Il dolore
Muore dopo l’intervento, indagati 6 medici
Empoli, Elena Baroncelli è deceduta a 33 anni due giorni l’operazione considerata «riuscita»
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EMPOLI. Sono stati indagati sei medici dell'ospedale di Empoli nell'inchiesta aperta dalla procura di Firenze sulla morte di Elena Baroncelli , la donna di 33 anni, residente vicino a Lastra a Signa, deceduta il 9 ottobre. È quanto emerge dagli sviluppi dell'inchiesta coordinata dal pm Massimo Lastrucci che, inoltre, a breve, affiderà l'incarico per eseguire l'autopsia.
La giovane donna era stata sottoposta a intervento chirurgico il 6 ottobre dopo che nella notte del 5 si era presentata al pronto soccorso con un quadro clinico complesso. I medici, viste le condizioni della donna, decisero di sottoporla a un intervento chirurgico urgente. Non si trattava di un’operazione particolarmente complessa, ma neanche di quelle considerate di routine. Tanto che furono coinvolti i professionisti sia di ginecologia che di chirurgia generale.
L’intervento, comunque, era stato considerato “riuscito” dall’equipe, che poi aveva dato l’autorizzazione al trasferimento della donna in reparto, per quella che sembrava profilarsi come una normale degenza. E così è stato almeno fino a domenica sera. Quando la situazione è improvvisamente precipitata.
Le sue condizioni sono peggiorate, al punto da spingere i medici dell’ospedale San Giuseppe all’immediato trasferimento della donna nel reparto di rianimazione. La situazione generale è diventata drammatica con il passare delle ore, fino alle 8. 30 circa di lunedì 9, quando la trentatreenne è morta. L’azienda sanitaria Toscana Centro ha subito riunito l’unità di crisi per analizzare la procedura medica e indagare su quanto accaduto. Ne fanno parte tra gli altri i primari dei reparti interessati, il risk manager e un medico legale. L’unità di crisi aveva chiesto il riscontro diagnostico per accertare la causa di morte e chiarire tutti gli aspetti sul piano clinico-scientifico. Sempre lunedì il padre della donna si è poi presentato nella caserma di via Tripoli, per denunciare l’accaduto, sostenendo che l’intervento chirurgico al quale era stata sottoposta la figlia non avrebbe dovuto presentare particolari problemi. I carabinieri hanno trasmesso tutti gli atti alla procura fiorentina che ha disposto il sequestro della cartella clinica. E aperto l’indagine. La magistratura, però, non ha reso noti i nomi dei sei medici indagati: per questo Il Tirreno non li ha pubblicati.
La giovane donna era stata sottoposta a intervento chirurgico il 6 ottobre dopo che nella notte del 5 si era presentata al pronto soccorso con un quadro clinico complesso. I medici, viste le condizioni della donna, decisero di sottoporla a un intervento chirurgico urgente. Non si trattava di un’operazione particolarmente complessa, ma neanche di quelle considerate di routine. Tanto che furono coinvolti i professionisti sia di ginecologia che di chirurgia generale.
L’intervento, comunque, era stato considerato “riuscito” dall’equipe, che poi aveva dato l’autorizzazione al trasferimento della donna in reparto, per quella che sembrava profilarsi come una normale degenza. E così è stato almeno fino a domenica sera. Quando la situazione è improvvisamente precipitata.
Le sue condizioni sono peggiorate, al punto da spingere i medici dell’ospedale San Giuseppe all’immediato trasferimento della donna nel reparto di rianimazione. La situazione generale è diventata drammatica con il passare delle ore, fino alle 8. 30 circa di lunedì 9, quando la trentatreenne è morta. L’azienda sanitaria Toscana Centro ha subito riunito l’unità di crisi per analizzare la procedura medica e indagare su quanto accaduto. Ne fanno parte tra gli altri i primari dei reparti interessati, il risk manager e un medico legale. L’unità di crisi aveva chiesto il riscontro diagnostico per accertare la causa di morte e chiarire tutti gli aspetti sul piano clinico-scientifico. Sempre lunedì il padre della donna si è poi presentato nella caserma di via Tripoli, per denunciare l’accaduto, sostenendo che l’intervento chirurgico al quale era stata sottoposta la figlia non avrebbe dovuto presentare particolari problemi. I carabinieri hanno trasmesso tutti gli atti alla procura fiorentina che ha disposto il sequestro della cartella clinica. E aperto l’indagine. La magistratura, però, non ha reso noti i nomi dei sei medici indagati: per questo Il Tirreno non li ha pubblicati.
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