Il Tirreno

Toscana

Mose, Matteoli condannato a 4 anni per corruzione

L'ex ministro Altero Matteoli
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L'ex ministro Altero Matteoli

Venezia: l’ex ministro deve pagare 9 milioni e mezzo di multa. Lui si difende: «Mai preso un euro»

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VENEZIA. Altero Matteoli è stato il ministro delle grandi opere: alcune non fatte (il completamento dell’autostrada Tirrenica), altre fatte. Come quel Mose - il sistema di difesa dall’acqua alta - che a Venezia gli ha procurato una condanna durissima: 4 anni per il reato di corruzione. Già ministro dei trasporti e dell’ambiente, già sindaco di Orbetello, 77 anni, cecinese, Matteoli ha rappresentato il referente del centrodestra in Toscana in tutta la stagione della Seconda Repubblica. A Venezia è stato processato e condannato per presunte somme e favori che avrebbe ricevuto in relazione ai fondi assegnati al Cvn per il disinquinamento della laguna. Assolto invece l’ex sindaco di Venezia Giorgio Orsoni per i presunti episodi di finanziamento illecito per i partiti. Erano loro due gli imputati eccellenti dello scandalo Mose. La sentenza letta ieri sera dopo otto ore di camera di consiglio, dal presidente del collegio del tribunale lagunare Stefano Manduzio mette una prima parola sulla vicenda politico giudiziaria.

Per la parte dell’inchiesta giunta in aula, alla fine, ci sono quattro condanne e altrettante tra assoluzioni o prescrizioni dei reati. Un’inchiesta che il 4 giugno del 2014 aveva portato all’arresto di 35 persone, tra cui lo stesso Orsoni ai domiciliari, scoperchiando quello che per la procura era un malaffare di tangenti e favori orchestrato da Giovanni Mazzacurati, ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, deus ex machina delle opere di salvaguardia per la città di Venezia. Gran parte degli indagati, tra cui l’ex governatore veneto Giancarlo Galan, avevano patteggiato.

Dopo una trentina di udienze, e un centinaio di testi sentiti, la sentenza per il troncone giunto davanti ai giudici: l’ex ministro e senatore Altero Matteoli è stato condannato a quattro anni di reclusione e oltre 9,5 milioni di euro di multa per corruzione. Esce illeso, invece, l’ex sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, accusato di finanziamento illecito dei partiti per fondi, secondo l’accusa, per la sua campagna elettorale, parte in “bianco”(assolto) e parte in nero (reato prescritto). Una sentenza accolta con moderata soddisfazione dai Pm Stefano Buccini e Stefano Ancillotto che al momento della lettura sono stati raggiunti dal Procuratore Bruno Cherchi, che ha sottolineato il grande lavoro svolto dal pool Mose.

Tra gli altri imputati, l’unica assolta con formula piena è stata l’ex presidente del Consiglio regionale veneto Amalia Sartori (finanziamento illecito dei partiti), mentre con la formula dell’assoluzione/prescrizione sono usciti dall’aula Maria Giovanna Piva (corruzione), già presidente del Magistrato alle acque, e l’architetto Daniele Turato che aveva seguito i lavori di restauro della villa che fu dell’ex governatore veneto Galan. Condanna per l’imprenditore romano Erasmo Cinque (corruzione), coinvolto con Matteoli in questioni di bonifiche, condannato a 4 anni e 9, 5mln di euro. Condannato anche l’imprenditore veneziano, accusato di corruzione e finanziamento illecito, Nicola Falconi a due anni e 78mila euro di multa; condanna per millantato credito per l’ex dirigente Corrado Crialese, un anno e 10 mesi e mille euro di multa con pena sospesa.

Matteoli, che ieri mattina in aula aveva fatto dichiarazioni spontanee per sostenere la sua estraneità a ogni ipotesi d’accusa, dopo la sentenza ha diffuso una nota: «non sono un corrotto, mai ho ricevuto denaro né favorito alcuno. Non comprendo quindi questa sentenza verso la quale i miei avvocati ricorreranno in appello» . Intanto il Movimento Cinque Stelle chiede che si dimetta da presidente della Commissione Trasporti del Senato: «Atto doveroso per ragioni di opportunità politica».

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