Il Tirreno

Toscana

«Don Euro corretto tardi e male»

di Alessandra Vivoli e Libero Red Dolce
«Don Euro corretto tardi e male»

Le critiche del parroco pasionario di Carrara a monsignor Parolin, l’inviato del Papa

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MASSA. «La gestione della correzione è stata fatta male». Usa un linguaggio aulico don Raffaello Piagentini. Ma il messaggio è terra terra: buttarlo fuori. Prendere una posizione netta, mettere una distanza siderale fra la chiesa e lui, don Euro. Il battagliero parroco del duomo di Carrara, durante la riunione del segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin con i sacerdoti della diocesi di Massa-Carrara si riferisce alla correzione spirituale di don Luca Morini, il prete originario di Pontasserchio accusato dalla procura di Massa di truffare i suoi fedeli e spendere i soldi per viaggi e avventure con gigolò.

IL PARROCO PASIONARIO

Don Raffaello, lo stesso prete che in estate sul Sagro ha celebrato una messa cantando “Bella ciao” dove era stata issata la bandiera fascista di Salò, è l’unico ad alzare la mano dopo il discorso del cardinale Parolin che parla della sua carriera ecclesiastica e del momento di difficoltà della curia apuana. Don Raffaello già due anni fa, insieme ad altri parroci, aveva firmato una lettera rivolta al vescovo locale Giovanni Santucci chiedendo alla Curia una presa di posizione più forte sul caso. La riunione finisce e don Raffaello, unico tra i preti, non segue la processione per il patrono di Massa S. Francesco fino al duomo. «Vado di fretta, ho la messa anche a Carrara», spiega. E non aggiunge altro. Nel congedo, la critica.

LA DIFESA DEL VESCOVO

La chiesa, comunque, è gremita. E c’è attesa tra le navate della chiesa. La gente vuole ascoltare don Parolin. Ai giornalisti ha parlato due ore prima, all’uscita dalla riunione con i sacerdoti. È stringato: «La situazione non si può ignorare». Il resto lo promette all’omelia. Pronunciamento che arriva appena conclusa la prima parte della liturgia. «La vostra comunità diocesana sta attraversando un tempo di particolare difficoltà e sofferenza e un momento di prova. Ringrazio il Signore per avermi dato la possibilità di venire di persona e star vicino al vostro pastore Giovanni e a tutti voi». In due frasi il segretario di stato Vaticano riassume con sottigliezza diplomatica la posizione della Santa sede sulla questione di don Morini: la Chiesa ammette pubblicamente il peccato senza mai nominare il peccatore. Un discorso da pompiere quello del cardinale Parolin, il numero due del Vaticano. Chi si aspettava una sconfessione pubblica del vescovo, indagato per appropriazione indebita e frode ai danni di un’assicurazione nello stesso procedimento di don Morini, resta deluso.

L’INVITO AL PERDONO

A Santucci Parolin esprime vicinanza. Ma non trascura il sentimento di smarrimento manifestato da molti parrocchiani. «Vi incoraggio a far ciascuno la propria parte – insiste Parolin - anche a nome del Santo Padre. Fate la vostra parte, quella che vi indicherà il Signore, ispirata dalla verità, dalla giustizia, dalla fiducia nelle istituzioni, dal coraggio, dalla carità, dal pentimento e dal perdono». È l’apertura al mondo laico, l’invito a chi non indossa la tonaca a non sentirsi abbandonato dalla Chiesa. Un invito a rimanere nel perimetro nonostante le difficoltà.

PRESA DI POSIZIONE MANCATA

Del resto, Parolin nei giorni precedenti la visita a Massa ha ricevuto una lettera firmata da una serie di parrocchiani delusi. Una lettera accorata, indirizzata ufficialmente a Santucci, dove si parla di “punti di riferimento smarriti” e dove si esprime con chiarezza il dubbio che «alla gravità della situazione non sia seguita una doverosa presa di posizione». Parolin quella lettera l’ha letta e probabilmente, nel linguaggio allusivo e cifrato degli uomini di chiesa, a quegli uomini e a quelle donne si riferisce quando a termine dell’omelia cita un passo del vangelo di Matteo: «Hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli». Sono i parrocchiani quei “piccoli”? O è un riferimento vago? Si apre il ring dell’interpretazione, ma per qualcuno, nel discorso del duomo, è mancata la chiarezza “bergogliana” .

LA LINEA DURA

La coincidenza teologica sul vangelo di Matteo è peraltro notevole. Allo stesso evangelista, ai versetti (18,15-17), si era riferito anche don Raffaello durante l’incontro privato. «Se il tuo fratello commette una colpa, va' e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello. Se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all'assemblea; e se non ascolterà neanche l'assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano». E con queste parole aveva spiegato la sua linea al cardinale Parolin. Una presa di posizione netta: don Morini doveva essere messo fuori dalla Curia. Trattato come «un pagano e un pubblicano».

MALUMORE TRA I FEDELI

Parolin però nel suo discorso pubblico ha voluto insistere sul sentimento della comunità smarrita. Accenna alla «fatica dei fedeli, quella che si percepisce più che dai giornali, che pur stanno dedicando attenzione alle vicende che vi riguardano, dall'ascolto dei vostri cuori». E invita ad ascoltare «il cuore di questa Chiesa che palpita di dolore ma anche di amore e speranza». La messa prosegue, con il duomo che si svuota solo verso le 20. In molti vanno a salutare il cardinale Parolin, a baciare l’anello. Altri invece imboccano l’uscita e se ne vanno. Il malumore non è stato spazzato via. La “prova difficile” della diocesi apuana è ancora tutta da affrontare.



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