Il Tirreno

Toscana

L’Elba senz’acqua litiga sul dissalatore

di Luca Centini
L’Elba senz’acqua litiga sul dissalatore

Sarà costruito a Mola, vicino Capoliveri, e costerà 14 milioni La condotta non basta più, ma è nato il comitato del No

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CAPOLIVERI. L’isola ha sete. Ma all’Elba l’acqua, anziché essere una risorsa da cercare, è un pretesto per litigare. Come benzina sul fuoco. L’oggetto del contendere, se così si può definire, è il dissalatore che dovrebbe sorgere nella piana di Mola, un’area delicata dal punto di vista ambientale nel territorio di Capoliveri.

L’Autorità idrica della Toscana (Ait) ha approvato il progetto definitivo dell’impianto progettato dalla società Asa che dovrebbe risolvere (in parte) i problemi cronici di approvvigionamento dell’isola. Per questo il Comune di Capoliveri, su iniziativa del sindaco Ruggero Barbetti (Forza Italia), ha dato il via alle procedure di adeguamento degli strumenti urbanistici, per autorizzare il nuovo dissalatore.

Tutto fatto, insomma, con tanto di incontro tenuto con la cittadinanza (andato quasi deserto a giugno) e con tanto di misure di mitigazione suggerite da Legambiente e accolte da Asa. E invece, proprio quando il percorso sembrava essere in discesa, ecco che, a scoppio ritardato, è esplosa la protesta dei “No al dissalatore” costituiti in un comitato guidato dall’imprenditore vinicolo Italo Sapere (che, ironia della sorte, è cugino proprio del sindaco Barbetti) e composto in larga parte da proprietari dei terreni, imprenditori, albergatori, titolari di attività balneari e commerciali nella zona di Mola e di Lido di Capoliveri.

Il comitato contesta lo scarso coinvolgimento della cittadinanza durante la fase di progettazione. Ma è soprattutto l’impatto, sia ambientale sia acustico, dell’impianto sulla piana di Mola e sulla spiaggia di Lido di Capoliveri a preoccupare il comitato, che chiede una diversa ubicazione. Il motivo? La presenza ingombrante del dissalatore sarebbe - a detta degli oppositori - un «cazzotto in un occhio», una fonte di degrado e uno «spaventapasseri» per turisti in una zona (soprattutto Lido di Capoliveri) che con il turismo ci campa.

Martedì il comitato incontrerà i dirigenti di Ait, assieme ai tecnici Asa e al sindaco Barbetti: si cercherà di riaprire il dialogo, ipotesi complicata dopo che il comitato si è mosso presentando istanza per l’annullamento in autotutela del decreto di assoggettabilità alla Via (la Valutazione di impatto ambientale). Eppure il dissalatore è la via più breve per dare all’Elba un minimo di autonomia idrica. Costerà circa 14 milioni, di cui 4 saranno coperti dalla tariffazione, gli altri arriveranno dai finanziamenti delle istituzioni. I lavori dovrebbero iniziare nel 2018 e concludersi in due anni. Il dissalatore aspirerà acqua salata da Mola, la filtrerà e poi estrarrà quella dolce con il processo dell’osmosi inversa, per poi scaricare la salamoia in mare lungo un tubo costruito su una parte della spiaggia di Lido. L’impianto garantirà 80 litri d’acqua al secondo, coprendo solo in parte quanto garantito attualmente dalla condotta sottomarina, ma in futuro potrà essere ampliato fino a garantire 160 litri al secondo. «Mi fido dei tecnici di Asa che sono molto preparati – ha spiegato Barbetti – l’impatto sarà contenuto, fermare ora il dissalatore sarebbe imperdonabile».

Del resto l’Elba è da sempre un’isola a rischio crisi idrica. 224 chilometri quadrati di superficie, una popolazione di circa 30mila residenti che durante l’estate aumenta in modo esponenziale con i turisti. Con la siccità della scorsa estate Asa se l’è cavata con delle riduzioni della pressione, scongiurando sul filo di lana i razionamenti. Le risorse idriche locali portano in rete circa tre milioni e 600mila metri cubi di acqua. Ma il fabbisogno d’acqua per l’isola è all’incirca il doppio (7,7 milioni di metri cubi), coperto per il 53% dalla condotta idrica sottomarina che porta acqua da Piombino ed è stata realizzata tra il 1984 e il 1986. È proprio l’età della condotta a rendere urgente la ricerca di nuove fonti di approvvigionamento. «Una rottura sarebbe un disastro – ha più volte spiegato Barbetti – se accadesse in estate i turisti dovrebbero essere evacuati. Immaginate il danno per il turismo». Ma l’urgenza, così come i tentativi di spiegazione e le rassicurazioni, non sta smontando il fronte del No. E la mancanza di un sostegno politico rischia di complicare il quadro, visto che i Comuni dovrebbero contribuire alla spesa per realizzare l’opera (circa 4 milioni). Ma all’Elba, invece di cercare i soldi, sono ancora troppo impegnati a litigare.

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