Lutto
Rifiuti ai privati, nel Pd si va alla conta E la Regione frena
di Ilaria Bonuccelli
I sindaci “disertori” pronti alla sfida nell’assemblea dell’Ato Rossi riconsidera la scelta. E domani la direzione regionale
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LIVORNO. «Contiamoci». Non arretrano i 17 sindaci “disertori” del Pd. Di fronte alla minaccia di scomunica rilanciano: «Vediamoci nell’assemblea dei 101 Comuni della costa. E votiamo». Scegliamo se far raccogliere i rifiuti sulla costa, da Pontremoli all’Elba (quasi 800mila tonnellate l’anno) a una società pubblica o a una società privata al 45%, come vuole il Pd regionale. Che ha sollecitato perfino la nomina di un commissario straordinario dei rifiuti. Senza fare bene i conti con la Regione, però. Perché il governatore Enrico Rossi, all’improvviso, frena sulla nomina. E invita i sindaci a mettersi d’accordo. Nell’assemblea dei Comuni che il Pd “ortodosso” sembra voler evitare. Ma che proprio il segretario provinciale del Pd, Lorenzo Bacci, può convocare come sindaco di Collesalvetti. E presidente dei 101.
Una ragione c’è. Il Pd liquida i sindaci “disertori” come “minoranza” che deve obbedire a una decisione assunta nel 2011 nell’assemblea dell’Ato Toscana Costa, il consorzio fra Comuni nato per avere un gestore unico della raccolta e smaltimento dei rifiuti. Ma - come fa presente il sindaco di Viareggio (ex Pd) Giorgio Del Ghingaro - con gli altri amministratori (di centrodestra e M5s) la minoranza diventa maggioranza. E allora addio alla società unica pubblica, ma con un socio privato al 45% . Reti Ambiente, insomma, può essere solo pubblica. O, comunque, può iniziare a operare come spa pubblica, valutando in seguito se «essere privatizzata e in quali quote. Ma prima di privatizzare - sottolinea Alessandro Del Dotto, sindaco di Camaiore - RA può accedere a fondi statali, europei, regionali per gli investimenti ». Anche per potenziare la raccolta differenziata - ricorda Luca Menesini, sindaco di Capannori. Proprio ieri Ato Costa ha inviato ai sindaci una mail per convocare una nuova assemblea. In discussione ci sarà, fra l’altro, lo schema di bilancio finanziario per il triennio 2018-2020. Nel bilancio c’è, appunto, un finanziamento regionale di 12,8 milioni per potenziare la raccolta dei rifiuti porta a porta e per i centri di raccolta dei rifiuti. Ma se Reti Ambiente non sarà ancora attiva, questi fondi resteranno inutilizzati. «Ecco perché - riprende Menesini - ci dobbiamo confrontare nell’assemblea dei Comuni. Sono rimasto molto sorpreso dai miei colleghi del Pd che si sono appellati alla Regione per risolvere una questione di natura amministrativa». «A meno che il Pd non voglia trasformare un problema amministrativo in una questione politica», polemizza Del Dotto.
Così sembra. Bacci e Massimiliano Sonetti, segretario provinciale del Pd di Pisa, accusano i sindaci “disertori” di campanilismo spinto, di voler difendere le piccole società locali di smaltimento dei rifiuti: «Nessuno può credere alla favola della società pubblica composta da 101 comuni, prospettiva che risulta in contrasto con una gestione industriale ed efficiente del servizio». I 17 sindaci del Pd ci credono. Anche Alessandro Volpi, di Massa. Spiega che proprio la maxi privatizzazione di RA ha finora frenato il conferimento delle società di smaltimento di Massa e Carrara (Asmiu e Amia) nella nuova spa. Oltre alla realizzazione a Peccioli (Pisa) di un impianto di trattamento dei rifiuti concorrente al Cermec di Massa. «Ma siamo pronti a portare in retiambiente le nostre aziende se si attiva RA come società pubblica. Con la diminuzione della produzione dei rifiuti, l’aumento della raccolta differenziata, la riduzione da 220 a 50 milioni degli investimenti, RA non ha più bisogno di un socio privato che funzioni da banca».
In compenso ci sono aziende private che aspirano a diventare socie di RetiAmbiente che, anche se inattiva capitaliza circa 20 milioni. «Io che sono renziano chiedo al mio partito perché si insista così tanto sulla privatizzazione spinta - dice Del Dotto - ma o stanno zitti o mi dicono che non devo fare domande». Del resto - rincara Del Ghingaro - il Pd «ha gestito questa faccenda assai male negli ultimi cinque anni. E che il presidente dell’Ato, Marco Filippeschi, sindaco di Pisa, non ha svolto il suo ruolo. Non ha parlato coi sindaci». Che è quello che ora invita a fare Rossi: «Prima di inviare le lettere ai prefetti (per commissariare l’Ato, ndr) se i sindaci intendono rimettere in discussione la scelta del 2011 (di privatizzare RetiAmbiente, ndr) sono invitati a riunirsi in tempi brevi, in una nuova assemblea, per aggiornare le loro decisioni». Se non lo faranno, allora scatterà il commissariamento. Forse quello che si aspetta il direttore dell’Ato. Ma prima, domani, ci sarà lo scontro al Pd. Alla direzione regionale convocata a Firenze.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Una ragione c’è. Il Pd liquida i sindaci “disertori” come “minoranza” che deve obbedire a una decisione assunta nel 2011 nell’assemblea dell’Ato Toscana Costa, il consorzio fra Comuni nato per avere un gestore unico della raccolta e smaltimento dei rifiuti. Ma - come fa presente il sindaco di Viareggio (ex Pd) Giorgio Del Ghingaro - con gli altri amministratori (di centrodestra e M5s) la minoranza diventa maggioranza. E allora addio alla società unica pubblica, ma con un socio privato al 45% . Reti Ambiente, insomma, può essere solo pubblica. O, comunque, può iniziare a operare come spa pubblica, valutando in seguito se «essere privatizzata e in quali quote. Ma prima di privatizzare - sottolinea Alessandro Del Dotto, sindaco di Camaiore - RA può accedere a fondi statali, europei, regionali per gli investimenti ». Anche per potenziare la raccolta differenziata - ricorda Luca Menesini, sindaco di Capannori. Proprio ieri Ato Costa ha inviato ai sindaci una mail per convocare una nuova assemblea. In discussione ci sarà, fra l’altro, lo schema di bilancio finanziario per il triennio 2018-2020. Nel bilancio c’è, appunto, un finanziamento regionale di 12,8 milioni per potenziare la raccolta dei rifiuti porta a porta e per i centri di raccolta dei rifiuti. Ma se Reti Ambiente non sarà ancora attiva, questi fondi resteranno inutilizzati. «Ecco perché - riprende Menesini - ci dobbiamo confrontare nell’assemblea dei Comuni. Sono rimasto molto sorpreso dai miei colleghi del Pd che si sono appellati alla Regione per risolvere una questione di natura amministrativa». «A meno che il Pd non voglia trasformare un problema amministrativo in una questione politica», polemizza Del Dotto.
Così sembra. Bacci e Massimiliano Sonetti, segretario provinciale del Pd di Pisa, accusano i sindaci “disertori” di campanilismo spinto, di voler difendere le piccole società locali di smaltimento dei rifiuti: «Nessuno può credere alla favola della società pubblica composta da 101 comuni, prospettiva che risulta in contrasto con una gestione industriale ed efficiente del servizio». I 17 sindaci del Pd ci credono. Anche Alessandro Volpi, di Massa. Spiega che proprio la maxi privatizzazione di RA ha finora frenato il conferimento delle società di smaltimento di Massa e Carrara (Asmiu e Amia) nella nuova spa. Oltre alla realizzazione a Peccioli (Pisa) di un impianto di trattamento dei rifiuti concorrente al Cermec di Massa. «Ma siamo pronti a portare in retiambiente le nostre aziende se si attiva RA come società pubblica. Con la diminuzione della produzione dei rifiuti, l’aumento della raccolta differenziata, la riduzione da 220 a 50 milioni degli investimenti, RA non ha più bisogno di un socio privato che funzioni da banca».
In compenso ci sono aziende private che aspirano a diventare socie di RetiAmbiente che, anche se inattiva capitaliza circa 20 milioni. «Io che sono renziano chiedo al mio partito perché si insista così tanto sulla privatizzazione spinta - dice Del Dotto - ma o stanno zitti o mi dicono che non devo fare domande». Del resto - rincara Del Ghingaro - il Pd «ha gestito questa faccenda assai male negli ultimi cinque anni. E che il presidente dell’Ato, Marco Filippeschi, sindaco di Pisa, non ha svolto il suo ruolo. Non ha parlato coi sindaci». Che è quello che ora invita a fare Rossi: «Prima di inviare le lettere ai prefetti (per commissariare l’Ato, ndr) se i sindaci intendono rimettere in discussione la scelta del 2011 (di privatizzare RetiAmbiente, ndr) sono invitati a riunirsi in tempi brevi, in una nuova assemblea, per aggiornare le loro decisioni». Se non lo faranno, allora scatterà il commissariamento. Forse quello che si aspetta il direttore dell’Ato. Ma prima, domani, ci sarà lo scontro al Pd. Alla direzione regionale convocata a Firenze.
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