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Airbnb, dagli affitti brevi 23 milioni d’incassi al mese in Toscana

di Alessandro Bientinesi
Airbnb, dagli affitti brevi 23 milioni d’incassi al mese in Toscana

L’anno scorso in Toscana 40 milioni di “notti” gestite attraverso sistemi alternativi Siamo il primo mercato d’Italia (+80%). Ma per gli albergatori è concorrenza sleale

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LIVORNO. «Questa casa non è un albergo». No, non è la classica frase di un genitore al figlio adolescente che il sabato sera rientra tardi dalla discoteca. Qui il confronto è diverso. Da un lato le 45 milioni di presenze tracciate dai dati Istat che nel 2016 hanno preso d’assalto la Toscana. Dall’altro le 40 milioni di notti, secondo le stime delle associazioni di albergatori, che non sono state trascorse nelle strutture tradizionali. Turisti che visitano musei, mangiano nei ristoranti, comprano souvenir. Un boom del turismo “alternativo” che ha un propulsore unico e accentratore: Airbnb, il portale mondiale degli affitti a breve termine. Società che, solo a settembre, ha generato un giro di affari di 23 milioni di euro nelle principali località turistiche toscane.

I NUMERI. Un’impennata con percentuali di crescita vertiginose nella nostra regione: più 80% di offerta in un solo anno rispetto al più 53% di New York. Quasi 10mila affitti attivi a settembre a Firenze, seguita da Lucca dove l’effetto Rolling Stones, abbinato a una storica carenza di strutture ricettive tradizionali, ha fatto emergere come funghi quasi 2.000 annunci in un solo mese. In Versilia, dove Airbnb si sta prendendo anche il mercato del lusso, le rendite mensili per gli host (ovvero i privati che affittano la propria casa o parte di essa) sono più alte: a Forte dei Marmi, ad esempio, la media è di 4.298 euro lordi al mese. Bene anche Argentario e Castiglione della Pescaia, dove a settembre gli annunci erano più di 1.200 e la rendita per appartamento o stanza viaggiava sopra i 3.000 euro lordi al mese. In controtendenza Montecatini Terme, dove gli hotel non mancano, con appena 117 affitti attivi nel mese scorso per una rendita media lorda di 872 euro, e Pistoia: la capitale della cultura 2017 “frutta” a chi affitta la casa o una stanza “appena” 840 lordi al mese.

AIRBNB, CROCE E DELIZIA. Su Airbnb si è detto tutto e il contrario di tutto in questi anni. A partire dalla sede europea a Dublino: scelta che permette ad Airbnb Italy srl, a fronte di ricavi milionari, di versare al Fisco italiano meno di 50mila euro di imposte sugli utili all’anno (dati 2015). Guarda caso l’Irlanda è il paese dove hanno messo radici anche Google, Facebook, Apple e molte altre. Il tutto danzando su un sottilissimo filo di legalità. In Toscana, però, la crescita vertiginosa di Airbnb ha generato opportunità sconosciute in passato: a braccetto con le compagnie aeree low cost come Ryanair ha trasformato il viaggio da lusso a necessità. E ha creato lavoro: non solo per gli host, ma anche per altre nuove figure professionali legate al mercato immobiliare come i property managers: un mix tra agente immobiliare, gestore dei servizi di accoglienza e all’occorrenza anche sostituto di imposte.

NON SI FERMA IL MARE CON LE MANI. «A ottobre dell’anno scorso, insieme a un gruppo di 11 manager del settore immobiliare italiano, abbiamo capito che il modo di fare turismo stava cambiando – spiega Nicola Pardini, ceo di Windows on Italy, portale da 30 anni specializzato nell’affitto di ville e appartamenti in Toscana –. Era impossibile fermare l’ondata di Airbnb a mani nude, così abbiamo deciso di sfruttarne le opportunità». Nasce così l’associazione Property Managers Italia, dei veri e propri gestori di immobili a 360 gradi. «Gli associati offrono al proprietario di casa un servizio completo – spiega Pardini –. Il cliente si affida completamente a noi: dalla pubblicazione dell’annuncio sui vari portali, Airbnb è uno di questi, passando per la gestione della prenotazione fino all’accoglienza e ogni servizio accessorio dell’affitto turistico della propria abitazione». Halldis è una delle società che offre questi servizi, compreso il sostituirsi allo Stato nella riscossione delle imposte. Unico soggetto di intermediari a farlo in questo momento. «Il privato non deve neppure andare dal commercialista: siamo noi a versare la cedolare secca del 21% direttamente allo Stato». Arginando il fenomeno dell’evasione che in Toscana è elevatissima.

FEDERALBERGHI: «CONCORRENZA SLEALE». Per Federalberghi, però, questo non basta. Dietro ai numeri del business in espansione legato ad Airbnb ci sarebbe un mercato parallelo dell’ospitalità, ma per due terzi abusivo. «Un mercato che è proliferato in modo indiscriminato, che sfugge ai controlli, senza produrre occupazione o ricchezza – spiega il presidente regionale degli albergatori Paolo Corchia -. In Toscana ci sono almeno 3,5 milioni di strutture inadempienti all'obbligo di comunicazione degli arrivi. Questa è concorrenza sleale».

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