Gioco
Genitori e figli dopo lo sfogo di Pieraccioni. Tutti d’accordo su un fatto: i bimbi sono maleducati
L’attore lancia un post e ottiene 30mila like. Ma padri e madri si dividono sui rimedi. Aceto: «Metterei il morso come ai cavalli». Daniela Morozzi: «Serve più creatività». Cristiano Lucarelli: «Noi meno viziati perché avevamo meno possibilità»
«Lo sfogo di Pieraccioni? Sono d’accordo, ma solo in parte. È vero, ogni tanto ai ragazzi un calcio del sedere non farebbe male, ma ormai le mezze misure non bastano più. Sarebbe meglio metter loro il morso in bocca come ai cavalli, per dominarli. Anche se rischia di essere troppo tardi: quando apri il cancello e le mucche sono scappate, riprenderle è dura».
Andrea Degortes – al secolo Aceto – ci va duro come ai tempi di Piazza del Campo e, non a caso, per dar manforte a Leonardo Pieraccioni si rifà all’ippica. Il fantino recordman del Palio (14 vittorie su 58 corse) va ben oltre la provocazione dell’attore fiorentino, che due giorni fa su Facebook aveva chiamato a raccolta i genitori di tutta Italia, raccontando alcuni comportamenti della figlia e spiegando che i ragazzi di oggi – «maleducati» – meritano i «vecchi e cari calci nel c**o dei nostri nonni».
Un attacco a una generazione che il protagonista de “Il Ciclone” reputa viziata a più non posso. Mentre Aceto, oltre che padre di due figli grandi, è pure nonno. Di un nipotino di sei anni. «È il migliore del mondo – racconta – e con lui non ci sarà bisogno di far niente. È dopo i 10-12 anni che i ragazzi vanno tenuti sotto controllo, perché prima sono solo dei bambini. Fare il genitore oggi è veramente difficile».
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Lo sfogo di Pieraccioni ha fatto molto discutere: quasi 30mila “Mi piace”, novemila condivisioni e tremila commenti solo nella sua pagina ufficiale. Anche se molti utenti non sono d’accordo. E consigliano di riprendere quel dialogo perduto che a padri, madri e figli spesso manca. Come l’attrice fiorentina Daniela Morozzi, mamma di un bimbo di nove anni. «Con i ragazzi bisogna instaurare un rapporto creativo e lo sto notando soprattutto durante i miei corsi teatrali. Funziona: bastano gli stimoli giusti». L’insegnante – nota al grande pubblico per aver interpretato Vittoria Guerra in “Distretto di polizia” – parla anche del rispetto delle regole. «Ce ne vorrebbe di più – sottolinea – ma in questo Paese è dura. Attorno ai ragazzi, gli esempi non sono certo i migliori. E loro ne sono influenzati».
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Cristiano Lucarelli – storico bomber del Livorno e attuale allenatore del Catania – da babbo la vede allo stesso modo. «Se a tuo figlio chiedi di rientrare a casa a mezzanotte, ma i suoi amici a mezzanotte sono appena usciti, diventa tutto più difficile. Nel mio caso mia moglie è stata bravissima a educare i nostri figli, ma senza voler generalizzare è chiaro che un tempo eravamo meno viziati – conclude l’ex calciatore – solo per il fatto che avevamo meno possibilità e imparavamo da soli l’arte di arrangiarsi».
Aldo Agroppi – altro personaggio di spicco del mondo del pallone – è più in sintonia con il regista e comico toscano. «Nella sostanza ha ragione – dice l’allenatore piombinese – anche se prima di parlare di pedate nel sedere bisognerebbe ragionare». E articola il suo pensiero. «Oggi molti genitori non fanno più i genitori e sono peggio dei loro figli – racconta – basta guardare cosa succede sugli spalti durante le partite del calcio giovanile. Sono stato tre anni a Perugia e l’ho vissuto sulla mia pelle. I problemi, in verità, arrivano soprattutto dai nonni. Si picchiano, insultano l’arbitro. Se tornerò ad allenare i giovani – conclude – sarà perché i bambini diventeranno tutti orfanelli o, più facilmente, verranno chiusi i cancelli delle tribune ai loro parenti».
Smorza i toni, invece, lo scrittore pratese Sandro Veronesi, padre di ben cinque figli. «È una questione sulla quale non ho una risposta – dice – e non l’avrò finché io stesso non me la imporrò. Conoscendo Pieraccioni non credo che abbia scritto un precetto scolpendolo nella pietra, ma abbia solo architettato un’operazione per scatenare una discussione. È ovvio, stava scherzando». Entrando a gamba tesa in un tema, quello del rapporto padre-figlio, mai tanto delicato com’è oggi.
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