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Toscana

Il partner privato comanderebbe con il 45%

Il partner privato comanderebbe con il 45%

Nei documenti della società le regole di ingaggio del nuovo socio: sceglierà la governance e le tariffe

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LIVORNO. Diciassette sindaci del Pd spaccano il fronte dell’ingresso del socio privato in Reti Ambiente, società che raccoglierà e smaltirà la spazzatura sulla costa, da Massa a Livorno. Ecco un confronto per spiegare che cosa cambia per i cittadini avere una società unica di smaltimento interamente pubblica o partecipata da un socio privato forte (al 45% nel caso di Reti ambiente).

PRIVATIZZATA. Le bozze di patti parasociali e lo statuto di Reti Ambiente dettagliano cosa accadrà con l’ingresso del socio privato che esprimerà l’amministratore delegato, il quale avrà poteri di «determinazione e variazione delle tariffe o delle proposte di tariffa relative a ben e servizi della società» ed «elaborazione delle linee guida strategiche per la gestione della società».

Sui soci pubblici (i Comuni) graverà l’impegno perentorio a «far sì che i loro rappresentanti votino in conformità delle decisioni assunte dagli organi del patto in assemblea ordinaria e straordinaria della società», come si legge nelle bozze dei patti parasociali.

Ce n’è abbastanza, è la tesi del fronte del no, per ritrovarsi con un socio privato che conta il 45% ma di fatto comanda e decide su strategie, costi, conti, alleanze. Visto che l’amministratore delegato si occuperà anche di «contratti con i soci, con società da tali soci indirettamente controllate e comunque partecipate e/o con le loro controllanti o comunque società appartenenti allo stesso gruppo». Con il rischio della moltiplicazione degli appalti verso la rete privata composta di società spesso collegate tra loro.

La tesi del fronte del sì alla privatizzazione sostiene da sempre, invece, che il privato è necessario “perché porta gli impianti”. Ma se la strada deve essere “Rifiuti zero” c’è un risvolto indigesto ai privati: perché meno spazzatura prodotta, meno guadagni assicurati.

SOLO PUBBLICA. I sindaci che hanno deciso di dare battaglia per Reti Ambiente tutta pubblica puntano soprattutto su tre vantaggi che questa scelta comporterebbe. Il primo è di non confrontarsi «con la fame di dividendi che un privato sempre ha quando va ad approvare i bilanci» visto che non si entra in affari per fare beneficenza. La gestione dei rifiuti, invece, ha bisogno di investimenti continui per centrare l’obiettivo “Rifiuti zero”: la gestione dei rifiuti non deve gravare sulle tasche dei cittadini, ma deve servire a ridurre quanto si paga. In questo, insomma, devono essere impiegati i dividendi.

Il secondo è che a certi finanziamenti, in campo ambientale, si accede solo se le società sono pubbliche.

Infine, c’è l’elemento controlli: dai costi, agli appalti, alle infiltrazioni criminali (la Toscana è considerata ad alto rischio su questo fronte quando si tratta di rifiuti) i sindaci rivendicano di agire in proprio per intervenire sulla spesa sempre pronta a lievitare. (d.f.)



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