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Sospetti terroristi Isis restano a piede libero

Sospetti terroristi Isis restano a piede libero

Pisa: a due passi dalla Torre intercettati mentre inneggiano allo Stato islamico La procura a Torino chiede l’arresto di cinque giovani ma non si può procedere

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PISA. «Se andassimo a farci martiri in Siria sarebbe meglio». Altro che abbrutirsi in una stanza di un hotel a due passi dalla Torre davanti alle immagini delle milizie. Marwen Ben Saad era pronto al salto di qualità. Si era stufato dei post inneggianti alla jihad, dei “mi piace” con cui lui e gli amici omaggiavano i fratelli caduti in Siria sotto le insegne dello Stato Islamico. Loro, al contrario di lui e i ragazzi del gruppo rimasti in città, avevano lasciato la doppia vita, divisa fra le piazze della movida e dello spaccio pisano e la propaganda integralista con cui riempire il web. Wael e Kahalel si erano fatti «martiri», foreign fighters nelle file di Daesh. E adesso incitavano i compagni imbambolati di fronte ai video degli scontri fra esercito tunisino e milizie Isis a fare lo stesso. Le cimici del Ros dei carabinieri lo registrano mentre grida «viva lo Stato islamico, via la Tunisia» la sera del 7 marzo 2016. Marwen oggi è agli arresti domiciliari in un appartamento di Pisanova. La pena per una condanna per droga arrivata per lui e gli altri due tunisini a inizio ottobre. La procura di Torino li vorrebbe in carcere insieme a Bilel Tebini, oggi libero di scorrazzare fra la Mole e l’hinterland torinese. Li considera gli ultimi scampoli di una cellula terroristica impiantata in città da almeno tre anni di cui fanno (e facevano) parte giovani tunisini fra i 25 e i 29 anni.

Sette amici per la pelle. Insieme hanno frequentato la stessa scuola elementare in Tunisia. Insieme hanno raggiunto Torino e, per ottenere il permesso di soggiorno, si sono iscritti all’Università fingendosi studenti. Insieme si sono trasferiti a Pisa e hanno spacciato droga. E insieme, secondo le indagini dei carabinieri del Ros, hanno formato una cellula di terroristi collegata all’Isis. Tanto che due di loro sono morti in Siria combattendo per il Califfato. È da mesi che la procura di Torino desidera arrestare questo gruppo di giovani tunisini (hanno fra i 30 e i 25 anni). Lo scorso 10 novembre, dopo un batti e ribatti con il tribunale, il pm Andrea Padalino ha ottenuto la custodia cautelare in carcere. Ma le manette non possono ancora scattare e i cinque superstiti della compagnia, per il momento restano formalmente indagati a piede libero. Tre di loro sono agli arresti domiciliari per droga. Uno è stato espulso il 19 agosto 2016 per decisione del Ministero dell’Interno. Il quinto, che ancora risulta domiciliato nel centro di Torino, è senza pendenze. (m.n.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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