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Toscana

Sciopero in Ryanair: nel mirino la clausola che vieta i sindacati

di Alfredo Faetti
Sciopero in Ryanair: nel mirino la clausola che vieta i sindacati

Stando al contratto, se protesti, l’assunzione è nulla. Cisl proclama la prima agitazione il 27 ottobre anche a Pisa

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PISA. Sotto il tiro incrociato dei sindacati, Ryanair attraversa il momento più caldo dal suo sbarco in Italia dopo il lungo elenco di voli cancellati, che riguardano fino a 400mila passeggeri, per il quale oggi il presidente Enac Vito Riggio incontrerà l’ad Michael O’Leary. Riggio ha chiarito che al momento non è stata applicata a Ryanair alcuna sanzione: «Per ora li abbiamo diffidati dalle violazioni del regolamento», ha detto, aggiungendo che al momento le cancellazioni «non sono state così tante da determinare alcun caos».

Di sicuro aumentano i fronti aperti per la compagnia irlandese: nei giorni scorsi, al tribunale di Bergamo, è stato presentato dalla Filt Cgil un ricorso per far luce su quella che è già stata definita la «clausola anti-sindacato», legata al fatto che ogni dipendente della compagnia deve sottoscrivere un rapporto di lavoro subordinato alla condizione che, si legge nell’esposto, «non effettui interruzioni di lavoro o qualunque altra azione sindacale».

E mentre la Cgil sta passando al vaglio le posizioni dei lavoratori nei vari aeroporti italiani, la Filt Cisl è pronta per il primo sciopero italiano del personale Ryanair, in agenda per venerdì 27 a partire dalle 14. «Ormai gli equipaggi si sono ribellati e temo ci saranno altri voli cancellati, almeno fino a marzo», dice Valerio Russo, delegato Filt Cisl a Pisa. In questa turbolenta pagina della compagnia irlandese rientra anche il Galilei, sotto tutti gli aspetti. Scavando tra le memorie dei sindacati, emerge che i delegati hanno sempre avuto difficoltà a rapportarsi con i dipendenti Ryanair, come raccontano loro stessi.

Dalle vertenze al tesseramento, nessun lavoratore arruolato nella compagine irlandese ha mai voluto avvicinarsi alle sigle. «C’erano ripercussioni a chi chiedeva contatti con i sindacati: anziché farti volare da Pisa a Parigi, ad esempio, ti mando in Marocco – raccontano al Tirreno vecchi delegati Cgil – C’era un clima di timore». Timore che viene raccontato nel ricorso a firma Cgil presentato al tribunale bergamasco, in cui si spiega che «il contratto con i dipendenti dovrà ritenersi annullato e inefficace» nel caso in cui la società «sarà obbligata a riconoscere qualunque sindacato del personale di cabina».

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Fino alla fine dell’estate, infatti, Ryanair non prevedeva trattative (vedi le vertenze) con sindacati che non fossero irlandesi: vincolo imposto anche a chi lavorava in altri Paesi. È successo anche a Pisa, qualche anno fa, quando uno steward di volo ha fatto nove giorni di malattia in un anno. Troppi, secondo il management irlandese, che ha contestato queste assenze convocando il dipendente a Dublino. La Filt Cgil decise di farne un delegato, per poterlo tutelare, ma i dirigenti Ryanair risposero che non riconoscevano i sindacati italiani: la segreteria pisana allora chiamò in causa i delegati nazionali che a loro voltacoinvolsero i sindacati irlandesi. Tutto per nove giorni di malattia in un anno. La procedura comunque finì in un nulla di fatto.

Una pratica diffusa, spiegano dalla Filt Cgil nazionale, ma destinata a cambiare dopo la sentenza della Corte di giustizia europea, arrivata a settembre, in cui si stabilisce che la giurisdizione per le controversie giuridiche del personale di Ryanair è quella dove il personale opera e non in Irlanda o dove hanno sede le agenzie interinali. Il sindacato adesso sta setacciando la situazione dei vari dipendenti della compagnia, aeroporto per aeroporto: ha iniziato con Bergamo, poi passerà a Bari e mano a mano arriverà anche a Pisa. «Ora che la sentenza ha dettato questa linea, credo che verranno scoperti molti casi», prevede Russo.

  • Per approfondire:

UN PILOTA TOSCANO: "ECCO COME CI TRATTANO" di Stefano Taglione

UN UFFICIALE: "SFRUTTATI E SENZA DIRITTI" di Yuri Rosati
 

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