Attenzione
Si sottopone alla Tac, muore durante l’esame
di Pietro Barghigiani
Per Michele Felline, pensionato di 69 anni si trattava di un controllo di routine La famiglia presenta un esposto. Necessaria l’autopsia per verificare le cause
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PISA. Un esame di routine che inizia con la speranza di sentirsi dire dal medico che va tutto bene. L’esito è un altro: il paziente all’obitorio. Un ribaltamento di aspettative sul quale i familiari della vittima chiedono alla Procura di accertare cause ed eventuali responsabilità.
A scorrere la letteratura scientifica l’indice di mortalità in occasione di Tac con liquido di contrasto è di un decesso su 55mila esami. Michele Felline, 69 anni, di Arena Metato, martedì pomeriggio è diventato quello 0,002 per cento di chi non ce la fa.
Una morte così repentina da lasciare senza parole gli stessi medici che, prima ancora della decisione dei familiari di presentare un esposto, avevano chiesto un riscontro diagnostico sul cadavere. Non si sanno spiegare cosa possa essere successo a provocare lo shock anafilattico dall’effetto fatale.
Non era la prima volta che Felline, dipendente Telecom in pensione, si sottoponeva alla Tac con liquido di contrasto. Circa un anno fa aveva avuto un problema renale con l’asportazione di un organo. Dopo l’intervento le condizioni erano migliorate.
La vita era ripresa regolare, aiutato dall’affetto della famiglia che anche martedì pomeriggio era al suo fianco all’ospedale Santa Chiara. Le verifiche periodiche disposte dai medici non erano più una preoccupazione per il pensionato. Chiamato per l’ennesimo controllo, lo aveva affrontato con la convinzione che, come i precedenti, servisse solo a confermare un recupero pieno e un ritorno alla vita. Qualcosa non ha funzionato e solo l’autopsia sarà in grado di stabilire la causa-effetto.
La cronaca di una morte imprevista inizia con Felline e i familiari entrare nel primo pomeriggio alla radiologia del Santa Chiara. Il pensionato sa che il liquido di contrasto, da iniettare per rendere più chiare le immagini della Tac, aggiunge una percentuale infinitesimale di rischio, ma l’esame non lo spaventa. Passano i minuti e i familiari non lo vedono uscire. Aspettano di incontrare i medici per avere un’indicazione sintetica sull’esito dell’esame. Niente. Quando i camici bianchi incontrano i parenti di Felline la costernazione sui loro volti anticipa la notizia che spezza il cuore ai parenti del pensionato. Un malore imprevedibile contro il quale non è stato possibile porre rimedio per un salvataggio neanche in un ospedale. L’esposto è finito sul tavolo del sostituto procuratore Miriam Pamela Romano che tra oggi e domani incaricherà un medico legale per l’autopsia.
Antonella Felline è una delle sorelle (sono in sette con i fratelli) di Michele. Era in ospedale quando le hanno comunicato che era morto durante la Tac. Uno schiaffo che non ti aspetti e ti lascia stordito per minuti. Impotente di fronte a qualunque reazione.
«Ero con altri familiari e siamo rimasti sconvolti – spiega –. Mio fratello stava bene di salute. Era andato in ospedale per un controllo di routine. È un colpo durissimo che dobbiamo metabolizzare. Ci siamo affidati a un legale e abbiamo fatto un esposto in Procura, ma non accusiamo a prescindere nessuno. Vogliamo sapere cosa è accaduto e se qualcosa non ha funzionato. Anche i medici erano sconvolti. Neanche loro si sanno spiegare perché Michele è morto».
A scorrere la letteratura scientifica l’indice di mortalità in occasione di Tac con liquido di contrasto è di un decesso su 55mila esami. Michele Felline, 69 anni, di Arena Metato, martedì pomeriggio è diventato quello 0,002 per cento di chi non ce la fa.
Una morte così repentina da lasciare senza parole gli stessi medici che, prima ancora della decisione dei familiari di presentare un esposto, avevano chiesto un riscontro diagnostico sul cadavere. Non si sanno spiegare cosa possa essere successo a provocare lo shock anafilattico dall’effetto fatale.
Non era la prima volta che Felline, dipendente Telecom in pensione, si sottoponeva alla Tac con liquido di contrasto. Circa un anno fa aveva avuto un problema renale con l’asportazione di un organo. Dopo l’intervento le condizioni erano migliorate.
La vita era ripresa regolare, aiutato dall’affetto della famiglia che anche martedì pomeriggio era al suo fianco all’ospedale Santa Chiara. Le verifiche periodiche disposte dai medici non erano più una preoccupazione per il pensionato. Chiamato per l’ennesimo controllo, lo aveva affrontato con la convinzione che, come i precedenti, servisse solo a confermare un recupero pieno e un ritorno alla vita. Qualcosa non ha funzionato e solo l’autopsia sarà in grado di stabilire la causa-effetto.
La cronaca di una morte imprevista inizia con Felline e i familiari entrare nel primo pomeriggio alla radiologia del Santa Chiara. Il pensionato sa che il liquido di contrasto, da iniettare per rendere più chiare le immagini della Tac, aggiunge una percentuale infinitesimale di rischio, ma l’esame non lo spaventa. Passano i minuti e i familiari non lo vedono uscire. Aspettano di incontrare i medici per avere un’indicazione sintetica sull’esito dell’esame. Niente. Quando i camici bianchi incontrano i parenti di Felline la costernazione sui loro volti anticipa la notizia che spezza il cuore ai parenti del pensionato. Un malore imprevedibile contro il quale non è stato possibile porre rimedio per un salvataggio neanche in un ospedale. L’esposto è finito sul tavolo del sostituto procuratore Miriam Pamela Romano che tra oggi e domani incaricherà un medico legale per l’autopsia.
Antonella Felline è una delle sorelle (sono in sette con i fratelli) di Michele. Era in ospedale quando le hanno comunicato che era morto durante la Tac. Uno schiaffo che non ti aspetti e ti lascia stordito per minuti. Impotente di fronte a qualunque reazione.
«Ero con altri familiari e siamo rimasti sconvolti – spiega –. Mio fratello stava bene di salute. Era andato in ospedale per un controllo di routine. È un colpo durissimo che dobbiamo metabolizzare. Ci siamo affidati a un legale e abbiamo fatto un esposto in Procura, ma non accusiamo a prescindere nessuno. Vogliamo sapere cosa è accaduto e se qualcosa non ha funzionato. Anche i medici erano sconvolti. Neanche loro si sanno spiegare perché Michele è morto».
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