Il Tirreno

Toscana

Sfida di Rossi ai sindaci ribelli «Decida il voto»

di Donatella Francesconi

Ultimatum del governatore: tempi brevi o prefetti Il direttore di Ato costa invoca il commissario 

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LIVORNO. Sarà nuova assemblea di Ato rifiuti Costa Toscana, ed ormai è quasi una certezza. Lì i 17 sindaci del Pd che hanno firmato in questi giorni il documento per il no alla privatizzazione di Reti Ambiente, società destinata a diventare il gestore unico del servizio rifiuti, si giocheranno carte ed alleanze. Come da indicazione arrivata dal presidente della Regione, Enrico Rossi, in questi giorni convulsi nei quali è apparsa sulla scena della contesa anche un’ipotesi di commissariamento di Ato. «Se i sindaci intendono rimettere in discussione la scelta effettuata nel 2011 sono invitati a riunirsi, in tempi brevi e certi, in una nuova assemblea al fine di aggiornare le loro decisioni», è la parola del presidente Rossi, in un’apertura che è anche una sfida, come accade sul terreno della politica. Nell’assemblea – come si dice in Toscana – si conteranno i gambi. Ma se confronto e decisione non saranno, allora, «permanendo le inadempienze, scriveremo ai prefetti». Perché nel 2011, ricorda Rossi, decisione fu. E nel senso della parziale privatizzazione della società oggi interamente pubblica, alla quale i Comuni della costa (non tutti) hanno già conferito beni e azioni delle proprie società dei rifiuti. Con il risultato che – lo scrive Franco Borchi, direttore di Ato – «Reti ambiente capitalizza oltre 20 milioni di euro di fronte ai 120.000 euro di capitale iniziale».

Ed è questione, quella dei numeri di Reti Ambiente, che già da sola – anche senza sindaci “ribelli” – dà di che riflettere sulla Toscana che può tenere inattiva una società di queste dimensioni, pienamente capace di operare con uno schioccare di dita. Quanto costa questa inattività ai cittadini che proprio in questi giorni hanno pagato l’ultima rata della Tari?

Borchi, nella lettera a sindaci di Ato e Regione, chiede che Firenze valuti il commissariamento di Ato e che sia il commissario a procedere con la gara per arruolare il socio privato al 45%. Quella stesa gara che Borchi ha predisposto e poi annullato in zona Cesarini quando correva il gennaio scorso. Nel chiedere che si acceleri con l’ingresso del privato, Borchi sostiene che «gli affidamenti in house hanno natura eccezionale e nel caso di Ato Toscana Costa sono sostanzialmente impraticabili». Parola di advisor per i cui pareri Ato ha molto speso, ricorda il direttore.

Non si è fatta attendere la risposta di due dei 17 sindaci del fronte del no, Alessandro Del Dotto (Camaiore) e Luca Menesini (Capannori). «È poco consono al ruolo che riveste – scrive Del Dotto a Borchi – l’ingresso nel merito delle valutazioni politiche che competono all’assemblea e a questa soltanto. La scelta se restare nell’ambito della gestione interamente pubblica oppure avviarsi a una gestione privata non è obbligata dalla legge. E la privatizzazione è frutto di un vecchio indirizzo di oltre 6 anni fa, che fu scelta politica e non adempimento ad obbligo normativo». Come peraltro ha ricordato lo stesso Rossi.

«Borchi stia nel suo», sono le parole di Menesini: «Faccia il direttore e non faccia considerazioni». Il messaggio del sindaco di Capannori è anche per Rossi e sulla ventilata soluzione-prefetti: «La politica, se vuole, è sempre in grado di trovare una sintesi». Ancor più se in ballo c’è il diritto dei sindaci «di essere la voce dei cittadini nella gestione e controllo del sistema rifiuti» nel quale si vuole «un privato che non è un socio, ma un padrone».

Una fotografia delle scelte future così scattata per i Cinque stelle (la posizione è raccolta e spazzamento rimangano pubbliche, ai privati vada lo smaltimento) da Giacomo Giannarelli, vice presidente commissione ambiente del consiglio regionale: «Mentre i cittadini continueranno a bussare alle loro porte per lamentarsi della città sporca o della bolletta troppo salata, il Pd e il socio MdP – col bene placet del centrodestra – avranno tolto ai Comuni la possibilità di dare soluzioni efficaci e immediate, portando la stanza dei bottoni ben lontano dal loro controllo diretto».

Per il centro destra c’è in campo, sul tema, Massimo Mallegni, ex sindaco di Pietrasanta, Comune che ha recentemente presentato un esposto alla Procura di Lucca sulla questione, «perché le battaglie politiche nel consiglio di Ato non erano sufficienti. L’ho detto in quella sede e lo ripeto: siamo arrivati a questa situazione perché si insiste nel percorrere una strada che non è legale. I servizi essenziali devono restare pubblici. E io credo che sia davvero finito il tempo in cui i partiti si finanziavano con la cosa pubblica».

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