Il Tirreno

Toscana

Telefonate moleste

Legge anti-telemarketing: ora alla Camera si frena. Ecco perché

di Ilaria Bonuccelli
Legge anti-telemarketing: ora alla Camera si frena. Ecco perché

Nella commissione Bilancio congelato il parere su richiesta del presidente Boccia (Pd): «Il ministero garantisca che la riforma del settore non comporterà spese»

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Il 20 settembre 2017 la riforma del telemarketing è arrivata alla Camera. È stata approvata al Senato in via definitiva il 2 agosto 2017. Il Tirreno segna il tempo che la Camera sta impiegando per approvare la legge contro le telefonate moleste perché vogliamo che la riforma passi prima della fine della legislatura come i parlamentari si sono impegnati a fare.

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ROMA. Parere favorevole della commissione Affari costituzionali. E anche della commissione per le Politiche dell’Unione europea. Invece, si mette di traverso la commissione Bilancio. Il presidente, Francesco Boccia (Pd), ferma la legge di riforma del telemarketing. «Manca la relazione tecnica», dice. Vuole chiarimenti sul fatto che la riforma contro le chiamate commerciali moleste non comporti spese per lo Stato. Autorità comprese, a cominciare dall’Antitrust, dice Boccia: ma l’Autorità citata nella legge è quella di Garanzia per le Comunicazioni (Agcom), non quella per la Concorrenza.

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In cerca di chiarimenti, comunque, mercoledì Boccia congela la legge approvata in via definitiva al Senato il 2 agosto. Ora la norma è in discussione alla Camera, assegnata alle commissione Attività produttive e Comunicazioni. Per accorciare i tempi, le due commissioni hanno adottato il testo del Senato e apportato modifiche di minima, in accordo (pare) con Palazzo Madama. Solo tre ritocchi: uno per avere un prefisso distinto per chiamate commerciali e chiamate per indagini statistiche; uno per istituire il “numero richiamante” che consente agli abbonati di ritelefonare agli operatori e ai call center di salvaguardare i posti di lavoro; il terzo (e controverso) riguarda l’azzeramento dei consensi alle chiamate commerciali precedenti all’iscrizione al Registro delle Opposizioni, solo alla scadenza del contratto per le aziende di acqua, luce, gas, telefonia. I ritocchi di minima avrebbero lo scopo: a) di far approvare la legge alla Camera con iter veloce (in sede legislativa); b) di fare riapprovare il testo al Senato, sempre in commissione, in sede deliberante. Insomma, un voto rapido, entro dicembre, senza passare dall’aula.

OSTACOLO IN COMMISSIONE BILANCIO

Ma la faccenda si sta complicando. L’ostacolo nasce in commissione Bilancio. Eppure è proprio lì che i relatori della legge - Lorenzo Basso (Pd) e Michele Mognato (Mdp) - hanno tentato (invano) di fare andare tutto liscio. Fra gli emendamenti approvati, hanno fatto attenzione che non ce ne fossero di quelli che comportassero aumenti di spesa: avrebbero significato un passaggio al ministero delle Finanze. Di fatto una pietra tombale sulla legge. Ha tentato di far approvare un emendamento oneroso (approfittando di una proposta M5S) il deputato pugliese del Pd, Ludovico Vico, insistendo (f per finanziare una campagna informativa sulle nuove regole di funzionamento del telemarketing e del Registro delle Opposizioni. Ma l’operazione è fallita. Ma oggi il suo compagno di partito (e conterraneo) Boccia, però, vuole assicurazioni che l’approvazione della legge non comporti spese per lo Stato. Così si focalizza sull’articolo 2 della proposta di legge che definisce i compiti dell’Agcom.

IL BALLETTO DELLE AUTORITÀ

Il presidente, però, la confonde con l’Antitrust e fa mettere a verbale: «Ritengo necessario acquisire elementi di valutazione volti a confermare che detta Autorità possa effettivamente esercitare i compiti previsti nel quadro delle attuali fonti di finanziamento e, quindi, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica». L’assenza di spese, in effetti, verrebbe garantito dalla legge all’articolo seguente: «Agli adempimenti si provvede senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente». Ma Boccia insiste: vuole chiarimenti inoppugnabili. E così il viceministro all’Economia, Luigi Casero, si riserva di fornirglieli. Ma ora c’è il ponte del 2 novembre. Così la commissione si riunirà fra una decina di giorni. E un po’ di ritardo è guadagnato. Tanto anche la commissione Giustizia e quella Lavoro ancora non si sono espresse.

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