Gioco
I ragazzacci della lirica sul palco del Carlo Felice: 168 anni (in due) e una lezione d'ironia
Il regista Rolando Panerai (93 anni) e il baritono Leo Nucci (75 anni) scherzano come ragazzini davanti al pubblico che acclama il loro Rigoletto
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Attenti a quei due. I ragazzacci della lirica. Bravi e impertinenti, al punto di fregarsene dell’anagrafe. Di trasformare, davvero, lo spazio e soprattutto il tempo in una dimensione della coscienza. O del pentagramma. O di quello che vi pare. Purché alle recite vi presentiate, puntuali, a Genova, al teatro Carlo Felice, a vederli sguazzare nella musica, il loro mare naturale: uno dietro le quinte, uno sul palco. Due eterni bambini (buon per loro) insieme nel Rigoletto: Rolando Panerai toscanissimo a 93 anni mette a riposo (per il momento) la voce da baritono e cura la regia dell’opera. Visto che c’è, anche le scene.
Il ruolo del protagonista è per l’amico (baritono) Leo Nucci, il Rigoletto più famoso al mondo. Come Panerai è stato il Gianni Schicchi più applaudito: a ciascuno il suo. Date all’età ciò che l’età richiede. Nucci ha “solo” 75 anni. Nel 2016 alla Scala si è concesso in scioltezza un bis di "Sì, Vendetta" (diretto da un toscano giovinetto, l’ultracinquantenne Nicola Luisotti). E ora ha impegni fino al 2020. Oltre non è voluto andare. Più per scaramanzia che per età. Perché per loro, gli inossidabili della lirica, non è mai troppo tardi per nulla. Panerai, tanto per capirci, a 75 anni, ha girato La Traviata con Metha: produzione record trasmessa in 125 Paesi.
Mercoledì 6 dicembre, a Genova, alla prima de Il Rigoletto, i due amici non si sono risparmiati. Nucci bissa (a grande richiesta), di nuovo “Sì, vendetta”, come se un anno non fosse neppure passato dalle recite della Scala. Del resto, che cos’è per il baritono che si prepara a riaffrontare il ruolo a Parma, dove, tornerà a gennaio, proprio con Rigoletto? Al Regio già lo aspettano, visto che manca da cinque anni. E magari potrebbe presentarsi in compagnia dell’amico Panerai che, dietro le quinte del Carlo Felice, dopo la prima (acclamata) gigioneggia: “Mica ho più 93 anni, ormai sono 94”. E strizza l’occhio birichino, al direttore artistico del teatro, il livornese Giuseppe Acquaviva. Volle, fortissimamente volle, il baritono. No, i due baritoni, che, agli applausi finali, si dedicano un siparietto: imitazioni reciproche, sberleffi, zoppie e perfino scambio di bastone. Perché l’amicizia è anche questo: sostenersi fino in fondo. E anche dopo, quando la recita è finita.
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