Il Tirreno

Toscana

«Ci vietano nuovi vigneti». Il governo frena lo sviluppo

di Lara Loreti
La tavola rotonda sul vino all'Accademia dei Georgofili a Firenze
◗
La tavola rotonda sul vino all'Accademia dei Georgofili a Firenze

I grandi marchi del vino attaccano lo Stato e l’Europa: regole asfissianti. «Le istituzioni ci lasciano soli. In Cina stracciati dai francesi, ma non molliamo»

3 MINUTI DI LETTURA





[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.16194281:Video:https://video.gelocal.it/iltirreno/locale/vino-burocrazia-lenta-e-regole-asfissianti-il-governo-ci-aiuti/93245/94808]]

FIRENZE. Gli imprenditori del vino ci sono. Tanti, motivati, pronti a investire, in Italia e all’estero. Anche le regole ci sono. Ma sono troppe, complicate, spesso contraddittorie. Leggi, tassazioni e balzelli, sia nazionali, sia comunitari sia internazionali, rappresentano spesso dei lacci all’espansione della produzione e dell’export. Lo dicono gli stessi produttori vinicoli, protagonisti venerdì 1 dicembre di un convegno su "Sviluppo e barriere al commercio internazionale del vino: Ue-Russia-Cina", organizzato da Foragri, il fondo nazionale per la formazione in agricoltura, all’Accademia dei Georgofili a Firenze. «Il modo migliore per implementare le esportazioni sono gli accordi bilateriali tra i Paesi, Cina e Russia in primis - riflette Piero Antinori, presidente onorario dell’omonima storica azienda di famiglia, ramificata in tante realtà produttive non solo italiane, con un export pari al 70% del fatturato - Non va dimenticato però che un grosso freno viene anche dall’interno, e mi riferisco al blocco degli impianti di nuovi vigneti. Il regolamento comunitario pone dei limiti, frenando di fatto la produzione e ostacolando lo sviluppo del nostro settore. Ciò vuol dire perdita di ettari vitati e quindi di posti di lavoro. E questo oggi non ha più senso. Per non parlare, restando in Italia, del mancato o cattivo utilizzo di fondi comunitari destinati alla promozione dei nostri vini all’estero».

[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.16194284:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.16194284:1652387991/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Se si parla di contraddizioni legislative, un altro esempio emerge dalle parole di Lamberto Frescobaldi, patron della storica azienda vinicola di famiglia, che esporta in 95 Paesi nel mondo: «Qualsiasi vino, se viene spumantizzato nel nostro Paese, diventa italiano. Spesso siamo di fronte a complicazioni eccessive anche in Europa: ai tempi del Mercato europeo comune si parlava una lingua uniforme, oggi con l’Ue a 28, ognuno vuole dire la sua e impone delle regole, che così si moltiplicano».Rincara la dose Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini (Uiv): «Quest’anno come Italia non abbiamo potuto usare i fondi dell’Organizzazione comune dei mercati (Ocm) per la promozione all’estero del vino, bloccati per delle diatribe. E per la prima volta vediamo rallentare l’incremento dell’export». «La situazione è paradossale: davanti al successo del vino italiano, e anche europeo se consideriamo Francia e Spagna, ci troviamo davanti all’assoluta assenza delle istituzioni - ha detto Davide Gaeta, professore dell’Università di Verona, produttore di Amarone e membro dell’Accademia della vite e del vino - Il sistema delle imprese si muove da solo in assenza di una concreta politica di negoziazione internazionale che abbia ottenuto vantaggi effettivi. Questo vale sia per l’Ue sia per il nostro governo». Per Gaeta, «le barriere che in passato erano principalmente tariffarie adesso sono anche di tipo tecnico: standard, certificazioni e controlli rendono onerosa l’esportazione aggravando le imprese di costi aggiuntivi».

[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:1.16121857:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2017/11/15/news/il-giro-del-mondo-in-cinque-etichette-1.16121857]]

E soprattutto in Cina, l’Italia ha perso un treno importante, lasciando campo libero alla Francia. «Mentre il nostro Paese si muoveva in ordine sparso, affidando la promozione alle singole Regioni, la Francia procedeva compatta - riflette Frescobaldi - In Cina ovunque c’è la coccarda francese, mentre noi siamo rimasti indietro». Lo conferma la vice console cinese a Firenze Zhou Haiyan che ha affermato di aver conosciuto e apprezzato i vini italiani solo una volta arrivata in Toscana. La soluzione sta nel facilitare gli accordi bilaterali, come stanno facendo Cile e Australia, avanguardie del nuovo mondo del vino. Ottimista sulla Cina Silvana Ballotta di Business strategies: «Le distanze con i competitor si mantengono ampie, ma fa ben sperare che il prezzo medio del vino italiano in Cina cresca».

Una spinta alle esportazioni può arrivare dal mondo dell’università. È la proposta di Valentina Nikolaevna Ivanova, rettora dell’università di tecnologia e gestione delle imprese alimentari “K. G. Razumovskogo” di Mosca, presente all’incontro sul mondo del vino venerdì 1 dicembre a Firenze, insieme con altri docenti di atenei europei. «Bisogna sviluppare gli scambi tra gli studenti, tra viticoltori e sommelier. È quello che stiamo già facendo con la Germania. Vanno anche migliorate la tecnologia e la comunicazione: i vostri prodotti sono eccellenti e il nostro Paese grande, non ci sono solo Mosca e San Pietroburgo. Noi siamo disponibili». Un assist colto con favore dai produttori italiani.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore