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Tagli e proteste: in Toscana è la battaglia degli alberi. Ecco i casi che fanno discutere - Video
Motoseghe in azione in varie zone della regione, ma le motivazioni spesso non convincono
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LIVORNO. La tutela del paesaggio contro lo sviluppo delle infrastrutture. L’amore per la natura contro la necessità di tutelare la pubblica sicurezza. Il sentire comune contro le ragioni della legge. Sembrano posizioni davvero inconciliabili quelle che dividono i protagonisti della “battaglia degli alberi” un confronto-scontro particolarmente acceso in questa calda estate.
Per avere una riprova dell’elevato livello di attenzione sul tema, basterebbe monitorare i centralini e le mail di Legambiente Toscana: «Il numero maggiore di segnalazioni – conferma il presidente Fausto Ferruzza – riguarda proprio i tagli degli alberi». Che si tratti dei pini caratteristici delle zone costiere o di specie piantate il secolo scorso nei centri dell’entroterra, il dibattito tra chi taglia e chi vede tagliare è infuocato. Sul primo fronte ci sono amministrazioni locali, Ferrovie dello Stato e gli enti gestori di strade e autostrade che giurano di intervenire soprattutto per ragioni di sicurezza o al massimo per necessità riconducibili allo sviluppo infrastrutturale delle città, ma comunque sempre nel rispetto delle leggi.
Sull’altro fronte ci sono ambientalisti e cittadini, spesso riuniti in comitati e associazioni, che davanti a motoseghe e ruspe scendono sul piede di guerra con petizioni e proteste, convinti che i tagli possano essere evitati e lo stesso risultato possa essere raggiunto con soluzioni alternative. In mezzo le Soprintendenze, gli enti titolari delle competenze sul paesaggio e sul pregio storico del verde pubblico, chiamate a esprimersi sull’opportunità degli interventi.
LA TRANVIA DI FIRENZE E LA PINETA DI VIAREGGIO
Sfogliando le cronache locali si capisce subito che i casi sono davvero tanti. Tra i più dibattuti quello di Firenze, dove tra esigenze legate al tracciato della tranvia e operazioni di messa in sicurezza dei fusti, nel solo mese di agosto sono stati abbattuti oltre 300 alberi. L’amministrazione comunale ha promesso che ne saranno ripiantati 800, ma le proteste non si sono fermate.
Spostandosi sulla costa non si può non citare la lunga vicenda della pineta di Viareggio, dove un parassita ha compromesso tre quarti degli alberi. Senza dimenticare le centinaia di pini rimossi un po’ in tutta la Regione per i danni arrecati dalle radici al manto stradale o le tante piante abbattute per ragioni di sicurezza, anche sulla scia dei gravi danni provocati dalla tempesta di vento del marzo 2015. Ferrovie dello Stato, ad esempio, per rispondere alle proteste, rimanda tutti alla lettura del Decreto del Presidente della Repubblica 753 del 1980 che all’articolo 52 indica il rapporto tra altezza del fusto e distanza dai binari oltre il quale la pianta deve essere rimossa.
GLI AMBIENTALISTI ACCUSANO L'ATTIVITÀ UMANA
Le ragioni della sicurezza però non sempre placano gli animi. Secondo Umberto Mazzantini di Legambiente Toscana, in prima fila contro i tagli a Marina di Campo all’Elba, tutti i guai provocati al manto stradale dal sollevamento delle radici dei pini potrebbero essere risolti semplicemente «creando delle aiuole che permettano la corretta ossigenazione della pianta, evitando alle radici di affiorare in superficie per respirare».
Maria Rita Signorini, presidente di Italia Nostra Toscana, è convinta invece che la stabilità degli alberi sia spesso valutata in modo discrezionale e che molti problemi siano riconducibili all’azione umana, «lacunosa sul fronte della manutenzione delle piante e dannosa quando si tratta di far passare i sottoservizi».
MENO IGNORANZA E PIÙ COMUNICAZIONE
Tra i due fronti contrapposti, le Soprintendenze: «In Toscana le leggi ci sono. Non a caso siamo una delle due regioni italiane a essersi dotata del Piano di indirizzo territoriale che tutela il paesaggio, dai crinali al verde pubblico» ricorda l’architetta Lia Pescatori, funzionaria della Soprintendenza di Firenze. Sulla stessa linea Luigi Ficacci, direttore della Soprintendenza di Lucca e Massa-Carrara, che per la nostra regione parla «di un livello molto avanzato di governo della natura e del paesaggio» e accusa chi protesta «di ignorare le ragioni degli interventi» e di non essere in possesso «delle stesse competenze di chi, come agronomi o botanici, decide il da farsi».
Parole destinate a incendiare ulteriormente gli animi? Ascoltando Fausto Ferruzza di Legambiente sembra proprio di no: «Il problema vero è la comunicazione. Spesso i cittadini protestano perché si vedono sparire gli alberi sotto casa senza sapere perché. Il 90% dei tagli è motivato, si tratta solo di spiegare alle persone cosa succede. E magari programmare gli interventi in modo più graduale».
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