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Toscana

«La spa pubblica è un’eccezione»

«La spa pubblica è un’eccezione»

Rifiuti, l’Ato Costa replica ai sindaci “ribelli” del Pd contrari alla privatizzazione

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LIVORNO. «Un’eccezione». La gestione pubblica (totalmente pubblica) della raccolta e smaltimento rifiuti «rappresenta un’eccezione» rispetto a una società mista. Magari con un privato al 45% come quella che si tenta di costruire (dal 2011) per gestire il servizio sulla costa, da Carrara all’Elba. Questo scrive Franco Borchi, direttore dell’Ato Toscana costa al sindaco di Camaiore, Alessandro Del Dotto, uno dei sindaci “disertori” del Pd. I sindaci che si battono contro la privatizzazione della società unica della raccolta della spazzatura.

LA GUERRA DEI RIFIUTI

Quella di Borchi sembra una lettera di pace, in vista dell’incontro previsto in Versilia giovedì. In realtà è una lettera (spedita a 101 Comuni e alla Regione) che rischia di ampliare la frattura all’interno del “consorzio” fra gli enti locali che non trovano un accordo per la gestione unitaria dello smaltimento dei rifiuti. E che non riescono a dare gambe alla società unica della spazzatura, Reti Ambiente. La società C’è, ma non è operativa. E ora rischia pure il commissariamento proprio perché non riesce a decollare. Oltretutto una settimana fa 17 sindaci del Pd, per la maggior parte renziani hanno fatto saltare la riunione dell’Ato, l’assemblea dei Comuni della Costa che decide le strategie dello smaltimento dei rifiuti. Doveva votare modifiche al piano regionale dei rifiuti. Invece nulla.

LA SOCIETÀ PARALIZZATA

Per questo Borchi (oltre che il Pd) ha chiesto alla Regione di intervenire. Di esercitare «i poteri sostitutivi». Di attivare la procedura per commissariare l’ente viste le «persistenti difficoltà di funzionamento dell’assembla che impediscono in termini ragionevoli di condurre a termine i procedimenti per l’affidamento del servizio al gestore unico».

GARA ANNULLATA:

TEMPI TROPPO LUNGHI

Tanto basta (ed è bastato) a suscitare le ire di Del Dotto e degli altri ribelli. Ma Borchi non fa retromarcia. Neppure di fronte ai sindaci che lo accusano di interferire in decisioni che non gli spettano e che competono alla politica, come valutare se la società di gestione dei rifiuti debba essere pubblica o privata. Tanto più che la gara per la selezione del socio privato è stata annullata. Il direttore di Ato, però, replica piccato: «L’annullamento «d’ufficio della gara è stato disposto per l’eccessivo tempo trascorso» fra la riapertura dei termini (febbraio 2014) per la presentazione delle manifestazioni di interesse e le date di presentazione delle offerte da parte dei concorrenti. «La prosecuzione della gara appare confliggere coi principi di celerità e concentrazione delle procedure di gara».

CONSULENZA TECNICA

OBBLIGATORIA

Inoltre - aggiunge Borchi - l’assemblea - ha il compito di scegliere fra società pubblica o mista, ma il direttore deve fornire «il supporto tecnico. Il direttore, se è estraneo alla valutazione sulla scelta dei modelli di società, non è estraneo alla verifica di legittimità delle società». E se i Comuni vogliono fare retromarcia sul socio privato, deve votare un nuovo atto in assemblea. Poi- insiste Borchi nella lettera - la scelta della società pubblica deve essere motivata tenendo conto «dei benefici per la collettività, degli obiettivi di economicità, efficienza e qualità del servizio». Senza dimenticarsi che la gestione pubblica obbliga all’attivazione del “controllo analogo congiunto”, un controllo identico a quello che un Comune esercita sui propri uffici. Con la differenza - spiega Borchi - che il controllo (e relativo potere di veto) viene esercitato da 101 Comuni . Con rischio reale di paralisi della società di gestione del servizio.

SOCIETÀ PUBBLICA

UN’ECCEZIONE

Non a caso, il manager cita una sentenza del Tar secondo la quale la gestione in house rappresenta un’eccezione rispetto alla «regola generale dell’affidamento (del servizio) a terzi selezionati con gara a evidenza pubblica». Questo accade sia a livello nazionale che a livello europeo. (i.b.)

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