La manifestazione
Loacker cerca altri terreni per le nocciole maremmane
Già 40 adesioni di aziende agricole al contratto di filiera ma non bastano Obiettivo: arrivare a 2800 ettari coltivati per coprire il fabbisogno nazionale
GROSSETO. L'obiettivo è mettere insieme 2.800 ettari coltivati a noccioleti per soddisfare il proprio fabbisogno di nocciole italiane di qualità, utilizzate per la produzione dolciaria. Per questo la famiglia Loacker, titolare dell'omonima azienda altoatesina, ha scelto la Maremma e ha avviato un progetto di filiera che punta a creare una sorta di distretto toscano della nocciola. «Noi ci abbiamo creduto – spiega Hans-Peter Dejakum, direttore marketing di Loacker – e per noi è molto importante questa operazione, per poter garantire la buona qualità delle materie prime che utilizziamo per le nostre produzioni».
Loacker ha riunito, all'Hotel Granduca, alcune decine di agricoltori maremmani per promuovere tra loro la partecipazione a un pif, un progetto integrato di filiera, da presentare alla Regione Toscana e tentare di accedere a finanziamenti e contributi. La famiglia Loacker è approdata in Toscana, in Maremma, nel 2011, ha individuato in questo territorio una potenziale nuova area di coltivazione del nocciolo, che andrebbe ad aggiungersi ai circa 70mila ettari di noccioleti coltivati attualmente in Italia, di cui circa 20mila nella provincia di Viterbo. E non è un caso che Loacker abbia cercato e trovato la collaborazione dell'Università della Tuscia per un progetto scientifico dedicato alla nocciola, con sessioni di ricerca sul campo a Fonteblanda, nella Tenuta Corte Migliorina, che l'azienda ha acquistato. Loacker ha destinato 170 dei 210 ettari della tenuta alla coltivazione di nocciole. I primi 50 ettari di noccioleto – circa 25.300 piante – sono stati messi a a dimora nel 2014. Poi, Loacker ha acquistato una seconda azienda in Maremma, la Tenuta Collelungo, nel Comune di Roccastrada, con altri 145 ettari, dei quali circa 120 dedicati alla coltivazione delle nocciole.
L'obiettivo è arrivare a circa 600 ettari di proprietà, ma per raggiungere quota 2.800 ettari serve anche l'apporto di altre imprese disposte a investire su questa coltivazione. «Attualmente – spiega Wanda Hager, responsabile del settore agricolo dell'azienda Loacker – sono 40 le aziende che hanno sottoscritto il contratto di filiera, per un totale di altri 400 ettari. Noi speriamo che il pif vada in porto, ma indipendentemente da questo, vogliamo comunque motivare qualsiasi agricoltore e qualsiasi investitore, che abbia un terreno adatto alla nocciola, offrendo un servizio di consulenza».
Loacker assicura il ritiro del prodotto a un prezzo minimo garantito, il prezzo sarà pagato in tre rate e al secondo pagamento, in caso di variazione in aumento, il coltivatore riceverà, in più, il 50 per cento dell'aumento stesso, mentre in caso di diminuzione l'azienda pagherà comunque il prezzo pattuito all'inizio dell'anno. Infine, è previsto un premio del 2 per cento in più per le nocciole di prima qualità». L'investimento richiesto per impiantare e coltivare noccioli è di circa 7.200-7.300 euro per ettaro e il requisito principale è che il terreni possa essere facilmente irrigato. C'è da aspettare, perché i primi cinque anni sono di investimento puro, ma al decimo anno l'investimento dovrebbe essere interamente ripagato.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
