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Profugo fermato dalla polizia: «So di aver sbagliato, chiedo scusa»

Profugo fermato dalla polizia: «So di aver sbagliato, chiedo scusa»

Parla il profugo fermato dalla polizia. Ha promesso al prete che non lo rifarà

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RAMINI (PISTOIA). Per arrivarci bisogna percorrere una viuccia di campagna stretta e tortuosa, di quelle in cui in curva è bene suonare il clacson perché lo specchio stradale non è sufficiente. La chiesa di San Niccolò si trova proprio di fronte al circolo Arci; intorno un grande prato verde. Lì a Ramini (Pistoia), accanto alla canonica, sorge uno dei due centri di accoglienza gestiti da don Massimo Biancalani (l’altro è a Vicofaro) dove alloggiano una quindicina di richiedenti asilo, per lo più nigeriani. Tra loro c’è anche God Isgood, il giovane di 25 anni del Biafra (accanto alla Nigeria) arrestato venerdì dalla squadra mobile con quasi 10 grammi di marijuana, secondo la polizia suddivisa in dosi pronte per essere vendute, e con circa 260 euro in contanti. Quando bussiamo alla porta della struttura, all’interno c’è una decina di ragazzi. A loro chiediamo come hanno vissuto l’arresto del loro amico, cosa ne pensano. Domandiamo anche di poter parlare con il 25enne.

«NON LO FARÒ PIÙ»

Lui indugia, quasi si nasconde dietro i compagni, tra quelle mura che finalmente lo fanno sentire sicuro. Poi trova coraggio e si fa avanti. «Sono io il ragazzo che è stato fermato dalla polizia – dice in inglese – Avevo con me della droga, ma non l’ho venduta a nessuno, la uso solo per me. Ho iniziato a fumare in Libia...». In realtà, per la polizia, quella roba era pronta per essere ceduta. Il ragazzo, oltre ad avere dei soldi con sé, nel letto teneva un bilancino. Lui però insiste: «Sono pentito e mi sono scusato con don Massimo, non lo farò più». God è orfano e fino a due anni fa è stato nella sua terra, il Biafra, luogo difficile, pieno di tensioni sociali ed etniche, dove non è facile vivere, soprattutto per un cattolico che non ha famiglia. Da là il 25enne è scappato. E dopo aver attraversato mezza Africa con auto di fortuna e mille espedienti, è approdato in Libia. «Lì ho vissuto un momento difficile», dice a mezza bocca mentre stringe i capelli, con un ciuffo biondo, tra le dita. Poi, un anno e mezzo fa, su un barcone ha raggiunto la Sicilia, quindi Pistoia. Più volte mentre parla e mostra pentimento, God si copre il volto con le mani: «Mi dispiace tanto». Affranti anche gli amici del 25enne. «Questa storia ci rattrista – dice Kingsley Francis, 26 anni nigeriano, anche lui ospite del centro– Don Massimo di prende cura di noi, ci aiuta: siamo la sua famiglia e lui è la nostra».

INTERVENTO SPROPORZIONATO

A quella stessa porta, del centro di via di Ramini, l’altro giorno, dopo aver fermato God, hanno bussato anche i poliziotti della questura di Pistoia, per perquisire i locali, a caccia di droga. Un controllo svolto con le unità cinofile nel corso del quale, oltre al bilancino di precisione, è spuntato un trita marijuana (oggetti sequestrati). «Sono venuti con il Nucleo cinofili di Bologna, un intervento sproporzionato rispetto al caso specifico – dice don Massimo – Peraltro non sono state trovate sostanze stupefacenti».

UN’ALTRA CHANCE

Ma don Massimo avrebbe accolto lo stesso quel profugo che avesse saputo che spacciava o che comunque aveva dei problemi con la droga? «Noi siamo una comunità religiosa – risponde il sacerdote – E anche di fronte a una persona fragile, le nostre porte sono aperte. Ma certamente gli avremmo chiesto di non prestarsi più a queste esperienze, come questo ragazzo ci ha promesso. Ha capito il suo errore, è pentito. Bisogna capire l’umanità di queste persone: lui è cattolico e orfano, e nella vita ha patito molto. In Libia ha passato di tutto, è una persona difficile, va compresa. Noi non abbandoniamo nessuno, prendiamo dalla strada le persone scartate, anche dalle cooperative, per dare loro un’altra chance». (l. l.)

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