Il dolore
Ok alla scorciatoia per varare lo scudo
di Ilaria Bonuccelli
Sì all’iter veloce alla Camera per la riforma del telemarketing Poi il testo tornerà in Senato. Incombe la fine della legislatura
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ROMA. L’annuncio è arrivato ieri nel primo pomeriggio. Lo ha dato Michele Meta, presidente della commissione Trasporti e Telecomunicazioni alla Camera. È una delle due commissioni assegnatarie della riforma del telemarketing aggressivo. L’altra è la commissione Attività produttive presieduta da Guglielmo Epifani. La decisione c’è, ma manca ancora la carta: il governo ha dato parere positivo all’iter accelerato per la legge– scudo contro le chiamate commerciali indesiderate. Ci ha messo un po’ (due settimane) ma alla fine il parere favorevole è arrivato.
Si tratta di un passo importante perché consente alle due commissioni di votare subito la legge (senza passare dall’aula) che consentirà a tutti gli abbonati italiani dotati di un telefono – fisso o mobile – di difendersi dalle chiamate commerciali indesiderate iscrivendosi al Registro delle Opposizioni: oggi questo non è possibile, come denuncia da oltre un anno Il Tirreno con la sua campagna. È permesso solo a chi ha un numero fisso, oltretutto pubblicato in un elenco telefonico: meno del 2% delle numerazioni assegnate che sono 117 milioni.
La riforma del Registro delle Opposizioni, in discussione grazie alla campagna del Tirreno, cerca di rimediare (almeno in parte) a questa mancanza di difesa dal telemarketing aggressivo. A questo punto, con il via libero del governo all’iter veloce per votare la legge, siamo vicini a ottenere uno scudo dalle chiamate moleste. Vicini ma non vicinissimi. Il procedimento, infatti, non è ancora concluso. E il peggior nemico della riforma, in questo momento, è il tempo: la scadenza della legislatura. Sciolte le Camere, infatti, decade tutto il lavoro portato avanti e i risultati ottenuti finora. A che punto siamo, dunque?
Siamo a questo punto: la legge che estende la protezione dal telemarketing aggressivo è stata approvata dal Senato il 2 agosto 2017. Poi a settembre è arrivata alla Camera. Qui è stata ritoccata – su pressione anche dei sindacati – ma in accordo con il Senato per «salvaguardare i posti di lavoro (circa 25mila) degli operatori dei call center». Per accelerare la procedura, è stato chiesto l’iter veloce: il voto in sede deliberante, senza passare dall’aula di Montecitorio. Il voto “veloce” è appena stato autorizzato dal Governo, dopo aver sentito 6 ministeri. Il fatto, però, è che l’autorizzazione deve arrivare nero su bianco. Ieri la lettera ancora non c’era. Fino a quando non c’è la presidenza della Camera non può annunciare il voto della legge in sede deliberante. Per ieri pomeriggio nessun deputato era certo che l’autorizzazione scritta potesse arrivare. Non arrivando, si slitta alla prossima settimana. Perdere giorni, in finale di legislatura può rivelarsi mortale per una legge così delicata. Infatti ora c’è il ponte dell’Immacolata e quindi per qualche giorno le Camere non si riuniscono. Si salta direttamente al prossimo mercoledì o giovedì. Per la metà della prossima settimana le due commissioni competenti sono già convocate e i relatori della legge – Michele Mognato (Mdp) e Lorenzo Basso (Pd) – sono pronti a mettere la riforma del telemarketing all’ordine del giorno. Il presidente Meta al Tirreno ha dichiarato che i deputati sono in grado di votare l’atto «in cinque minuti».
Ma poi l’atto deve tornare al Senato. Infatti le modifiche per salvaguardare i posti di lavoro, per quanto concordate con Palazzo Madama e con la competente commissione – come ricorda il presidente Epifani – ha modificato il testo originale. E quindi serve un nuovo voto al Senato. La commissione Lavori pubblici di Palazzo Madama, presieduta da Altero Matteoli (FI), è favorevole all’iter veloce (come la prima volta, in prima lettura). Ma per farlo deve raccogliere le firme dei senatori che confermino la volontà di tutti a saltare voto e discussione in aula.
Questa procedura, però, non si può attivare prima di avere in mano il testo votato dalla Camera. Quindi la burocrazia (legittima) della democrazia si sovrappone ai tempi di fine legislatura. E di voto della legge di Bilancio. Solo uno sforzo reale confermerà la volontà di votare questa legge. E di voler liberare gli abbonati dalle chiamate moleste. E dalle truffe che si portano dietro. Malgrado i rallentamenti di questo ultimo mese. Che, stavolta, hanno nomi e volti precisi.
Si tratta di un passo importante perché consente alle due commissioni di votare subito la legge (senza passare dall’aula) che consentirà a tutti gli abbonati italiani dotati di un telefono – fisso o mobile – di difendersi dalle chiamate commerciali indesiderate iscrivendosi al Registro delle Opposizioni: oggi questo non è possibile, come denuncia da oltre un anno Il Tirreno con la sua campagna. È permesso solo a chi ha un numero fisso, oltretutto pubblicato in un elenco telefonico: meno del 2% delle numerazioni assegnate che sono 117 milioni.
La riforma del Registro delle Opposizioni, in discussione grazie alla campagna del Tirreno, cerca di rimediare (almeno in parte) a questa mancanza di difesa dal telemarketing aggressivo. A questo punto, con il via libero del governo all’iter veloce per votare la legge, siamo vicini a ottenere uno scudo dalle chiamate moleste. Vicini ma non vicinissimi. Il procedimento, infatti, non è ancora concluso. E il peggior nemico della riforma, in questo momento, è il tempo: la scadenza della legislatura. Sciolte le Camere, infatti, decade tutto il lavoro portato avanti e i risultati ottenuti finora. A che punto siamo, dunque?
Siamo a questo punto: la legge che estende la protezione dal telemarketing aggressivo è stata approvata dal Senato il 2 agosto 2017. Poi a settembre è arrivata alla Camera. Qui è stata ritoccata – su pressione anche dei sindacati – ma in accordo con il Senato per «salvaguardare i posti di lavoro (circa 25mila) degli operatori dei call center». Per accelerare la procedura, è stato chiesto l’iter veloce: il voto in sede deliberante, senza passare dall’aula di Montecitorio. Il voto “veloce” è appena stato autorizzato dal Governo, dopo aver sentito 6 ministeri. Il fatto, però, è che l’autorizzazione deve arrivare nero su bianco. Ieri la lettera ancora non c’era. Fino a quando non c’è la presidenza della Camera non può annunciare il voto della legge in sede deliberante. Per ieri pomeriggio nessun deputato era certo che l’autorizzazione scritta potesse arrivare. Non arrivando, si slitta alla prossima settimana. Perdere giorni, in finale di legislatura può rivelarsi mortale per una legge così delicata. Infatti ora c’è il ponte dell’Immacolata e quindi per qualche giorno le Camere non si riuniscono. Si salta direttamente al prossimo mercoledì o giovedì. Per la metà della prossima settimana le due commissioni competenti sono già convocate e i relatori della legge – Michele Mognato (Mdp) e Lorenzo Basso (Pd) – sono pronti a mettere la riforma del telemarketing all’ordine del giorno. Il presidente Meta al Tirreno ha dichiarato che i deputati sono in grado di votare l’atto «in cinque minuti».
Ma poi l’atto deve tornare al Senato. Infatti le modifiche per salvaguardare i posti di lavoro, per quanto concordate con Palazzo Madama e con la competente commissione – come ricorda il presidente Epifani – ha modificato il testo originale. E quindi serve un nuovo voto al Senato. La commissione Lavori pubblici di Palazzo Madama, presieduta da Altero Matteoli (FI), è favorevole all’iter veloce (come la prima volta, in prima lettura). Ma per farlo deve raccogliere le firme dei senatori che confermino la volontà di tutti a saltare voto e discussione in aula.
Questa procedura, però, non si può attivare prima di avere in mano il testo votato dalla Camera. Quindi la burocrazia (legittima) della democrazia si sovrappone ai tempi di fine legislatura. E di voto della legge di Bilancio. Solo uno sforzo reale confermerà la volontà di votare questa legge. E di voler liberare gli abbonati dalle chiamate moleste. E dalle truffe che si portano dietro. Malgrado i rallentamenti di questo ultimo mese. Che, stavolta, hanno nomi e volti precisi.
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