Il dolore
TOSCANA DA NOBEL »SCIENZA IN PRIMA FILA
di Stefano Taglione
PISA. Il futuro è vicino: appena un anno. Fra 12 mesi Virgo verrà riacceso. E con lui i due fratelli americani di Ligo, a Livingston e Hanford. Allora sì che le super antenne – orecchie per le onde...
3 MINUTI DI LETTURA
PISA. Il futuro è vicino: appena un anno. Fra 12 mesi Virgo verrà riacceso. E con lui i due fratelli americani di Ligo, a Livingston e Hanford. Allora sì che le super antenne – orecchie per le onde gravitazionali – diventeranno veramente potenti. I ricercatori italiani, francesi e americani – dopo che lo scorso 14 agosto è stato capitato il quarto segnale proveniente dall’Universo, il primo dopo i tre rivoluzionari del 2015 – hanno spento tutti gli interferometri. Come mai? Nessun problema, nessuna stretta economica. Tutt’altro. Stanno lavorando per renderli ancora più sensibili e potenti, visto che dall’autunno del 2018 le ambizioni crescono: esplorare sempre più nel dettaglio lo Spazio.
UN PISANO IN PRIMA LINEA
La caccia alle onde gravitazionali parte da Pisa. Non solo per Virgo, che è a Cascina. A capo di un team parigino, sede francese dell’osservatorio internazionale Ego, c’è un ricercatore pisano. Si chiama Matteo Barsuglia, ha 47 anni, è cresciuto a Vecchiano e lavora per il Cnrs, l’equivalente del Cnr italiano. Barsuglia, che si è laureato in fisica a Pisa, guida un progetto di Virgo nel laboratorio di astroparticelle e cosmologia dell’università Paris Diderot. Il suo team, che collabora con l’Istituto nazionale di Fisica nucleare, analizza i dati catturati dall’interferometro e si è occupato di una parte fondamentale della seconda versione dell’antenna di Cascina: dei telescopi di ingresso e di uscita del fascio laser. «I nostri strumenti allargano e riducono l’ampiezza del fascio mantenendone la qualità – spiega il ricercatore, i cui genitori vivono nel Pisano, ad Arena Metato – ma dopo le migliorie sarà possibile, ad esempio, capire gli scenari sulla genesi dei buchi neri. E guarderemo con interesse alle stelle di neutroni».
TUTTO PARTÌ CON L’ERASMUS
La storia di Barsuglia è incredibile: pisano, ha conosciuto Virgo a Parigi, quando a Cascina l’interferometro era solo un progetto. Bisogna tornare indietro al ’91: Matteo era in Erasmus a Parigi quando gli viene proposto uno stage proprio nella sede del progetto italo-francese. «Nel ’95 mi sono laureato a Pisa con una tesi sulle onde gravitazionali – racconta – e ricordo che all’inizio, diversi colleghi, mi prendevano per visionario. Erano scettici. Ma per fortuna non tutti». Grazie alle sue capacità e all’Erasmus in Francia – dove ha conosciuto i “padri” di Virgo, Adalberto Giazotto e Alain Brillet – la sua carriera ha svoltato: prima il dottorato di ricerca, sempre a Parigi, poi il lavoro come ricercatore al Cnrs e i progetti di Virgo. «Sono ritornato a Cascina – ricorda Barsuglia – ma dal 2008, pur restando sempre in contatto con la Toscana, mi sono trasferito definitivamente in Francia».
L’IMPORTANZA DI CASCINA
Il Nobel è più americano che toscano, d’accordo, ma il ruolo di Virgo è stato fondamentale. Oltre ad analizzare anche i dati degli interferometri americani, infatti, nel tempo i ricercatori europei stanno colmando il gap che separa l’interferometro di Cascina dai suoi fratelli. Un divario tutt’altro che imprevedibile, visto che i Ligo sono accesi da più anni e nel frattempo sono stati configurati per essere più sensibili. Ma Virgo è essenziale. «La sua L (l’impianto, grazie ai due tubi che partono dal centro, somiglia alla lettera dell’alfabeto ndr) – racconta Barsuglia – è orientata in modo diverso rispetto ai due interferometri americani e “guarda” l’Universo da un’altra prospettiva. È grazie a lui che abbiamo confermato che la “polarizzazione” delle onde gravitazionali – come distorcono lo spazio-tempo – è quella prevista dalla teoria della relatività di Albert Einstein».
IL “NUOVO” VIRGO
Ora non resta che aspettare il “nuovo” Virgo. Non sarà rivoluzionato come nella sua ultima versione, nella quale «sono rimasti quasi solo i tubi», racconta Barsuglia. Ma grazie alla continua triangolazione con i Ligo potrà vedere ancora più lontano. «Da quando i Ligo e Virgo sono insieme – conclude il ricercatore – captando un’onda la potremmo localizzare in una porzione di cielo 10 volte più piccola di prima, stabilendone la posizione in modo più preciso, restringendo il campo delle galassie. Così è avvenuto il 14 agosto. E in futuro saremo sempre più precisi e potremo vedere lo Spazio in modo più ampio e dettagliato».
@taglions. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
UN PISANO IN PRIMA LINEA
La caccia alle onde gravitazionali parte da Pisa. Non solo per Virgo, che è a Cascina. A capo di un team parigino, sede francese dell’osservatorio internazionale Ego, c’è un ricercatore pisano. Si chiama Matteo Barsuglia, ha 47 anni, è cresciuto a Vecchiano e lavora per il Cnrs, l’equivalente del Cnr italiano. Barsuglia, che si è laureato in fisica a Pisa, guida un progetto di Virgo nel laboratorio di astroparticelle e cosmologia dell’università Paris Diderot. Il suo team, che collabora con l’Istituto nazionale di Fisica nucleare, analizza i dati catturati dall’interferometro e si è occupato di una parte fondamentale della seconda versione dell’antenna di Cascina: dei telescopi di ingresso e di uscita del fascio laser. «I nostri strumenti allargano e riducono l’ampiezza del fascio mantenendone la qualità – spiega il ricercatore, i cui genitori vivono nel Pisano, ad Arena Metato – ma dopo le migliorie sarà possibile, ad esempio, capire gli scenari sulla genesi dei buchi neri. E guarderemo con interesse alle stelle di neutroni».
TUTTO PARTÌ CON L’ERASMUS
La storia di Barsuglia è incredibile: pisano, ha conosciuto Virgo a Parigi, quando a Cascina l’interferometro era solo un progetto. Bisogna tornare indietro al ’91: Matteo era in Erasmus a Parigi quando gli viene proposto uno stage proprio nella sede del progetto italo-francese. «Nel ’95 mi sono laureato a Pisa con una tesi sulle onde gravitazionali – racconta – e ricordo che all’inizio, diversi colleghi, mi prendevano per visionario. Erano scettici. Ma per fortuna non tutti». Grazie alle sue capacità e all’Erasmus in Francia – dove ha conosciuto i “padri” di Virgo, Adalberto Giazotto e Alain Brillet – la sua carriera ha svoltato: prima il dottorato di ricerca, sempre a Parigi, poi il lavoro come ricercatore al Cnrs e i progetti di Virgo. «Sono ritornato a Cascina – ricorda Barsuglia – ma dal 2008, pur restando sempre in contatto con la Toscana, mi sono trasferito definitivamente in Francia».
L’IMPORTANZA DI CASCINA
Il Nobel è più americano che toscano, d’accordo, ma il ruolo di Virgo è stato fondamentale. Oltre ad analizzare anche i dati degli interferometri americani, infatti, nel tempo i ricercatori europei stanno colmando il gap che separa l’interferometro di Cascina dai suoi fratelli. Un divario tutt’altro che imprevedibile, visto che i Ligo sono accesi da più anni e nel frattempo sono stati configurati per essere più sensibili. Ma Virgo è essenziale. «La sua L (l’impianto, grazie ai due tubi che partono dal centro, somiglia alla lettera dell’alfabeto ndr) – racconta Barsuglia – è orientata in modo diverso rispetto ai due interferometri americani e “guarda” l’Universo da un’altra prospettiva. È grazie a lui che abbiamo confermato che la “polarizzazione” delle onde gravitazionali – come distorcono lo spazio-tempo – è quella prevista dalla teoria della relatività di Albert Einstein».
IL “NUOVO” VIRGO
Ora non resta che aspettare il “nuovo” Virgo. Non sarà rivoluzionato come nella sua ultima versione, nella quale «sono rimasti quasi solo i tubi», racconta Barsuglia. Ma grazie alla continua triangolazione con i Ligo potrà vedere ancora più lontano. «Da quando i Ligo e Virgo sono insieme – conclude il ricercatore – captando un’onda la potremmo localizzare in una porzione di cielo 10 volte più piccola di prima, stabilendone la posizione in modo più preciso, restringendo il campo delle galassie. Così è avvenuto il 14 agosto. E in futuro saremo sempre più precisi e potremo vedere lo Spazio in modo più ampio e dettagliato».
@taglions. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
