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Toscana

Rumori e movida: i gestori dei locali a rischio condanna

di Stefano Taglione
Rumori e movida: i gestori dei locali a rischio condanna

A Firenze sotto processo 19 imprenditori di Santa Croce Ma il problema degli schiamazzi esterni c’è in tutta la Toscana

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FIRENZE. Musica alta, urla e schiamazzi. Di notte: dentro e fuori dai locali della movida. Riprende così – a Firenze, come in tutta la Toscana – l’eterna “lotta” fra chi vuole divertirsi e chi, invece, sta riposando. Tanto che a Firenze, nel quartiere di Santa Croce, 18 titolari di nove locali di via de’ Benci rischiano di essere condannati. Moyo, Kikuya, Red Garter, Soul Kitchen, Vintage, Lochness, Oibo, Perbacco e Miro: si salva il vicino Gallery, per il cui proprietario (anch’egli imputato) è stata però chiesta l’assoluzione.

Il 27 novembre – nel giorno della sentenza – gli imprenditori potrebbero sporcarsi la fedina penale ed essere condannati a pagare un’ammenda di 300 euro. Una cifra contenuta, che rischia però di creare un altro precedente, anche stavolta per loro sfavorevole. In Toscana, in realtà, è un problema che viene da lontano e che non riguarda solo le città universitarie come Pisa e Firenze. In Versilia, ad esempio, la lotta è perenne. E c’è un precedente illustre: l’Uz Bar di Maurizio Baccili, che nel 2006 ha alzato bandiera bianca anche per questo motivo. Per i troppi richiami e le troppe proteste di chi abitava lì vicino.

ABUSIVI NEL MIRINO

Ma molti dei problemi – secondo Confcommercio – oggi arrivano dai venditori abusivi di birre e superalcolici. Sarebbero loro, indirettamente, a rendere più “violente” le movide. «A Pisa ora girano in bicicletta pieni di bottiglie di vetro a prezzo bassissimo – protesta Alessandro Trolese, presidente regionale dell’Associazione italiana locali da ballo – ed è chiaro che l’alcol, i più giovani, lo comprano da loro. Da noi costa di più. Siamo vessati: veniamo controllati senza sosta, mentre gli abusivi la fanno franca. Chiedo controlli a 360 gradi e più pattuglie, in modo da disincentivare i disordini».

CONFESERCENTI RASSEGNATA

La viareggina Esmeralda Giampaoli – presidente nazionale della Federazione italiana pubblici esercizi e turismo e dell’area lucchese di Confesercenti Toscana nord – dopo anni ha quasi gettato la spugna. Impossibile, secondo lei, trovare una soluzione per risolvere la questione in modo definitivo. «All’estero le zone del divertimento sono lontane dalle case, ma qui non è così – spiega – quindi, soprattutto nelle città, è veramente difficile trovare una soluzione. Gli imprenditori onesti rischiano continuamente». Stefano Fontinelli, responsabile di Confesercenti Firenze, si dice invece pronto ad aiutare i colleghi. «Se verranno condannati – afferma – scenderemo al loro fianco, aiutandoli se vorranno fare ricorso in Appello. Non possiamo essere responsabili di ciò che accade fuori dai nostri locali, anche perché non è detto che a dare fastidio sia un nostro cliente. Ci devono pensare le istituzioni: questo di Firenze rischia di rappresentare, per tutti, un nuovo e pericoloso precedente».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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