Il Tirreno

Toscana

Neve dopo la sete

di Tiziana Gori
Neve dopo la sete

Piste piene sulla montagna “graziata” dal meteo 

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ABETONE. Era dal 1979 che il comprensorio di Abetone non garantiva l’apertura degli impianti prima del 20 novembre. Un bicchiere di vino bianco nel rifugio dell’Ovovia è il modo che scelgono per augurarsi una stagione coi fiocchi gli impiantisti Andrea Formento e Giampiero Danti, e il neo sindaco di Abetone – Cutigliano, Diego Petrucci. Calici in alto e l’annuncio che anche oggi lo skipass giornaliero sarà scontato del 30% (a 25 euro).

Impianti aperti. Ai venti centimetri della prima perturbazione del 7 novembre, altri 50-60 centimetri di neve si sono aggiunti nei giorni successivi. Decine di persone si sono messe al lavoro tra Abetone, Doganaccia e Val di Luce per sistemare le piste, e tre giorni fa ecco la conferma: impianti quasi tutti aperti per il fine settimana, senza bisogno di ricorrere alla neve artificiale dei cannoni.

Gli sciatori che salgono sulle cabine dell’Ovovia riconoscono Danti (ex sindaco di Abetone) e lo salutano: «Bravi, belle piste. Si comincia presto quest’anno, eh? Speriamo di andare avanti fino a Pasqua». I primi appassionati si affacciano alla biglietteria alle 8, ma è dalle 11 che decine di lamine di sci tagliano la coltre bianca e compatta in una danza giocosa. E se ieri hanno fatto la parte del leone soprattutto i toscani (da Lucca, Firenze, Pisa, Prato) per l’inaugurazione ufficiale della stagione – l’8 dicembre – è lecito attendersi un “parco – sportivi” di provenienza più ampia.

Questo pazzo meteo. C’è voglia di neve, tanta. Tre anni in cui gli appassionati l’hanno vista dalle feste di Natale in poi hanno lasciato il segno. Tre anni in cui il turismo bianco ha sofferto, e gli operatori economici si sono ritrovati all’angolo del ring come pugili suonati. Anni di scarsissime precipitazioni e ben oltre i tempi utili per garantire un giro d’affari buono. Poi l’estate 2017: secca, tanto da creare ovunque problemi di siccità. Un settembre abbastanza piovoso da far sperare in un autunno in grado di compensare la calura estiva, e un ottobre che ha, al contrario, di nuovo sparigliato le carte: «Tra i più secchi degli ultimi cento anni – conferma Giorgio Bartolini, metereologo del Lamma – L’anomalia è la perdurante siccità, non la nevicata di metà novembre. All’Abetone deve nevicare a novembre. Se non lo fa per niente, come negli ultimi due anni, è anomalo». E cita esempi di tempi in cui parlare a ragion veduta di cambiamenti climatici era ancora prematuro: «Nel 1915 nevicò il 12 ottobre a Firenze dopo un’estate molto calda. Non è normale – prosegue – che i ghiacciai si stiano ritirando da 30 anni, oppure che nello stesso periodo di fine estate si formino 8 cicloni sul Golfo del Messico tutti ugualmente pericolosi. Ma la nevicata forte a novembre ci si può attendere, anche dopo un periodo lungo di stabilità e mitezza».

Quella di metà novembre sull’Appennino toscano è stata «una perturbazione particolarmente fortunata. L’aria fredda si è gettata nel Mediterraneo occidentale attraverso la Francia, formando un minimo di pressione molto profondo sottovento alle Alpi. Il che ha favorito il contrasto tra correnti miti e umide marittime, richiamate dal minimo, e l’aria molto fredda al seguito. Con solo la perturbazione da nord, senza aria mite, veniva solo freddo senza nevicare».

Gli impiantisti abetonesi hanno pochi dubbi sulla possibilità di riuscire a tenere aperto d’ora in poi. Il sindaco Petrucci sta preparando un ponte dell’Immacolata ricco di appuntamenti, non solo sportivi. Gli esperti augurano il meglio (turisticamente parlando) ma predicano prudenza: «I sistemi di alta e bassa pressione in Europa nei prossimi 10 giorni non prevedono nevicate importanti – afferma Bartolini – Anzi, le temperature sono destinate ad aumentare. Con un nuovo periodo di alta pressione e stabilità c’è la possibilità che gran parte della neve caduta sulle piste si sciolga». E senza che la colonnina di mercurio scenda a zero gradi i cannoni sparaneve non possono entrare in azione.

Montagna come opportunità. «La montagna deve essere vissuta come un’opportunità, anche rispetto al cambiamento climatico – commenta Andrea Formento – Ci sono un sacco di risorse potenzialmente da sfruttare. Soluzioni per mitigare gli effetti del cambiamento climatico: grandi bacini che potrebbero costituire un’importante risorsa idrica in estati di siccità, pale eoliche per catturare l’energia elettrica e fornire energia... Le leggi attuali sono penalizzanti, sopra i 1000 metri sulle Alpi e i 1200 metri sugli appennini i vincoli rendono difficilissimo parlare di progetti e costituiscono un deterrente per chiunque voglia investire».

Danti va con la mente al parco eolico che doveva sorgere 15 anni fa alla Doganaccia: «Non siamo riusciti a crearlo per vincoli ambientali e paesaggistici. Come per gli invasi, mentre nelle regioni a statuto speciale del Nord Italia hanno realizzato laghi immensi. Più vicino, abbiamo l’esempio di Sestola, dov’è stato così risolto il problema idrico quest’estate. A Madonna di Campiglio c’è un lago da 200mila metri cubi, importante sì per l’innevamento e per rendere sciabile l’arco alpino ma anche come riserva idrica. Non scordiamoci che dalle nostre parti sono circolate le botti quest’estate».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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