Il Tirreno

Toscana

Concessioni più lunghe: tubi nuovi, acqua meno cara

Concessioni più lunghe: tubi nuovi, acqua meno cara

Ecco la formula proposta per evitare che i toscani siano i più tartassati d’Italia Giani: «Invece di dividersi 30 milioni di utili, le aziende investano nelle reti bucate»

3 MINUTI DI LETTURA





FIRENZE. Non c’è dubbio. I toscani pagano l’acqua più della media degli italiani: 328 euro a famiglia. Ma è perché in Toscana le società che gestiscono acquedotti, fognature e depuratori investono oltre il doppio nelle reti e negli impianti: 57 euro l’anno ad abitante, contro 27 euro della media nazionale, cita Alfredo De Girolamo, presidente di Cispel, il consorzio delle aziende di servizi. Eppure questa cifra non basta. Non porta la Toscana a uno standard europeo di servizio, non elimina la dispersione idrica (vicina al 40%). Quindi servono nuovi investimenti. E per non farli pesare in bolletta la soluzione proposta è una sola: allungare la concessione del servizio alle aziende che lo stanno gestendo.

Il primo a lanciare la proposta è Bruno Valentini, ex sindaco di Siena, oggi presidente di Ait, l’Autorità idrica toscana che ha il compito di «programmazione, organizzazione e controllo sull’attività di gestione del servizio idrico integrato» in tutta la regione. Sostiene la proposta De Girolamo che conferma 1 miliardo di investimenti nelle reti e negli impianti entro il 2019, ammettendo, però «che ancora investiamo quasi la metà di quanto dovremmo secondo l’obiettivo che oscilla fra gli 80/100 euro annui ad abitante». Oltretutto - prosegue De Girolamo - il 45% dei futuri investimenti sarà destinato «alla sostituzione delle condotte per ridurre le perdite di rete che è ancora elevato (37%), seppure in diminuzione. Il 45% delle tubature toscane ha più di 50 anni e, non avendo fatto investimenti negli ultimi venti anni del Novecento, oggi ci ritroviamo con una rete più vecchia della media nazionale». Una ragione in più - ribadisce Eugenio Giani, presidente del consiglio regionale, dove Ait presenta la relazione annuale - per aumentare gli investimenti riducendo i profitti delle aziende che gestiscono il servizio idrico integrato. «Gli investimenti devono essere incrementati rispetto agli utili che vengono divisi dalle 7 società di gestione degli acquedotti e fognature. Ad esempio, il fatto che Publiacqua (società operativa in 4 province, Firenze Prato, Pistoia e Arezzo) abbia 30 milioni di utili che vengono ridivisi è forse un po’ eccessivo rispetto a quanto annualmente potrebbe, invece, servire a eliminare le perdite della rete». Senza gravare sui cittadini. A questo proposito - più investimenti senza far gravare l’ammortamento dei mutui sulle tariffe - il direttore di Ait, Alessandro Mazzei spiega che si «può trovare il giusto equilibrio anche in altri due modi: intanto cercando di avere più contributi da Stato, Regione ed Europa; dall’altro riducendo i costi di gestione, in modo che nelle tariffe ci sia più margine per gli investimenti». Anche l’assessore regionale all’Ambiente, Federica Fratoni concorda sulla necessità da un lato di «rimodulare la tariffa per finanziare gli investimenti e dall’altro di limarla per renderla omogenea su tutto il territorio regionale, rivedendo alcune componenti come i costi standard».

Tuttavia - conclude De Girolamo - se sulla rete idrica la Toscana ha qualche problema «dobbiamo anche considerare abbiamo 15.000 chilometri di fognature, 1.200 impianti di depurazione con un servizio esteso in tutte le aree con un tasso di copertura che oscilla fra il 76% e il 95%. Il dato importante è anche un altro: le nostre famiglie spendono in media 328 euro per il servizio idrico integrato contro i 284 euro della media nazionale. Ma dal Lazio in giù, la depurazione e la rete fognaria o sono scarse o non sono pagate con la tariffa come impone la legge. Ancora gravano sulla fiscalità generale».

Ilaria Bonuccelli

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa