Sicurezza
Scuole e vaccini, ora la Regione rischia sanzioni
Le notizie diffuse dalle aziende sanitarie agli istituti sono considerate sensibili
LIVORNO. Asl, scuole, vaccini: tutto (o quasi) da rifare. Il botta e risposta tra Regione Toscana e Garante della Privacy, che per mesi ha tenuto banco tra scambi di documenti fra i due enti ed articoli di giornale, sembra finalmente giunto a un punto fermo. Il Garante ha chiarito che lo stato delle vaccinazioni dei bimbi è un dato sensibile. E considerando che finora le Asl avevano trasmesso alle scuole i dati dei bimbi non vaccinati (o, come dicono dal dipartimento regionale Prevenzione, "i casi da meglio approfondire"), ora la Regione Toscana potrebbe rischiare delle sanzioni. «Valuteremo il da farsi», dicono dall’ufficio del Garante.
Una questione delicata, affrontata dalla stessa Regione, lo scorso 5 settembre, in una lettera al Garante in cui chiedeva parere sulla procedura da applicare: «Preme chiarire - aveva scritto la Regione - che tale ulteriore comunicazione avverrebbe in modalità tale da non contenere dati sensibili in quanto si limiterebbe a trasmettere solo i nominativi degli iscritti e la condizione di eventuale irregolarità rispetto agli adempimenti di legge». Tuttavia, il Garante ha bocciato la posizione della Regione: «Si fa presente che le informazioni oggetto della comunicazione da parte delle Asl - scrive il Garante nel pronunciamento del 20 ottobre - devono essere qualificate sensibili in quanto idonee a rivelare lo stato di salute dei minori».
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Dal pronunciamento del Garante, emerge quindi che i dati sulle vaccinazioni dei bambini da 0 a sei anni, che negli ultimi due mesi le Asl hanno inviato alle scuole, secondo la procedura semplificata prevista dalla Regione Toscana, non potevano essere trasmessi. E ora la palla torna alle famiglie. Esattamente il contrario di ciò che ha predicato per mesi la Regione Toscana, che, con l’accordo siglato ad agosto con Anci, Ufficio scolastico e Asl, aveva cercato di semplificare la procedura ministeriale, prevedendo che il grosso del lavoro di raccolta e trasmissione dei dati fosse a carico di scuole e aziende sanitarie, con lo scopo di agevolare le famiglie.
Ma il Garante non ci gira tanto intorno e nel documento inviato alla Regione invoca il comma 3 dell’articolo 20 del Codice privacy: «(...) Il trattamento è consentito solo se il soggetto pubblico provvede altresì a identificare e rendere pubblici i tipi di dati e di operazioni" da mettere in atto, facendo un regolamento ad hoc.
Intanto anche il Governo si sta muovendo per trovare una soluzione sulla questione privacy.
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Emerge dalle parole del presidente della Provincia di Bolzano, Arno Kompatscher che, riferendo di un incontro, a Roma, con la ministra della salute, Beatrice Lorenzin, parla di un possibile decreto legge proprio sulla questione privacy: «Una novità positiva è rappresentata dall’annuncio di un decreto legge in fase di preparazione che consentirà di superare l’ostacolo rappresentato dalle norme sulla privacy riguardo la trasmissione diretta dei dati dall’Azienda sanitaria alle scuole e viceversa. Una misura del genere renderebbe tutto l’iter più logico, rapido e meno burocratico».
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