«Di’ a tua madre che la prendo e la ammazzo»
Aurora, mesi di terrore: le minacce alla figlia, i pedinamenti, i danni e le denunce inascoltate
LIVORNO. «Diglielo a tua madre. Diglielo: prima o poi la prendo e la ammazzo». La ragazzina è terrorizzata. Riferisce il messaggio alla mamma. Aurora - nome di fantasia per tutelare l’identità e l’incolumità della vittima - va in questura. Non è la prima volta. C’è già stata. Quella volta che lui le ha spaccato i vetri dell’auto con il casco della moto. E poi quell’altra, quando con lo spray nero le ha ricoperto l’auto di insulti. Quando l’ha inseguita. E pure quando l’ha minacciata di morte per telefono. Quella volta, almeno, l’hanno sentito anche i vigili urbani: Aurora si era rifugiata al comando di polizia municipale, spaventata. E aveva messo il telefono in viva voce. Tutti avevano sentito tutto: insulti, minacce. Ma lui era rimasto libero. Eppure Aurora aveva chiesto all’autorità giudiziaria di adottare «misure restrittive» contro l’ex. «Nessuno mi ha risposto. Mi chiedo che cosa deve fare uno così per essere fermato: ammazzare una donna?».
DENUNCE INASCOLTATE
La domanda resta sospesa per qualche secondo. Gli occhi di Aurora si riempiono di paura. Sono passati quattro anni dalla relazione, l’angoscia non si è alleggerita. «La giustizia non arrivata». All’attesa si è aggiunta la rabbia. Poche settimane fa un dramma colpisce Viareggio: viene assassinata Nicolina Pacini, la figlia 15enne di una donna perseguitata dall’ex. Situazione identica a quella di Aurora: l’uomo cercava la figlia della compagna che lo aveva lasciato, per sapere come rintracciare la madre. «Ci penso in continuazione. Anche lei, come me, aveva denunciato l’ex compagno. Anche le sue denunce non hanno avuto seguito. Però, sua figlia è stata ammazzata. Mia figlia, no. Ma la tragedia di Viareggio mi riporta tutto a galla. E ora voglio risposte. Non accetto più di vivere in uno Stato che non ci difende». Ma che chiede alle donne di denunciare i violenti.
SE NON RISPONDI TI SFASCIO LA MACCHINA
Aurora, infatti, è stata una donna che denuncia. Pochi mesi di relazione travagliata, liti, comportamenti ossessivi: «Era geloso in modo anormale. Non voleva neppure che andassi a casa della mia famiglia. Perciò l’ho lasciato». La rottura, però, non è contemplata nello schema dell’uomo. Che inizia con la persecuzione. Telefonate, messaggi, pedinamenti. «Una sera ero a cena da amici. Il telefono non smetteva di squillare. Era lui. Non volevo rispondere. Allora iniziano i messaggi. “Non mi fare questo”. “Se non mi rispondi ti sfascio la macchina”. Poco dopo “Mi sono ferito le mani per spaccarti i vetri della macchina”. Era vero. Mi aveva spaccato tutto. L’ho denunciato, fornendo anche gli sms che lo inchiodavano. L’agente che ha raccolto la denuncia, però, mi ha convinto a revocare la querela. “Signora, lui si impegna a risarcire il danno e a non molestarla più, ma lei ritiri la denuncia”. Gli ho dato ascolto».
L’UOMO INVISIBILE
L’illusione che la persecuzione sarebbe finita. «Una settimana, forse, mi ha lasciato in pace. Poi ha ricominciato. Mi seguiva giorno e notte. Sapeva sempre dov’ero». Una volta Aurora trova un mazzo di fiori sull’auto, fuori dal luogo di lavoro. «Fiori da morto». Oppure si materializza fuori dai locali che Aurora frequenta con gli amici. Quando non c’è, arrivano i messaggi sul cellulare che fanno capire che è spiata: «Chi è quello sfigato con te?». Poi gli inseguimenti. «Una mattina stavo andando a prendere mia figlia a scuola e me lo trovo dietro. Inizia a darmi colpi al paraurti con l’auto. Poi mi supera, si mette di traverso e mi fa un gesto terribile: “Ti ammazzo”. Chiamo la polizia, ma quando la pattuglia è arrivata, si era già dileguato».
Così va avanti per mesi. «Per me era diventato l’uomo invisibile. Sapevo che c’era, ma non lo beccavano mai. Vivevo nell’angoscia. Non volevo più salire in auto perché temevo che avrebbe piazzato una bomba e mi avrebbe fatto saltare in aria».
LE MINACCE ALLA FIGLIA
Nelle denunce alla polizia, Aurora segnala sia lo stato di ansia sia gli atti persecutori. L’ex, però, non viene bloccato. Neppure quando avvicina la figlia di Aurora. L’uomo la aspetta fuori da scuola. La chiama sul cellulare. La ferma. Ha messaggi per la mamma: «Diglielo che prima o poi la prendo e la ammazzo». La tredicenne è spaventata. L’ex è inarrestabile. «È arrivato a prendere le foto dal mio profilo Facebook per postare un annuncio: “chi vuole avere un incontro con una putt... vada a questo indirizzo”. Quello di casa mia. Neppure quella volta gli hanno fatto nulla».
La situazione, comunque - secondo Aurora - precipita in occasione di una festa paesana. «Ero in casa, e sento un botto. Sotto casa c’era lui che mi stava buttando pietre dentro l’appartamento. Ho subito pensato a mia figlia che era fuori. L’ho chiamata: “Non rientrare. Nasconditi in un bar. Lui è qua sotto, non vorrei che ti facesse male”. Poi mi sono precipitata al comando di polizia municipale. Nel frattempo, continuava a telefonarmi per minacciarmi. A quel punto, ho messo il cellulare in viva voce: tutti i vigili presenti hanno sentito quello che stava dicendo. “Ti ammazzo. Ammazzo te e la tua famiglia” e una valanga di insulti». Ma nessuno lo va a prendere. È sera, è tardi. Invitano Aurora ad andare alla polizia il giorno successivo.
SENZA RISPOSTE
La vittima presente l’ennesima denuncia. La risposta è l’auto rivestita di vernice nera, insulti e disegni osceni. Poi, altri danni. Spariscono gli specchietti, vengono spaccati i tergicristalli. «Qualche giorno dopo - ricorda Aurora - mi arriva un sms: “Vai alla macchina”. Trovo un sacchetto con dentro tutti gli accessori rubati. E un foglio scritto a mano: “Scusa per tutto”. L’ho consegnato alla polizia. Che ha anche il mio vecchio cellulare con tutti i messaggi di minaccia. Non riuscivano a scaricarli e quindi hanno preso il telefono».
Da allora Aurora non sa più nulla. L’ex sparisce. All’improvviso. Trova un’altra compagna. «Ma io le denunce non le ho mai ritirate. L’anno scorso ho chiesto alla polizia a che punto fosse la mia pratica. Mi hanno detto che mi avrebbero convocato a settembre. Sto ancora aspettando dopo un anno. E ora ho paura che non ci sia più tempo. Temo che non pagherà mai per il male che mi ha fatto. E per come mi ha cambiata. Non è solo una questione di paura. Sono più dura. E più cattiva. Lui, invece, è sempre impunito. Già, perché la prima volta che l’ho denunciato, mi hanno detto che aveva precedenti di violenza sulle donne. Ma allora perché non lo fermano?».
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