Il Tirreno

Toscana

Legge-scudo, una settimana per l’accordo

di Ilaria Bonuccelli
Legge-scudo, una settimana per l’accordo

La Camera tratta con il Senato. E la riforma per salvare i call center è già prevista a maggio 

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ROMA. Se non ora, a maggio. Se non cambia ora, alla Camera, la legge contro il telemarketing aggressivo può - anzi - deve essere modificata a primavera. Il 25 maggio 2018, infatti, entra in vigore il nuovo regolamento europeo sulla protezione dei dati personali. Anche l’Italia, quindi, dovrà adeguarsi. Imporre ai call center il numero “richiamabile”. Quello che i sindacati e Assocontact, l’Associazione dei call center vogliono introdurre subito nella legge licenziata dal Senato e ora in discussione a Montecitorio, in alternativa al prefisso unico identificativo delle telefonate commerciali.

EMENDAMENTI FINO AL 6

La Camera non dice no a priori a questa modifica che servirebbe a salvare da 25.000 a 40.000 posti di lavoro nei call center, secondo isindacati. Addirittura riapre i termini per la presentazione degli emendamenti al testo licenziato dal Senato e già adottato dalle commissioni Comunicazioni e Lavori pubblici di Montecitorio. Dà tempo fino a venerdì per proporre modifiche alla proposta di legge, anche se vari emendamenti sono già stati presentati da Pd, Sinistra Italiana, Ala, FI, Gruppo Misto (ex Scelta civica). In linea di massima , tendono a ottenere due obiettivi: 1) azzerare con scelta volontaria e non in modo automatico i consensi all’utilizzo del proprio numero per scopi commerciali, rilasciati prima dell’iscrizione al Registro delle Opposizioni; 2) sostituire il prefisso unico che precede le chiamate commerciali con un numero che si possa richiamare, in modo da non affossare i call center.

ACCORDO SUL VOTO

ENTRO DICEMBRE

Se gli emendamenti verranno discussi, però, si capirà solo la prossima settimana. Questi giorni, infatti, serviranno per capire se verrà raggiunto un accordo fra Camera e Senato per il voto certo sulla legge «prima della fine della legislatura». Termine che, in realtà, coincide con la fine dell’anno.

In concreto questo significa che i presidenti delle due commissioni della Camera (Guglielmo Epifani di Mdp per le Attività produttive e Michele Meta del Pd per Lavori Pubblici) incontreranno l’ufficio di Presidenza del Senato e il presidente della Commissione Lavori pubblici di Palazzo Madama, Altero Matteoli: l’obiettivo è capire se ci sono i tempi di una “seconda lettura” della legge. Se, in caso di modifiche del testo alla Camera, il Senato è in grado di approvarla di nuovo entro dicembre. E con quale iter. In assenza di un accordo “blindato e pubblico”- come reclamano i due relatori della legge alla Camera, Lorenzo Basso (Pd) e Michele Mugnato (Mdp) - la legge non verrà toccata. Gli emendamenti non verranno discussi.

MEGLIO IL TESTO IMPERFETTO

«Sia io sia Mugnato - precisa Basso - non vogliamo affatto evitare il dibattito, ma in un ragionamento di concretezza, cerchiamo di puntare all’approvazione. Senza un accordo con il Senato, è improbabile che un testo modificato possa essere approvato entro fine anno dalle due Camere. Allora è meglio votare un testo imperfetto che può sempre essere cambiato in tempi brevi con la nuova legislatura». Anche perché - sottolinea Basso - anche i presidenti delle commissioni alla Camera trovano che le modifiche raccomandabili possano riguardare soprattutto la questione del prefisso differenziato per le chiamate commerciali e per le chiamate effettuate a fini statistici (ad esempio da Istat) e la questione del numero richiamabile. «Questa soluzione - evidenzia Basso - è prevista nel regolamento europeo sulla tutela dei dati personali che l’Italia sarà obbligata a recepire fra pochi mesi, a maggio 2018. Quindi, dovremo intervenire per forza con una norma per recepire questo regolamento. In quella sede potremo modificare la disposizione sul prefisso unico, se dovessimo approvare la legge sul telemarketing così com’è, per non far saltare tutto».

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