Sicurezza
Se uno stupro vale meno di 5.000 euro
Paola è stata violentata. E questa volta il nome non è di fantasia. Poi è stata umiliata. Una, due, tre, quattro volte. Sempre la stessa mano. Lo Stato. Le nega il risarcimento al posto del suo stupratore nullatenente; le fa la guerra in Europa dove va a chiedere giustizia. Quando Paola la ottiene, approva una legge per garantirle l’indennizzo da violenza. Ma lo Stato ancora una volta non rinuncia a fare le cose male. Invece di riconoscere il diritto all’indennizzo, lo "concede". E come un re verso un suddito decide che non tutti ne hanno diritto. Lo limita alle sole vittime povere: con reddito da "gratuito patrocinio", l’assistenza legale a carico delle casse pubbliche.
Dovrebbe essere abbastanza come umiliazione. Invece, no. Fa aspettare a Paola (e le altre) un altro anno prima di decidere a quanto ammonta l’indennizzo da stupro: 4.800 euro. Non trattabili. Ma c’è una novità: il Parlamento sta votando un emendamento per eliminare il tetto di reddito per accedere all’indennizzo. Una conquista di Paola, almeno. Falso. L’emendamento è pensato per rendere giustizia a David Raggi, assassinato da un marocchino. Lo Stato si è accorto di non indennizzare le vittime di reati violenti solo quando è stato ucciso un uomo. Non una donna. L’ultima umiliazione.
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