Il Tirreno

Toscana

Un Chianti aspettando la messa in piega

Lara Loreti
Direttore e presidente del Consorzio: Marco Alessandro Bani e Giovanni Busi
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Direttore e presidente del Consorzio: Marco Alessandro Bani e Giovanni Busi

La scelta chic di un importatore americano che fa il parrucchiere: pancali di rosso per deliziare le clienti in attesa

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FIRENZE. Un salone di bellezza in Virginia, Stati Uniti. Arredi eleganti, ambiente confortevole. Ma c’è la fila, come accade un po’ ovunque. C’è chi legge uno dei tanti settimanali sistemati su tavoli e sulle poltroncine della sala d’aspetto. E chi invece, per ingannare l’attesa, sorseggia un bel Chianti. Con un rosso così tra le mani i minuti passano gioiosi. Il tempo quasi si ferma e la conversazione va da sé. Non a caso il facoltoso imprenditore americano, titolare di una catena di parrucchierìe in Usa, importa pancali di Chianti per deliziare le sue clienti in fila. E per coronare la sua passione per il tradizionale rosso toscano, qualche anno fa, è venuto personalmente nel Chianti con sua moglie.

Per toccare con mano la bellezza della terra che rende speciale i suoi negozi. «Sapevo che era un cliente particolare, che faceva sempre grandi ordini, ma non immaginavo che fosse un parrucchiere», racconta Giovanni Busi, titolare dell’azienda Villa Travignoli, ma soprattutto orgoglioso presidente del Consorzio del Chianti. 3500 produttori (un quarto sono donne), oltre 500 imbottigliatori, 250 aziende che vendono il vino sul mercato per 100 milioni di bottiglie, esportate per il 70 per cento. «Il nostro territorio di competenza – spiega il direttore del Consorzio, Marco Alessandro Bani – spazia da Firenze a Siena, da Pistoia ad Arezzo, da Prato alle Colline Pisane. Zone ricche di storia, ciascuna con le sue peculiarità e con i suoi profumi».

AMBASCIATORE NEL MONDO
Un vino che da sempre è il simbolo della Toscana. E che, nonostante nella sua storia abbia conosciuto momenti di difficoltà, non ha mai smesso di fare in tutto il mondo da ambasciatore di un intero territorio. Merito della passione di vignaioli e produttori e anche della forza di un Consorzio che non molla, anzi rilancia continuamente. Lo ha fatto di recente con la campagna di comunicazione legata al marchio “Chianti Lovers”, amanti del Chianti, volta a conquistare un pubblico sempre più giovane. Della stessa natura il messaggio “Gustalo fresco”, invito a bere il rosso a non più di 16 gradi anche d’estate per evitare di trasformare il prezioso nettare d’uva in un brodino a temperatura ambiente, quando fuori ci sono 30 gradi. Insomma, tante novità che negli ultimi anni hanno portato il principe dei rossi nell’olimpo dei desideri anche di chi ha gusti più sbarazzini. Il prossimo appuntamento sarà domenica 11 febbraio, quando ci sarà il festival dedicato alle anteprime, nella Fortezza da Basso a Firenze.
«Quali sono i nostri punti di forza? Prima di tutto ovunque vai nel mondo sugli scaffali di enoteche, locali e supermercati trovi una bottiglia di Chianti – fa notare Busi – e questo dona al nostro vino grande visibilità. Poi, ogni giorno ci sono centinaia di esperti che vanno in giro a promuoverlo. Infine, ed è la cosa più importante, sempre più persone credono e investono nella doc».

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NUOVI MERCATI CRESCONO
A proposito di promozione in giro per il mondo, il Chianti è reduce da due viaggi a Cuba e negli Stati Uniti (San Francisco e Chicago) che hanno un valore molto importante: gli Usa sono da sempre il mercato principale di questo vino, dove finisce il 20-22 % dell’esportazione. Cuba invece rappresenta la nuova frontiera del mercato. «L’America Centrale e Latina sono territori strategici – spiega Busi – Paesi come Cile, Colombia e Perù per noi sono terre di conquista, e stiamo già raccogliendo i primi frutti. L’altro obiettivo dell’export è l’Asia, la Cina in primis, area non facile: noi italiani siamo in netto ritardo, soprattutto rispetto ai francesi, che ci hanno preceduto di decenni».

CHI SEMINA RACCOGLIE
Grandi successi, ma anche tanti sacrifici. «Mio nonno diceva che ci sono tre modi per finire i soldi: gioco, donne e agricoltura – dice Busi – Una provocazione per esprimere un concetto base: chi lavora la terra sa che la fatica è tanta e i tempi per la raccolta dei frutti lenti. È per questo che è importante che le istituzioni facciano la loro parte e aiutino i produttori con risorse pubbliche. Le nostre imprese stanno dando il massimo: tutti noi portiamo alto il nome del territorio e del Chianti nel mondo. È importante però che anche la politica e gli enti preposti dimostrino impegno e volontà di aiutarci».

SEMPRE IN EVOLUZIONE
Intanto il “fiasco” chiantigiano continua a guadagnare terreno. E proprio nell’isola caraibica il rosso toscano per eccellenza ha dimostrato tutta la sua versatilità in una degustazione “in coppia” con i sigari cubani. Un abbinamento già collaudato: «Avevamo già sperimentato questa accoppiata a Firenze qualche anno fa – racconta Bani – e in quell’occasione in degustazione c’erano anche dei formaggi, sia a pasta morbida sia pecorini stagionati. Abbinamenti riusciti perfettamente in cui il nostro Chianti, dal base alle Riserve, ha dimostrato, ancora una volta, tutta la sua versatilità».

VIN SANTO MON AMOUR
Cosa che del resto ha fatto ampiamente anche il Vin Santo, non più solo tradizionale compagno di fine pasto dei classici cantuccini, ma partner più o meno galante di formaggi da antipasto e gustose delizie dolci un po’ salate da aperitivo. E molto ancora da scoprire.
 

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