Sicurezza
Coop: non siamo allo sbando sanato il 65% delle perdite
di Guido Fiorini
I vertici di Unicoop Tirreno commentano fiduciosi i dati del bilancio 2017 «Nessun trionfalismo ma i numeri dei primi nove mesi sono incoraggianti»
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PIOMBINO. La forza nei numeri. Piero Canova, direttore generale di Unicoop Tirreno, e grande appassionato di basket, usa il motto dei Golden State Warriors, squadra Nba, per descrivere il momento della cooperativa di consumo. In inglese è “strength in numbers”. Perché al di là della crisi, al di là dei foschi scenari disegnati dai sindacati, il 2017 sta invertendo la tendenza. Non c’è ancora da fare salti di gioia, del resto il primo utile nel piano triennale di rilancio è previsto nel 2019, ma a tutto settembre le vendite sono cresciute dello 0,7 e le previsioni confermano la tendenza per fine anno e il bilancio ha recuperato il 65% delle perdite rispetto al 2016. Il tutto senza licenziare nessuno, anche se, complessivamente, ci sono stati 246 esodi volontari.
In sede a Vignale, Unicoop ha presentato, ieri, i risultati dei primi 9 mesi dell’anno e tracciato il perimetro dell’applicazione dell’accordo del 9 maggio scorso. Oltre a Piero Canova c’era il presidente, Marco Lami: «Il piano di risanamento è triennale – dice quest’ultimo – e certo siamo di fronte a una corsa a ostacoli. Ma i primi numeri sono incoraggianti. Nessun trionfalismo, sia chiaro, ma è un errore dire che la cooperativa è allo sbando».
Anche il prestito sociale tiene, nei parametri previsti dalla Banca d’Italia: al momento ammonta a 702 milioni di euro e 218, dall’inizio dell’anno, sono stati restituiti ai soci, peraltro nei termini di 24 ore dalla richiesta, come prevede la legge.
«Noi siamo una cooperativa di consumo – spiega Canova – e quindi prima di tutto rispondiamo ai soci e ai soci prestatori, sono loro i proprietari dell’azienda. E i numeri dicono che abbiamo chiuso i primi 9 mesi dell’anno con +0,72% nelle vendite e la tendenza è confermata per fine anno, in linea con il piano industriale e con i gli impegni presi con le Cooperative finanziatrici. Un risultato che ci mette ai primi posti nel panorama nazionale della Gdo. E il passivo in bilancio si è ridotto del 65% rispetto al 2016. Questo in un contesto in cui paghiamo i fornitori a 30 o, al massimo, a 60 giorni». Numeri ottenuti, prima di tutto, con la gestione dei costi: «Bene le vendite, ma il risanamento va fatto prima di tutto riducendo i costi. La lista di quelli tagliati è lunghissima, ma per fare un esempio le auto aziendali sono passate da 200 a 130 e abbiamo rivisto i contratti per energia e manutenzioni». Poi sull’accordo del 9 maggio Canova è chiaro: «A oggi non abbiamo licenziato neppure un dipendente, quelli che sono usciti (246, ndr) lo hanno fatto solo per mobilità volontaria. È chiaro, però, che dobbiamo muovere i dipendenti dove c’è bisogno, perché il nostro obiettivo è vendere. Per quanto riguarda la Cassa integrazione in sede, l’accordo prevedeva l’estensione fino a 150 dipendenti e, al momento, ce ne sono solo 62».
Nel 2017 la Cooperativa ha chiuso 9 punti vendita di cui 4 in Toscana e 5 nel Lazio e tutti i dipendenti sono stati ricollocati in altre strutture di Unicoop. A Terracina la Cooperativa sta trattando la cessione ad altro operatore; la trattativa è in fase avanzata con l’obiettivo di salvaguardare l’occupazione dei dipendenti. E sono stati effettuati anche importanti interventi di ristrutturazione e rilancio di punti vendita sia in Toscana (Grosseto: via Inghilterra, Ribolla) che nel Lazio (Roma Casilino, Roma Eur, Colleferro, Acquapendente).
«Non si può risanare tenendo aperte strutture in pesante perdita. Adesso ce ne sono alcune “sotto osservazione”, ma faremo di tutto per rilanciarle, per evitare chiusure o cessioni».
Un altro tema molto discusso è quello delle esternalizzazioni: «Abbiamo fatto un esperimento in tre piccole pescherie del Lazio, che non andavano bene, lo stesso per il riassortimento notturno. Vediamo cosa porterà». E presto arriveranno nuove iniziative: «L’anno prossimo, in tutta la rete, proporremo contratti per luce a gas a prezzi vantaggiosi. Mentre il primo distributore a marchio Coop, a Grosseto, è nei primi 9 mesi dell’anno quello con i prezzi più bassi della città». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
In sede a Vignale, Unicoop ha presentato, ieri, i risultati dei primi 9 mesi dell’anno e tracciato il perimetro dell’applicazione dell’accordo del 9 maggio scorso. Oltre a Piero Canova c’era il presidente, Marco Lami: «Il piano di risanamento è triennale – dice quest’ultimo – e certo siamo di fronte a una corsa a ostacoli. Ma i primi numeri sono incoraggianti. Nessun trionfalismo, sia chiaro, ma è un errore dire che la cooperativa è allo sbando».
Anche il prestito sociale tiene, nei parametri previsti dalla Banca d’Italia: al momento ammonta a 702 milioni di euro e 218, dall’inizio dell’anno, sono stati restituiti ai soci, peraltro nei termini di 24 ore dalla richiesta, come prevede la legge.
«Noi siamo una cooperativa di consumo – spiega Canova – e quindi prima di tutto rispondiamo ai soci e ai soci prestatori, sono loro i proprietari dell’azienda. E i numeri dicono che abbiamo chiuso i primi 9 mesi dell’anno con +0,72% nelle vendite e la tendenza è confermata per fine anno, in linea con il piano industriale e con i gli impegni presi con le Cooperative finanziatrici. Un risultato che ci mette ai primi posti nel panorama nazionale della Gdo. E il passivo in bilancio si è ridotto del 65% rispetto al 2016. Questo in un contesto in cui paghiamo i fornitori a 30 o, al massimo, a 60 giorni». Numeri ottenuti, prima di tutto, con la gestione dei costi: «Bene le vendite, ma il risanamento va fatto prima di tutto riducendo i costi. La lista di quelli tagliati è lunghissima, ma per fare un esempio le auto aziendali sono passate da 200 a 130 e abbiamo rivisto i contratti per energia e manutenzioni». Poi sull’accordo del 9 maggio Canova è chiaro: «A oggi non abbiamo licenziato neppure un dipendente, quelli che sono usciti (246, ndr) lo hanno fatto solo per mobilità volontaria. È chiaro, però, che dobbiamo muovere i dipendenti dove c’è bisogno, perché il nostro obiettivo è vendere. Per quanto riguarda la Cassa integrazione in sede, l’accordo prevedeva l’estensione fino a 150 dipendenti e, al momento, ce ne sono solo 62».
Nel 2017 la Cooperativa ha chiuso 9 punti vendita di cui 4 in Toscana e 5 nel Lazio e tutti i dipendenti sono stati ricollocati in altre strutture di Unicoop. A Terracina la Cooperativa sta trattando la cessione ad altro operatore; la trattativa è in fase avanzata con l’obiettivo di salvaguardare l’occupazione dei dipendenti. E sono stati effettuati anche importanti interventi di ristrutturazione e rilancio di punti vendita sia in Toscana (Grosseto: via Inghilterra, Ribolla) che nel Lazio (Roma Casilino, Roma Eur, Colleferro, Acquapendente).
«Non si può risanare tenendo aperte strutture in pesante perdita. Adesso ce ne sono alcune “sotto osservazione”, ma faremo di tutto per rilanciarle, per evitare chiusure o cessioni».
Un altro tema molto discusso è quello delle esternalizzazioni: «Abbiamo fatto un esperimento in tre piccole pescherie del Lazio, che non andavano bene, lo stesso per il riassortimento notturno. Vediamo cosa porterà». E presto arriveranno nuove iniziative: «L’anno prossimo, in tutta la rete, proporremo contratti per luce a gas a prezzi vantaggiosi. Mentre il primo distributore a marchio Coop, a Grosseto, è nei primi 9 mesi dell’anno quello con i prezzi più bassi della città». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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