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La Camera vota la legge scudo in commissione

La Camera vota la legge scudo in commissione

All’unanimità approvato l’iter veloce per la riforma del telemarketing aggressivo

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ROMA. I lavoratori li ascolteranno. I sindacati pure. E anche le associazioni dei call center. Ma non per questo tarderanno ad approvare la legge. E con iter accelerato. L’impegno è preso da parte di tutti i gruppi, da Pd a M5s, passando per FI e Mdp. La Camera voterà la riforma del telemarketing in «sede legislativa». Affiderà il voto della riforma della legge scudo contro le chiamate commerciali indesiderate alle commissioni Comunicazioni e Attività produttive, senza passare dall’aula.

Identica procedura adottata dal Senato: iter accelerato, appunto, che dovrebbe consentire anche di apportare un paio di modifiche di minima. La prima riguarda la possibilità di avere prefissi distinti per le chiamate commerciali e per quelli di sondaggi Istat; la seconda prevede di introdurre il numero richiamabile del call center, al posto del solo prefisso identificabile, anticipando l’entrata in vigore del regolamento comunitario (che sarà in vigore in Europa dal 25 maggio 2018). Si tratta di modifiche che il Senato si sarebbe già impegnato (in modo informale) a riapprovare in tempi rapidissimi e sempre in commissione in sede deliberante, senza mandare la legge in aula. Insomma, fra le Camere ci sarebbe un accordo (da formalizzare) per votare la legge con iter veloce in commissione entro fine anno. Se il patto verrà rispettato, significa che a dicembre, per la prima volta, in Italia gli abbonati saranno più difesi (rispetto a oggi) dalle chiamate commerciali moleste. Si potranno iscrivere al Registro delle opposizioni tutti i numeri di telefono, come chiede da un anno Il Tirreno, e non solo quelli pubblicati negli elenchi telefonici. In concreto significa estendere la tutela da 15 milioni a 117 milioni di numerazioni, includendo oltre 90 milioni di cellulari e oltre 7 milioni di numeri fissi riservati. Una volta iscritti nel Registro delle Opposizioni, infatti, gli abbonati non potranno più essere chiamati a scopi commerciali, a meno di non aver rilasciato un esplicito consenso. La richiesta di votare in sede legislativa la riforma è stata avanzata dai relatori della legge alla Camera, i deputati Lorenzo Basso (Pd) e Michele Mugnato (Mdp). Ma tutti i gruppi hanno votato a favore considerando prioritario tutelare gli abbonati «soprattutto i più deboli». E questo lascia presupporre che nessuno in aula obietterà al voto in sede legislativa. La discussione, comunque, in commissione riprenderà giovedì. Ieri, invece, è scaduto il termine per presentare gli emendamenti.



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