Il Tirreno

Toscana

Chiedono asilo e spacciano: Pistoia diventa un caso - Video

di Lara Loreti
Don Massimo Biancalani con un gruppo di migranti
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Don Massimo Biancalani con un gruppo di migranti

Hashish e marijuana, otto arrestati in 15 giorni: Don Biancalani: «Sarà perché ora c’è la destra?»

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PISTOIA. Spaccio e immigrazione. Otto arresti e sette denunce in quindici giorni a Pistoia: la polizia passa in rassegna i parchi della città. Ferma i sospetti, perquisisce, verbalizza. E nel corso del lavoro emerge un dato: 11 indagati dei 15 totali sono profughi e 8 arrestati su 8. Scoppia la polemica. Non si parla più solo di sicurezza, siamo di fronte a un caso politico. Soprattutto perché uno dei giovani sorpresi con la droga è un richiedente asilo, di quelli ospitati a Ramini, alla periferia di Pistoia, nella struttura gestita da don Massimo Biancalani, il sacerdote dell’accoglienza. Non è tutto. Un altro dei ragazzi arrestati è un profugo ospite di un centro pistoiese gestito dalla Misericordia. E ce n’è anche un terzo, alloggiato in un’altra struttura per migranti all’Abetone. Il dato fa riflettere. E poco importa se in tutto la polizia sequestra un etto tra hashish e marijuana. La bolla è scoppiata.

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LA SCIA DI POLEMICHE

Esulta la destra, Matteo Salvini sbeffeggia su facebook don Biancalani, definendolo «il parroco “anti-razzista” amante del bagnetto coi profughi», riferendosi alla gita in piscina che il sacerdote organizzò lo scorso agosto come premio per un gruppo di migranti che aveva svolto un lavoro per la chiesa. Il sindaco Alessandro Tomasi, dal canto suo, sottolinea l’importanza di combattere il fenomeno dello spaccio che a Pistoia: «È tornata la droga in piazze dove era sparita, è per questo che da quando mi sono insediato ho lavorato per intensificare i controlli della polizia municipale, in collaborazione con la questura». Il tutto mentre don Massimo Biancalani si sgola a predicare l’accoglienza «che va oltre il singolo episodio» e a evidenziare che il suo operato è in perfetta linea con il messaggio di apertura di Papa Francesco.

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MIGRANTI PUSHER?

Ma davvero a Pistoia spacciano solo o quasi i profughi? Oppure, come sostiene qualcuno, «sono stati presi di mira»? Lo abbiamo chiesto al capo della squadra mobile della polizia, Antonio Fusco, coordinatore dei servizi antispaccio in cui sono finiti in manette 6 africani del Gambia e due nigeriani. «Non so dire perché tra gli arrestati ci sia una prevalenza di migranti – dice l’investigatore – noi prendiamo atto di ciò che troviamo. E valutiamo le cose secondo la legge, indipendentemente dalla nazionalità». Tuttavia, parlando in generale di legami tra etnie e reati, Fusco aggiunge che a Pistoia e Montecatini storicamente ci sono fette del mercato della droga connesse a gruppi di extracomunitari provenienti da Nigeria e Gambia. Il poliziotto spiega anche che le dimensioni del fenomeno sono limitate: «Non c’è un’emergenza droga a Pistoia. Qui siamo di fronte a microspaccio di sostanze “leggere”. La presenza di questi movimenti, concentrati in due aree verdi (piazza della Resistenza e il parco di Monteoliveto) ha urtato la sensibilità di cittadini che hanno fatto degli esposti. Noi siamo consapevoli che lo spaccio può aprire le porte ad aggressioni, furti e così via. E quindi abbiamo preferito intervenire subito per prevenire altri problemi. Prova ne è che in queste due settimane abbiamo contestato casi di spaccio di lieve entità, per i quali c’è difficoltà a ottenere una misura di custodia cautelare, ma vogliamo comunque scoraggiare i malintenzionati».

NESSUNO È IN CARCERE

Degli otto arrestati, quattro sono in attesa che il giudice decida: di questi due sono ai domiciliari (uno è il profugo ospite di don Massimo e l’altro è alloggiato presso il centro della Misericordia), un terzo è tornato nel centro dell’Abetone e ha l’obbligo di presentazione alle forze dell’ordine, mentre il quarto è in carcere solo perché senza dimora. Altri due hanno l’obbligo di firma e gli ultimi due il divieto di ritorno nel Comune di Pistoia.

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SICUREZZA E POLITICA

Ma quanto c’entra la politica con questi controlli? «Non c’è alcun legame, noi facciamo il nostro lavoro», dice il capo della Mobile. «Non ho niente in mano per dire che ci sia una connessione tra questi arresti e l’insediamento della destra al potere cittadino, anche se la tentazione di pensarlo ci sarebbe – dice Biancalani – In questi giorni le reazioni politiche sono state vergognose e strumentali, soprattutto quella di Salvini. Ma voglio invitarlo a venire per un confronto».

PASTO E LETTO NON BASTANO

Intanto il primo cittadino pistoiese corre ai ripari: «Metteremo telecamere nuove in città, ingaggeremo poliziotti e carabinieri in pensione per segnalare i casi di spaccio e bandiremo un concorso per aumentare i vigili. Si parte con uno per arrivare a 5 – dice Tomasi – È chiaro che quando dei ventenni sono tenuti in centri di accoglienza senza riuscire a integrarsi, per un periodo lungo e indefinito, senza avere risposte rapide sullo status rifugiati, cadono in mano alla criminalità e si danno allo spaccio per mettere su qualche soldo. Il problema però è generale: non si può parlare di accoglienza solo dando un pasto e un posto letto, senza fare vera integrazione».
 

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