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Un ragazzino su sei è cinese: Prato la vera città multietnica

Un ragazzino su sei è cinese: Prato la vera città multietnica

PRATO. Un minorenne su sei (5.730 su 33.028) è cinese, mentre un bambino da 0 a 4 anni ogni tre (il 36,7%) è straniero. È Prato la città più multietnica d’Italia. Secondo l’Ufficio comunale di...

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PRATO. Un minorenne su sei (5.730 su 33.028) è cinese, mentre un bambino da 0 a 4 anni ogni tre (il 36,7%) è straniero. È Prato la città più multietnica d’Italia. Secondo l’Ufficio comunale di statistica, che cita l’Istat, il 18,91% dei pratesi (36.400 su 192.469) è nato all’estero, una percentuale più alta perfino delle più popolose Milano (il 18,75%) e Brescia (il 18,4%).

La città tessile, da molti anni, è in continua trasformazione. Lo conferma anche il sindaco Matteo Biffoni (Pd). «Formalmente sono persone straniere – spiega il primo cittadino – ma nascono all’ospedale Santo Stefano. Nel nostro territorio non c’è un vero e proprio flusso migratorio in entrata».

Considerevole anche il balzo in avanti dei residenti cinesi, soprattutto negli ultimi anni. Secondo i dati del Comune, infatti, nel 1990 erano solo 520. Poi, nel ’95, sono triplicati (1.525) e aumentati quasi di mille in mille fino al 30 giugno scorso, quando hanno toccato quota 19.814. Anche in questo caso, in realtà, non si può parlare di esodo massiccio, ma di una maggior tendenza rispetto al passato a registrarsi all’anagrafe municipale.

Ma anche a Prato, come accade nel resto della Toscana, gli stranieri fanno più figli degli italiani. Tanto che il rapporto, quest’anno, è quasi 50 e 50. «Gli stranieri sono più giovani – aggiunge Biffoni – e, anche grazie a una cultura differente, fanno più figli. A Prato, però, non ci sono solo i cinesi, abbiamo tantissime nazionalità». Il sindaco di Prato, da anni, chiede con forza lo Ius soli: concedere subito la cittadinanza italiana a chi nasce nel nostro Paese. «È un grande tema su cui noto molta ipocrisia: parliamo di bambini che nascono nei nostri ospedali – continua Biffoni – eppure finché è in vigore l’attuale legge siamo costretti a considerarli stranieri. Se così non fosse, si vedrebbe più chiaramente come i flussi migratori, ormai, sono bloccati». (s.t.)

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