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Toscana

Ripara la pressa inceppata l’operaio resta schiacciato

di Sabrina Chiellini
Ripara la pressa inceppata l’operaio resta schiacciato

Fabio Cerretani, 54 anni, era capoturno alla Revet, società mista che ricicla rifiuti Chiede al collega di azionare il macchinario dopo la manutenzione e viene trascinato

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PONTEDERA. La morte entra nello stabilimento Revet di Pontedera sabato mattina a inizio turno. E si porta via Fabio Cerretani, 54 anni, originario di Empoli, ma residente a Montopoli Valdarno.

Cerretani è un capoturno dell’azienda pubblico-privata che ricicla rifiuti. Entra nel piccolo perimetro di una pressa per fare un intervento di manutenzione che gli costa la vita.

Se l’ennesima morte sul lavoro sia da imputare all’imprudenza, a un errore umano o alla mancanza di adeguate misure di sicurezza, lo stabilirà l’inchiesta aperta dalla Procura di Pisa per il reato di omicidio colposo.

Il dramma inizia poco dopo le 7. La pressa che si trova nel capannone dove viene lavorata la plastica non funziona. In particolare è il cavo che avvolge la plastica compressa e ridotta al minimo dell’ingombro a incepparsi. Cerretani e un operaio suo coetaneo, residente a Collesalvetti, si avvicinano al macchinario. La vittima fa un intervento di manutenzione, secondo la prima ricostruzione del fatto. Poi si pone la necessità di fare una prova della pressa che può essere azionata a mano o in maniera automatica. Ma che può entrare in funzione solo se un piccolo cancello, da cui ci si può avvicinare agli ingranaggi, è chiuso e senza che nessuno sia al suo interno. Così non avviene e le conseguenze sono drammatiche. Cerretani, però, si è avvicinato alla pressa mentre il cancelletto di sicurezza era chiuso e quindi la macchina poteva partire.

Secondo quanto emerso in un primo momento, è proprio l’operaio di Collesalvetti ad azionarla su richiesta della vittima. Il tempo di spingere un bottone per verificare il funzionamento del macchinario e il corpo di Cerretani viene trascinato e schiacciato sotto la pressa.

«Aiuto, venite, la pressa lo ha schiacciato, si vedono solo le gambe», è la prima richiesta d’aiuto. Sul posto giungono l’ambulanza della Pubblica Assistenza, i vigili del fuoco e i carabinieri. Tra i primi ad arrivare anche la compagna della vittima che lavora nella stessa azienda.

Grande la disperazione dell’operaio di Collesalvetti che era a un passo dalla vittima ma non ha potuto evitare il dramma.

La pressa viene sequestrata dopo il sopralluogo del magistrato e dopo i rilievi di carabinieri e operatori dell’Asl. Si sentono i primi testimoni e l’operaio presente nell’area della pressa.

Nel pomeriggio Revet e sindacati spiegano che la vittima era inquadrata come capoturno e non come semplice manutentore. Quando è morto, stava effettuando un intervento di manutenzione. Se questo nel suo mansionario non era previsto, lo accerterà l’indagine.

La salma è all’Istituto di medicina legale a Pisa. E prima che venga fatta l’autopsia, ormai all’inizio della settimana, ci potrebbero essere alcuni indagati.

Se la prima ricostruzione dell’episodio troverà conferma e se la pressa non si è azionata in maniera automatica ma è stata accesa dall’operaio di Collesalvetti, quest’ultimo potrebbe rischiare di essere indagato. Ma è un’ipotesi, così come se emergessero violazioni delle misure di prevenzione nei luoghi di lavoro, potrebbero esserci altri indagati ai vertici di Revet o tra i responsabili della sicurezza. Aspetti che saranno chiariti meglio tra oggi e domani.

Cordoglio per la morte di Cerretani e appelli a migliorare i livelli di sicurezza nei luoghi di lavoro sono arrivati da sindacati, partiti e figure istituzionali, tra cui il governatore Enrico Rossi e il presidente del consiglio regionale Eugenio Giani.

«Troppe le vite spezzate durante i turni di lavoro – ha detto Rossi – Le conquiste che sembravano acquisite sulla sicurezza e la tutela del lavoratori mentre svolgono la loro attività non sono più tali. In Italia negli ultimi sette mesi sono morte sul lavoro quasi tre persone al giorno. Per la prima volta da 25 anni, da gennaio a oggi, le morti bianche sono aumentate più del 5%».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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