Il Tirreno

Toscana

A Natale e a Pasqua don Euro bussava alle porte dei ricchi

di Libero Red Dolce
A Natale e a Pasqua don Euro bussava alle porte dei ricchi

Il prete chiedeva soldi per i poveri, ma li avrebbe intascati. Fra gli ignari benefattori anche Maria Lina Marcucci e Poerio

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MASSA. Non si è fatto intimidire dai nomi sulle targhette affissi di fianco a certe porte dove andava a chiedere offerte per i bisognosi. Anzi, don Luca Morini, il parroco indagato a Massa per estorsione e truffa a danno dei suoi fedeli, sapeva bene a quale uscio conveniva bussare per avere donazioni più consistenti. Anche quando toccava spingersi lontano dalla sua parrocchia.


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In sette anni, dal 2008 al 2015, con cadenza quasi regolare ad aprile e dicembre, sul conto di don Morini arrivavano somme tra i 500 e i 200 euro. La causale cambia: “per le famiglie a Natale”, “per le famiglie a Pasqua”. La donatrice è Maria Lina Marcucci, fondatrice di Videomusic, ex editore del quotidiano “L’Unità” e dall’anno scorso presidente della Fondazione Carnevale di Viareggio. Don Luca usa il telefono per comunicare con Maria Lina Marcucci. Le racconta di famiglie da aiutare sotto le festività perché possano permettersi qualcosa a tavola. Chiama spesso. «Mi era sembrato un personaggio strano, un po’ insistente e magari non tanto bravo nel gestire la carità. Ma non avevo mai pensato che li usasse per altre ragioni», ricorda Maria Lina Marcucci.

Col passare degli anni le richieste di don Luca si fanno più pressanti. Vuole somme più alte, per via della crisi che ha messo in ginocchio tante famiglie è l’argomento. Maria Lina Marcucci però vuole essere davvero utile e chiede a don Luca dei contatti diretti. «Volevo capire quali erano le loro necessità, comprare le cose che servivano». Ma don Luca pare non gradire, svicola, parla di privacy da rispettare. «In un paio di occasioni mi ha lasciato i contatti diretti, ma avevo avvertito il suo fastidio. Preferiva i versamenti in denaro». Che in effetti riprendono fino a che don Luca smette di chiamare. In sette anni l’imprenditrice gli ha versato 3.750 euro. Siamo a fine 2015. Da lì a poco sarebbe partita l’inchiesta.

Don Luca bussa anche alla porta della Azimut-Benetti, colosso versiliese della nautica. Nel 2009 è l’amministratore delegato del gruppo, Vincenzo Poerio, a versargli un assegno di 2000 euro. Anni dopo il parroco tornerà alla carica. Scrive infatti in una lettera indirizzata a Poerio, che data al novembre 2013: «Lei una volta fu buono con me, le sono a chiedere aiuto. Ho tante bollette da pagare e le parrocchie faticano ad andare avanti». Per la procura Poerio è tra quelli che don Luca avrebbe truffato, ma la donazione risale al 2009 e dunque sono decorsi i tempi di prescrizione. Ma da Azimut riesce ad avere altri soldi.

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Ci son infatti due assegni del presidente Paolo Vitelli, uno di 500 e l’altro di 300 euro. La scusa è la solita: soldi per i poveri. Ma per la procura è Morini a intascare. Non solo mare e yacht per don Luca. C’è anche il marmo della vicina Carrara. Va dalla Furrer di Gino Mazzi, uno dei colossi del lapideo apuano. «Io ho aiutato don Luca quando era parroco ad Avenza – ricorda Mazzi – Mi chiedeva contributi a sostegno, così mi diceva, di famiglie bisognose. Non mi sono tirato indietro, mi parlava di buone cause». Ma dal marmo si può ottenere di più.

Tra i benefattori di don Luca c’è anche la cooperativa di escavazione Gioia, concessionaria di uno dei bacini più importanti a Carrara. Dal 2007 al 2014 da qui arrivano sul conto di don Luca altri 7.450 euro. Anselmo Ricci, presidente della cooperativa, descrive il modus operandi del parroco: «Veniva a chiedere aiuto per le famiglie che, così diceva, erano in grande difficoltà. Spesso mandava la richiesta direttamente al nostro ufficio, raramente telefonava. Io personalmente credo di non averlo mai visto». Nonostante le varie raccolte siamo però ben lontani da quei 700mila euro sequestrati sul suo conto più i 150mila in pietre preziose. Su questa differenza saranno forse le 5.900 pagine degli atti in procura a fare chiarezza.

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