La manifestazione
Il governo cancella il risarcimento facile per il colpo di frusta
Il Ddl Concorrenza mette un freno ai rimborsi a pioggia. Le lesioni devono essere provate da radiografie o cicatrici
LIVORNO. Se siete stati tamponati e avete subìto il cosiddetto “colpo di frusta” scordatevi il rimborso dall’assicurazione. Dal 29 agosto – da quando è entrato in vigore il Ddl Concorrenza, il disegno di legge che fissa nuove regole anche sugli incidenti stradali – i risarcimenti per le microlesioni diventano quasi impossibili. Ottenerli era diventato più complicato già dal 2012, dopo la decisione dell’ex premier Mario Monti di vietare l’indennizzo quasi automatico per quei fastidi o dolori che poi non trovavano riscontro sul referto delle lastre o delle risonanze magnetiche. Come il colpo di frusta, il più frequente secondo gli addetti ai lavori. Anche in Toscana. «È stato sempre il nostro tallone d’Achille – spiega Meri Ermini, responsabile regionale della Federazione nazionale assicuratori – ed è chiaro che prima c’erano degli abusi. Ora la situazione dovrebbe migliorare: in caso contrario, senza regole ben precise, i premi sarebbero potuti crescere ancora. Ora però il rischio – e lo dico sempre da assicuratrice – è mettere dei paletti troppo alti per le persone che invece sono oneste».
LA NUOVA LEGGE
La nuova legge – oltre a fissare una serie di regole fra cui l’obbligo di sconto per chi accetta di installare a bordo la scatola nera – rinforza (e molto) il lavoro avviato da Monti. Per vedersi riconosciuto un risarcimento da danno biologico permanente, d’ora in poi, il trauma al collo causato dal colpo di frusta andrà dimostrato attraverso i raggi X o da segni evidenti come le cicatrici, al pari di ogni altra lesione di lieve entità. È su quest’ultimo punto che le norme sono state sostanzialmente modificate. Fino al 28 agosto, infatti, secondo il testo il danno poteva essere risarcito anche «a seguito di riscontro medico legale da cui risulti visivamente l’esistenza della lesione». Una frase, oggi abrogata visto che serve quantomeno «una cicatrice», che secondo diversi addetti ai lavori dava più autonomia ai medici, in grado attraverso la loro esperienza di certificare gli eventuali problemi di salute. Principio ribadito in una sentenza del 2016 anche dalla Cassazione. «Era una norma che lasciava spazio a tutti coloro che seguivano una concezione “umanista” del risarcimento del danno – è il parere di Maurizio Hazan, avvocato e consulente assicurativo con clienti anche in Toscana – pensando che potesse spettare più o meno a tutti. C’era chi interpretava la legge in un modo, chi in un altro».
CALANO I RIMBORSI
Il Ddl Concorrenza fissa anche un tetto ai rimborsi da danno biologico permanente, ora più bassi. Il nuovo testo parte da 795,91 euro, che si riducono dello 0,5% per ogni anno di età a partire dall’undicesimo e crescono del 10% circa per ogni punto percentuale di invalidità aggiuntivo al primo, fino a un massimo di nove. Oltre, invece, si entra nel campo delle lesioni più gravi, sulle quali le assicurazioni dovranno rispettare delle tabelle già utilizzate in Italia dal tribunale di Milano. I giudici, inoltre, potranno sì aumentare gli indennizzi in caso di ricorso dell’assicurato, ma secondo la nuova legge fino a un massimo del 20%. Ad esempio un chirurgo – le cui mani sono fondamentali per svolgere la professione – dal 29 agosto se subisce danni al dito dopo un incidente, in tribunale, nella migliore delle ipotesi non potrà ottenere più del 20% di rimborso rispetto allo standard. Poco più di una qualsiasi altra persona il cui uso della mano, nel lavoro, non è così decisivo. «Fermare le frodi è importante – aggiunge Meri Ermini, responsabile regionale della Federazione nazionale assicuratori – ma forse il governo ha attuato una riduzione troppo drastica dei risarcimenti, a discapito soprattutto coloro che non possono permettersi gli accertamenti strumentali o che nella loro onestà non conoscono bene la normativa».
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