Il Tirreno

Toscana

Sciopero in vista per i lavoratori Ryanair, ma il contratto lo impedisce

di Stefano Taglione
Un Boeing 737-800 di Ryanair decolla dal Galilei (foto Muzzi)
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Un Boeing 737-800 di Ryanair decolla dal Galilei (foto Muzzi)

Il 27 ottobre è in programma la protesta dei dipendenti della compagnia e delle agenzie collegate. Alto il rischio flop, un pilota: "Nessuno aderirà". L’esperto: "È incostituzionale"

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PISA. «Nel caso in cui vi sia un’interruzione del servizio a causa di controverse o scioperi, il rapporto di lavoro verrà interrotto». Lo spiega chiaramente l’articolo 33 del contratto. Uno di quelli della Workforce International Contractors, fra le agenzie che assumono gli assistenti di volo per conto di Ryanair. È per questo che lo sciopero proclamato il 27 ottobre dalla Fit Cisl – che riguarda tutto il personale della compagnia irlandese e delle società di recruiting collegate – rischia di essere un flop.

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Anche a Pisa, la seconda base italiana per la società di Michael O’Leary. Ma il sindacato lo ha messo in conto. Del resto, chi è che resta a casa con il rischio di essere licenziato? Nessuno. Forse soltanto quei comandanti o primi ufficiali che, dopo aver dato le dimissioni con il classico preavviso di tre mesi, hanno già accettato un’altra offerta di lavoro. «Ryanair non vuole stabilire alcun rapporto con i sindacati – spiega Emiliano Fiorentino, segretario nazionale Fit Cisl nonché responsabile del settore aereo – anche se parecchi loro dipendenti, in attesa che un giudice obblighi la società a riconoscerci, ci hanno già dato fiducia aderendo alla nostra federazione».

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È un primo passo, quello della Cisl. Non l’unico, visto che anche altre sigle in passato ci hanno provato. Ma la strada è lunga. «Lo sciopero non avrà seguito – conferma un pilota della compagnia, che sceglie l’anonimato, contattato dal Tirreno – e chi non entra al lavoro, rischia il licenziamento». Sul rapporto con i sindacati, Ryanair fa sapere di «incontrare direttamente solo il proprio personale» e non i loro rappresentanti.

In ogni caso, in Italia, licenziare un lavoratore che aderisce a uno sciopero è vietato: va contro i principi della nostra Costituzione. «È qualcosa di paradossale – commenta il professor Pasqualino Albi, giuslavorista e docente ordinario di Diritto del lavoro all’università di Pisa – e di discriminatorio. Credo che nessuno possa avere un’opinione diversa». Iscriversi ai sindacati irlandesi – secondo quanto affermano diversi dipendenti di Ryanair – non sarebbe nemmeno proibito. Ma aderire agli scioperi, visto che non vengono riconosciuti, sì. «Da anni che proviamo a cambiare le cose – commenta Luigi Manzi, coordinatore delle attività internazionali per la Fit Cisl – e ora il fronte è aperto».

Un mese fa, era il 14 settembre, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha fatto finalmente chiarezza: Ryanair non può imporre la legge irlandese al personale degli altri Stati membri. Ma per ora, la compagnia, continua a non considerare le istanze dei sindacati. «Le nostre richieste di chiarimento aspettano ancora delle risposte», aggiunge Raffaele Meola di Fit Cisl. Ma la partita a scacchi deve ancora iniziare: la prima mossa è esattamente fra una settimana. Alle 14, quando parte lo sciopero. Che forse non inchioderà a terra alcun volo, ma verso Dublino potrebbe lanciare più di un segnale.

Ma nel frattempo O'Leary chiarisce: «Abbiamo rassicurato che non ci saranno più cancellazioni dopo marzo - dice l'amministratore delegato della compagnia irlandese -. I rimborsi costeranno 25 milioni di euro e la compagnia pagherà tutto».


 

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