Il Tirreno

Toscana

CHIANTIBANCA scrive AI DIPENDENTI  

«Aderiamo a Iccrea solo per tutelarvi»

FIRENZE. «La divisione del credito cooperativo è un grave errore di strategia e rischia di indebolire la categoria e favorirne la conquista da parte di banche di diversa natura e con diversi...

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FIRENZE. «La divisione del credito cooperativo è un grave errore di strategia e rischia di indebolire la categoria e favorirne la conquista da parte di banche di diversa natura e con diversi obiettivo». Questo è il passaggio chiave della lettera inviata ieri dal presidente di ChiantiBanca Cristiano Iacopozzi ai dipendenti per spiegare ai dipendenti la scelta del consiglio di amministrazione di aderire a Iccrea abbandonando l’ipotesi di ingresso nel gruppo trentino di Cassa centrale come era stato votato nel corso dell’ultima assemblea dei soci ancora guidata dal precedente presidente, Lorenzo Bini Smaghi.

«Iccrea possiede già oggi tutti i requisiti operativi e di capitale richiesti dalla normativa per assumere con efficacia il ruolo di capogruppo - ha spiegato Iacopozzi in vista dell’assemblea del 10 dicembre che dovrà ratificare la decisione del cda -. Una scelta fatta per i dipendenti che tutelerà i loro posti di lavoro e rafforzerà la rete territoriale».

Non solo, Iacopozzi ha spiegato ai dipendenti che «Iccrea banca ha espressamente dichiarato e formalizzato che non appartiene affatto ai suoi orizzonti programmatici una politica di chiusura degli sportelli». In conclusione assicura, in caso di necessità, un prestito da 20 milioni, più altri 20 aggiuntivi, a ChiantiBanca qualora si rendessero necessari.

Nel tardo pomeriggio di ieri non si è fatta attendere la risposta dell’associazione soci di ChiantiBanca. «Iacopozzi è riuscito a infilare una serie di errori e omissioni che creano seri dubbi e preoccupazioni per il futuro di ChiantiBanca - spiegano in una nota -. I 20 milioni di Iccrea, poi, sarebbero sostitutivi di quelli di Ccb, e allora a che servirebbero? Questa scelta, a questo punto, potrebbe essere spinta da motivazioni politiche, nell’interesse di pochi e non della banca nel suo insieme».

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