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«Restiamo con Trento»

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Nascono i ribelli di ChiantiBanca, i soci contrari ai nuovi vertici

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FIRENZE. Tensioni e divisioni. Ma anche colpi di scena. In ChiantiBanca c’è tutto. Dopo le perdite registrate nel 2016 e le irregolarità trovate da Bankitalia nelle gestioni precedenti, dopo la sconfitta di Lorenzo Bini Smaghi che era stato chiamato a rifondare (e risanare) la banca, ora si mette in discussione la scelta del nuovo cda che, dopo un clamoroso dietrofront, vuol aderire al gruppo romano Iccrea. Una scelta contro la strada tracciata da Bini Smaghi che aveva preso la strada trentina della Cassa centrale banche. A sostegno, invece, di questa holding si schiera un gruppo di soci (dei circa 26mila), capitanati da Luciano Borri, che ha fondato l’associazione “Per una Banca in Terra Toscana”, e contesta la decisione presa dell’attuale vertice.

I soci ribelli sono pochi, una trentina, e i loro nemici li accusano di essere ispirati dal defenestrato Bini Smaghi. Ma loro tirano diritto e hanno le idee chiare. Come spiegano Luciano Borri, ex vicedirettore della Banca del Chianti Fiorentino (una delle Bcc che hanno dato vita a ChiantiBanca), e Alessandro Giannozzi, docente di finanza aziendale all’Università di Firenze, «da soci non possiamo che segnalare il rischio che il valore stesso delle nostre quote sia in pericolo. La sovrapposizione che in Iccrea si creerebbe a livello territoriale con le altre banche di credito cooperativo precluderebbe il futuro sviluppo di ChiantiBanca. Andare con Ccb darebbe la possibilità di uno sviluppo territoriale mantenendo i livelli occupazionali, e rafforzando la situazione patrimoniale. In questo gruppo ChiantiBanca è l’unica Bcc toscana insieme a Castagneto Carducci, assai più piccola e operante in una zona diversa».

Tra l’altro da Trento hanno già avvisato San Casciano Valdipesa (dove ChiantiBanca ha la sede centrale): se andate via dovete pagare i danni, questo è stato il messaggio lanciato attraverso il presidente della holding, Giorgio Fracalossi. «Ccb ha sottoscritto una obbligazione subordinata per 20 milioni di euro a tassa agevolato per rafforzare la posizione patrimoniale di ChiantiBanca – spiega Borri – passando ad Iccrea dovremmo restituirli». «E non si può cancellare – aggiungono i fondatori dell’associazione – d’un colpo due deliberazioni favorevoli al gruppo di Cassa Centrale Banca, tra l’altro una quasi all’unanimità, dalle ultime due assemblee dei soci».

Borri e Giannozzi chiedono che sia fissata e resa nota al più presto la data dell’assemblea dei soci che sarà chiamata a decidere sull’adesione, e propongono l’adozione del voto elettronico via internet. «Vogliamo trasparenza anche su questo – aggiungono Borri e Giannozzi – non è possibile che non si sappia ancora quando si terrà. Faccio appello al presidente che renda subito conto e informi i soci. C’è il rischio che la gente riceva le convocazioni dopo l’assemblea come è avvenuto in passato». E, intanto, l’associazione partirà con gli incontri in tutti i territori.

Lucia Aterini

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