La manifestazione
l’ex iena da tempo ha fatto coming out
«Gli emigrati sono più conservatori»
di Stefano Taglione
L’attore Shi Yang Shi: «In Cina sugli omosessuali più passi avanti»
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LIVORNO. «Da quel che vedo, negli ultimi anni, in tema di tolleranza la Cina ha fatto dei passi in avanti: ho notato, infatti, diversi programmi televisivi e prodotti video legati al mondo Lgbt (acronimo che sta per lesbiche, gay, bisessuali e transgender ndr). A questo punto, forse, penso che siano i cinesi emigrati all’estero a essere più conservatori di quelli rimasti in patria. Ciò che è accaduto a Modena, se le autorità inquirenti dovessero confermarlo, è qualcosa di atroce».
Shi Yang Shi, 38 anni, nel ’99 è partito da Jinan – metropoli da sette milioni di abitanti e capitale della provincia di Shandong – alla volta di Milano. Attore, scrittore ed ex Iena di Italia 1, da tempo (quando era già in Italia) non senza difficoltà ha deciso di fare coming out, dichiarando la sua omosessualità. Una decisione che in Cina sarebbe stata ancor più irta di ostacoli. «Ora, per esempio – sottolinea l’attore, che ha da poco pubblicato il libro “Cuore di seta. La mia storia italiana made in China”, edito da Mondadori – ci sono persone come Li Yinhe, che è un’accademica di scienze sociali molto attiva nelle battaglie per i diritti Lgbt».
Ma ciò che è accaduto a Modena, e che ha visto protagonisti dei giovanissimi di Prato, riporta la mente di Shi Yang Shi ai periodi più cupi. A ciò che lui (e nessuno) vorrebbe mai più vedere. «Sono doppiamente costernato – spiega l’ex inviato de Le Iene – in quanto l’episodio, se le indagini dovessero confermare quanto è stato riferito, mi tocca da un lato in qualità di cinese, dall’altro come componente della comunità Lgbt. Non posso far altro che attendere ciò che diranno i magistrati e, se il movente ha a che vedere con l’omofobia, credo che sia il momento che la società italiana e quella cinese si diano da fare per sostenere sotto il profilo psicologico le seconde generazioni di emigrati che sono minoranze».
Minoranze, dice Shi Yang Shi. Si riferisce a quelle «sessuali e religiose – precisa – perché non possiamo allarmarci solo quando c’è di mezzo un morto, come in questo caso». La non accettazione del diverso va combattuta. E quei passi in avanti che con fatica vengono fatti in Cina, devono allargarsi a tutta la comunità orientale. Anche quella che risiede all’estero, in Italia ad esempio. E a Prato. «Mi chiedo, nel frattempo, cosa stiano facendo le istituzioni nazionali– è l’interrogativo dell’attore – per incentivare l’apprendimento su temi come la sessualità, la prevenzione dell’Hiv e la prostituzione. Bisogna intervenire subito».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Shi Yang Shi, 38 anni, nel ’99 è partito da Jinan – metropoli da sette milioni di abitanti e capitale della provincia di Shandong – alla volta di Milano. Attore, scrittore ed ex Iena di Italia 1, da tempo (quando era già in Italia) non senza difficoltà ha deciso di fare coming out, dichiarando la sua omosessualità. Una decisione che in Cina sarebbe stata ancor più irta di ostacoli. «Ora, per esempio – sottolinea l’attore, che ha da poco pubblicato il libro “Cuore di seta. La mia storia italiana made in China”, edito da Mondadori – ci sono persone come Li Yinhe, che è un’accademica di scienze sociali molto attiva nelle battaglie per i diritti Lgbt».
Ma ciò che è accaduto a Modena, e che ha visto protagonisti dei giovanissimi di Prato, riporta la mente di Shi Yang Shi ai periodi più cupi. A ciò che lui (e nessuno) vorrebbe mai più vedere. «Sono doppiamente costernato – spiega l’ex inviato de Le Iene – in quanto l’episodio, se le indagini dovessero confermare quanto è stato riferito, mi tocca da un lato in qualità di cinese, dall’altro come componente della comunità Lgbt. Non posso far altro che attendere ciò che diranno i magistrati e, se il movente ha a che vedere con l’omofobia, credo che sia il momento che la società italiana e quella cinese si diano da fare per sostenere sotto il profilo psicologico le seconde generazioni di emigrati che sono minoranze».
Minoranze, dice Shi Yang Shi. Si riferisce a quelle «sessuali e religiose – precisa – perché non possiamo allarmarci solo quando c’è di mezzo un morto, come in questo caso». La non accettazione del diverso va combattuta. E quei passi in avanti che con fatica vengono fatti in Cina, devono allargarsi a tutta la comunità orientale. Anche quella che risiede all’estero, in Italia ad esempio. E a Prato. «Mi chiedo, nel frattempo, cosa stiano facendo le istituzioni nazionali– è l’interrogativo dell’attore – per incentivare l’apprendimento su temi come la sessualità, la prevenzione dell’Hiv e la prostituzione. Bisogna intervenire subito».
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