La manifestazione
A Pisa la Torre d’oro
di Stefano Taglione
Uno spot in piazza dei Miracoli? «Fino a 300.000 euro»
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PISA. «Uno spot televisivo con la Torre di Pisa? Se viene trasmesso sui circuiti internazionali, a chi ne detiene i diritti, può fruttare fino a 300.000 euro. Il monumento, in questo caso, diventa un testimonial. E come tale viene retribuito».
La sentenza del tribunale di Firenze sul divieto di uso ai fini commerciali dell’immagine del David di Michelangelo, ha aperto una strada. Una strada «dove l’Italia ha solo da guadagnare», sottolinea l’esperto pubblicitario Klaus Davi. Su tutte le opere d’arte: non è un caso che il direttore della Galleria degli Uffizi, Eike Schmidt, abbia chiesto di fare lo stesso anche con la Venere di Botticelli. E perché no, con la Torre di Pisa? Nel tempo è stata protagonista di numerosi spot: quello televisivo di Unieuro (siamo nel 2002) con il poeta Tonino Guerra, la stampa su una delle schede telefoniche della vecchia Sip più rare e preziose di sempre, una puntata dei Simpson, la sigla della famosissima serie tv “The Big Bang Theory”. Ma un copyright, per fortuna, già c’è.
UN’IMMAGINE “PROTETTA”
Passaggi televisivi, stampe su carta, plastica e puzzle: tutto si porta dietro lauti compensi. Che incassa l’Opera della Primaziale pisana, la onlus per la tutela e la valorizzazione di piazza dei Miracoli, dal 1987 patrimonio mondiale dell’umanità dell’Unesco. «Chi vuole utilizzare l’immagine della Torre e degli altri monumenti della piazza – spiega Gianluca De Felice, segretario generale dell’Opera della primaziale pisana – deve inviarci una richiesta scritta, altrimenti possiamo adire le vie legali. In passato ci sono stati casi in cui abbiamo dovuto mettere di mezzo gli avvocati per far valere i nostri diritti. Ma per fortuna non siamo mai arrivati allo scontro in tribunale».
Ma davvero si possono incassare fino a 300.000 euro per uno spot televisivo che raffigura la Torre? De Felice preferisce non entrare nei dettagli. «Dipende da mille fattori, non esiste un tariffario – sostiene il segretario generale dell’Opera – e in passato abbiamo anche respinto proposte interessanti, semplicemente perché a nostro parere non veicolavano un messaggio pubblicitario corretto, consono al prestigio della Torre. È proprio questo il punto: per ogni progetto che riceviamo, apriamo un’istruttoria d’intesa con la Chiesa, visto che la Torre è il campanile del Duomo, e insieme valutiamo se dare l’ok oppure no».
SPOPOLANO I GADGET
Un’altra questione riguarda i gadget. Si trovano dappertutto: sulle bancarelle di piazza Manin, subito fuori dalle mura dal lato di via Bonanno, ma anche dai tantissimi venditori abusivi che popolano i dintorni della Torre. È legale – per chi naturalmente ha la licenza commerciale – guadagnare con i prodotti che raffigurano il monumento pisano? «È una risposta impossibile da dare, ma è così dappertutto, non solo a Pisa – continua De Felice – Noi, in ogni caso, non esercitiamo alcun controllo sui gadget, non abbiamo mai chiesto i diritti a chi li vende e non abbiamo intenzione di farlo in futuro». Libertà di gadget. La pensa allo stesso modo Klaus Davi. «Inutile massacrare i poveri commercianti – dice – piuttosto concentriamoci sullo sfruttamento dell’immagine, anche se ho seri dubbi che la sentenza del tribunale di Firenze resista all’appello o alla Cassazione. È giusto che un’azienda italiana, che già versa le tasse nel nostro Paese, paghi l’uso commerciale della Torre come le multinazionali straniere? Io farei loro uno sconto».
APRE IL NEGOZIO UFFICIALE
In ogni caso, all’interno del museo di piazza dei Miracoli ora in fase di ristrutturazione, aprirà un negozio ufficiale. Dove si venderanno anche i famosi gadget. «Io però non li chiamerei gadget ufficiali – sostiene De Felice – perché è una definizione che nella pratica non esiste. Cosa è ufficiale? Noi, anche quando venderemo le torri di cera o i prodotti simili, non vieteremo a nessun altro di fare la stessa cosa. Sarebbe assurdo: è giusto che ognuno resti libero di vendere le proprie creazioni o quelle di qualcun altro».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La sentenza del tribunale di Firenze sul divieto di uso ai fini commerciali dell’immagine del David di Michelangelo, ha aperto una strada. Una strada «dove l’Italia ha solo da guadagnare», sottolinea l’esperto pubblicitario Klaus Davi. Su tutte le opere d’arte: non è un caso che il direttore della Galleria degli Uffizi, Eike Schmidt, abbia chiesto di fare lo stesso anche con la Venere di Botticelli. E perché no, con la Torre di Pisa? Nel tempo è stata protagonista di numerosi spot: quello televisivo di Unieuro (siamo nel 2002) con il poeta Tonino Guerra, la stampa su una delle schede telefoniche della vecchia Sip più rare e preziose di sempre, una puntata dei Simpson, la sigla della famosissima serie tv “The Big Bang Theory”. Ma un copyright, per fortuna, già c’è.
UN’IMMAGINE “PROTETTA”
Passaggi televisivi, stampe su carta, plastica e puzzle: tutto si porta dietro lauti compensi. Che incassa l’Opera della Primaziale pisana, la onlus per la tutela e la valorizzazione di piazza dei Miracoli, dal 1987 patrimonio mondiale dell’umanità dell’Unesco. «Chi vuole utilizzare l’immagine della Torre e degli altri monumenti della piazza – spiega Gianluca De Felice, segretario generale dell’Opera della primaziale pisana – deve inviarci una richiesta scritta, altrimenti possiamo adire le vie legali. In passato ci sono stati casi in cui abbiamo dovuto mettere di mezzo gli avvocati per far valere i nostri diritti. Ma per fortuna non siamo mai arrivati allo scontro in tribunale».
Ma davvero si possono incassare fino a 300.000 euro per uno spot televisivo che raffigura la Torre? De Felice preferisce non entrare nei dettagli. «Dipende da mille fattori, non esiste un tariffario – sostiene il segretario generale dell’Opera – e in passato abbiamo anche respinto proposte interessanti, semplicemente perché a nostro parere non veicolavano un messaggio pubblicitario corretto, consono al prestigio della Torre. È proprio questo il punto: per ogni progetto che riceviamo, apriamo un’istruttoria d’intesa con la Chiesa, visto che la Torre è il campanile del Duomo, e insieme valutiamo se dare l’ok oppure no».
SPOPOLANO I GADGET
Un’altra questione riguarda i gadget. Si trovano dappertutto: sulle bancarelle di piazza Manin, subito fuori dalle mura dal lato di via Bonanno, ma anche dai tantissimi venditori abusivi che popolano i dintorni della Torre. È legale – per chi naturalmente ha la licenza commerciale – guadagnare con i prodotti che raffigurano il monumento pisano? «È una risposta impossibile da dare, ma è così dappertutto, non solo a Pisa – continua De Felice – Noi, in ogni caso, non esercitiamo alcun controllo sui gadget, non abbiamo mai chiesto i diritti a chi li vende e non abbiamo intenzione di farlo in futuro». Libertà di gadget. La pensa allo stesso modo Klaus Davi. «Inutile massacrare i poveri commercianti – dice – piuttosto concentriamoci sullo sfruttamento dell’immagine, anche se ho seri dubbi che la sentenza del tribunale di Firenze resista all’appello o alla Cassazione. È giusto che un’azienda italiana, che già versa le tasse nel nostro Paese, paghi l’uso commerciale della Torre come le multinazionali straniere? Io farei loro uno sconto».
APRE IL NEGOZIO UFFICIALE
In ogni caso, all’interno del museo di piazza dei Miracoli ora in fase di ristrutturazione, aprirà un negozio ufficiale. Dove si venderanno anche i famosi gadget. «Io però non li chiamerei gadget ufficiali – sostiene De Felice – perché è una definizione che nella pratica non esiste. Cosa è ufficiale? Noi, anche quando venderemo le torri di cera o i prodotti simili, non vieteremo a nessun altro di fare la stessa cosa. Sarebbe assurdo: è giusto che ognuno resti libero di vendere le proprie creazioni o quelle di qualcun altro».
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