione direttamente dal loro preside. Invivibile a livello umano. Qua oltre al guasto sembra esserci anche la beffa, perché il sistema di riscaldamento dell’istituto non solo non riscalda l’ambiente, ma in alcuni momenti butta fuori aria fredda. «Sono sceso in piazza perché la situazione è incredibile – spiega il preside Tommaso Bertelli – Ci sono classi con 8 gradi, altre arrivano a 5 o 6 gradi. I ragazzi negli ultimi giorni hanno retto stando in aula con guanti, sciarpe e cappotti, ma non ne possono più».

Non è una situazione nuova al Pontormo, liceo scientifico e di scienza umane. «Sono anni che va avanti così – spiega una rappresentante di classe – È una situazione invivibile a livello umano». Eccoli allora i ragazzi per strada con striscioni, trombette e cori, fiancheggiati dal preside e dal corpo docente, a testimoniare una condizione insopportabile. «La vostra buona scuola ci fa stare al freddo», recitava un altro striscione, riferito alla Città Metropolitana di Firenze che è la prima competente per la manutenzione nelle scuole.

Non dipende da noi. Le Province, tutte, la conoscono fin troppo bene questa situazione. Ma se fino a una ventina di giorni fa i problemi potevano passare sotto traccia, l’arrivo del freddo ha messo in risalto tutte queste carenze. La conosce bene la Provincia di Pisa, ad esempio, che lunedì ha visto quattrocento studenti (su seicento iscritti) dell’istituto di istruzione superiore Santoni lasciare la scuola prima del entrare al suono della campanella per le temperature gelide in classe. La legge prevede un minimo di 18 gradi: al Santoni ce n’erano 15. Il perché? Le caldaie non potevano essere accese durante il week end e quando è arrivato il lunedì, la scuola era troppo fredda per essere scaldata in una sola mattinata.

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«Non dipende da noi», ha spiegato Maurizio Berni, collaboratore del dirigente scolastico. Dipende dalla Provincia, appunto. Anche quella lucchese conosce bene la situazione, dove giovedì gli studenti dell’istituto tecnico industriale hanno messo in scena un sit in davanti Palazzo Ducale contro il gelo delle aule. Un problema che ha riguardato anche il liceo musicale Sant’Agostino e le scuole primarie di Collodi. Anche a Prato, a fine novembre, i termosifoni sono finiti ko in una scuola elementare, la Salvo D’Acquisto di Tavola, con i genitori pronti a protestare rifiutandosi di mandare i propri figli in classe. Tornando poi alle superiori, anche a Orbetello, in Maremma, gli studenti del liceo linguistico Domenico Galluzzo hanno deciso di disertare le lezioni. Un riassetto mai arrivato.

Province paralizzate. «In un periodo di così grande incertezza per questo ente, reperire risorse così importanti non è affatto facile», spiega Antonfrancesco Vivarelli Colonna, presidente della Provincia di Grosseto, riassumendo la posizione dei suoi colleghi delle altre zone. Fa capo a loro, alle Province, la manutenzione e il funzionamento dei sistemi di riscaldamento nelle scuole. Solo che questi enti, prima svuotati di competenze dalla riforma Delrio, poi in procinto di sparire con il referendum del 4 dicembre 2016 e infine sopravvissuti ma senza una rotta ben precisa, hanno i bilanci ridotti all’osso. Magari riescono a intervenire nell’emergenza, ma quasi mai riescono a prevenirla.

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«Lavoro enorme». «La situazione in cui versano molte se non tutte le scuole però è così preoccupante che abbiamo voluto impegnarci in maniera significativa – continua Vivarelli Colonna - Il lavoro da fare è enorme, vastissimo, complicato: solo con una reale inversione di rotta nella considerazione degli enti provinciali da parte di Regione e governo si riuscirà a garantire la sicurezza dei nostri ragazzi, oltre che la qualità degli spazi di apprendimento».

Il gap istituzionale. Ma qui il gap istituzionale si manifesta in tutta la sua complessità: la Regione, che con le Province ha un dialogo, non ha competenza in materia; il governo, che ha competenza, non ha dialogo. «Va trovato un nuovo riassetto tra questi due livelli», spiega l’assessore regionale all’Istruzione Cristina Grieco, che prima della carica in giunta era un dirigente scolastico. «Noi come Regione prevediamo stanziamenti fino al 40 per cento nel prossimo triennio per l’edilizia scolastica, cercando di colmare il gap, ma riguarderà ammodernamenti anti sismici e simili, non manutenzione delle caldaie e carburante – conclude l’assessore – È una questione che deve essere risolta a livello nazionale: prima si è creduto che le Province dovessero sparire con il referendum, ma non è andata così e questi enti sono rimasti svuotati di risorse. Va trovato un riassetto». E mentre le istituzioni discutono, i ragazzi stanno in classe con sciarpe e berretti.
 

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