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Toscana

Allarme epatite A: a Pistoia 12 ricoveri in due settimane

di Yuri Rosati
Allarme epatite A: a Pistoia 12 ricoveri in due settimane

Trenta casi dall’inizio dell’anno. Quattro ancora in ospedale Il primario di malattie infettive: «Indaghiamo sulle cause» 

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PISTOIA . Non sono ancora chiare le cause della rapida diffusione del virus dell’epatite A nella zona del pistoiese. «È in corso un’indagine epidemiologica degli ispettori sanitari per scoprire l’origine del virus e la dinamica con cui si è diffuso», dice Massimo Di Pietro, direttore dell’unità operativa delle malattie infettive dell’ospedale San Jacopo di Pistoia.

«Al momento – spiega – le persone ricoverate sono quattro», ma da metà settembre a oggi i sintomi della malattia sono stati riscontrati in 12 persone, tutte provenienti dalla zona di Pistoia «anche se potrebbero aver contratto il virus altrove», specifica il medico. Nessun paziente ricoverato ha avuto complicazioni e nel giro di pochi giorni è stato dimesso dall’ospedale: l’epatite A infatti «ha solitamente un decorso benigno e dopo circa una settimana viene eliminata».

Ciò che colpisce però è l’alto numero di casi registrati in così poco tempo, quasi la metà dei 30 segnalati a Pistoia dall’inizio del 2017. «Solitamente registriamo due o tre casi al mese – dice Di Pietro – ma questa volta, nel giro di pochi giorni, i casi erano cinque e ci siamo insospettiti».

Le cause di questo picco delle infezioni non sono ancora state individuate, ma per il direttore delle malattie infettive «è molto probabile che la fonte sia alimentare». Infatti la causa principale della trasmissione dell’epatite A – malattia infettiva causata dal virus HAV – è l’ingestione di cibo o acqua contaminati, come è successo nel 2013 in Italia quando i casi erano legati al consumo di frutti di bosco congelati. Ma «l’epatite A si può anche trasmettere con rapporti sessuali non protetti – aggiunge il medico – come è successo la metà delle volte in Europa nel 2016».

Il dottor Di Pietro spiega che non si tratta di una malattia pericolosa e che spesso si può presentare in forma asintomatica «soprattutto nei bambini». In generale però i sintomi sono ittero, nausea e mancanza di appetito. Una cura non c’è, bisogna aspettare il decorso della malattia – che va dai tre ai sette giorni – aiutandosi al limite con degli integratori e facendo attenzione a non trasmetterla a chi ci sta vicino. Ci sono però varie precauzioni che Di pietro consiglia di adottare per evitare un possibile contagio: «Lavare bene le mani prima di mangiare, disinfettare la frutta e la verdura, fare attenzione ai frutti di mare e al pesce crudo e avere rapporti sessuali protetti. Oltre a queste misure c’è poi il vaccino, consigliato in special modo ai bambini e a chi viaggia in Paesi in cui gli standard igienici sono bassi».

Il medico infine esclude la possibilità di una correlazione tra i 12 casi di epatite registrati nel pistoiese e il virus che a metà settembre ha colpito centinaia di persone nelle due frazioni più popolose di Lamporecchio: Mastromarco e Cerbaia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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