Sicurezza
Telefonate moleste, il garante bacchetta Poste dopo il ricorso di un abbonato
L’abbonato riceve la chiamata del call center e protesta senza mollare la presa. «Mai dato il consenso all’uso del mio numero». Fa ricorso e poi ottiene giustizia
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ROMA. Le Poste non hanno licenza di disturbare. Lo decide il Garante della Privacy, anche se il merito è di un abbonato che ha deciso di non mollare la presa. Di non passare sopra la chiamata molesta. E di ottenere una risposta chiara alla domanda che assilla tutti gli abbonati che ricevono una chiamata commerciale: ma dove avranno preso il mio numero?
POSTE KO
La costanza dell’abbonato è stata premiata. L’utente disturbato al telefono da Poste ottiene due risultati: scopre dove la società ha recuperato il suo numero di cellulare; ottiene l’impegno formale di Poste a non utilizzare più il suo numero e i suoi dati per scopi commerciali o per sondaggi. Soprattutto perché mai ha avuto un espresso consenso a utilizzare questi dati.
PRONTO, SIAMO LE POSTE
La vicenda inizia nello stesso modo di sempre: l’8 marzo 2017 l’abbonato riceve una chiamata sul proprio cellulare. L’operatore gli propone di «partecipare a un’indagine sulla qualità percepita del servizio di Poste». L’utente si infastidisce perché - fa presente nella segnalazione al Garante della Privacy - sostiene di non «aver mai fornito il consenso al trattamento dei propri dati per finalità di marketing o per effettuare ricerche di mercato». Lo stesso 8 marzo e poi il 14 l’abbonato invia a Poste spa due istanze per avere informazioni (in base all’articolo 7 del Codice della Privacy) su chi e come si è procurato il suo numero di telefono e in base a quale autorizzazione lo ha usato per il sondaggio. Poste non fornisce risposta. Replica invitando il cittadino a «sottoscrivere e inviare un apposito modulo per poter dare seguito all’istanza».
IL RICORSO
L’abbonato non si scoraggia. Il 5 aprile presenta un ricorso formale contro Poste per: 1) avere conferma «dell’esistenza o meno dei dati che mi riguardano e la loro comunicazione in forma intellegibile, in particolare riguardo “la disponibilità rilasciata a essere contattato per scopi promozionali o per effettuare ricerche di mercato”»; 2) conoscere «l’origine dei dati, con particolare riferimento alla data in cui Poste italiane ha acquistato il numero di cellulare»; 3) conoscere le finalità, modalità e la logica del trattamento di questi dati, oltre al responsabile del trattamento di questi dati; 4) conoscere i soggetti ai quali «i miei dati personali, in particolare il numero di telefono, sono stati comunicati o i soggetti che possono venirne a conoscenza»; 5) ottenere l’accoglimento dell’opposizione al trattamento dei «miei dati per finalità di marketing».
DATI PRESI DA POSTEPAY
Una decina di giorni dopo, il 14 aprile, Poste spa contatta l’abbonato per informarlo che è stata registrata l’opposizione al trattamento dei suoi dati e per spiegargli che i suoi dati sono «stati raccolti al momento della sottoscrizione di due rapporti contrattuali con Poste relativi alle carte Postepay. In particolare il numero di cellulare su cui l’uomo è stato contattato è stato estrapolato proprio dall’archivio Postepay». Poste spiega anche che il cliente è stato contattato «per partecipare a un sondaggio con lo scopo di valutare il grado di soddisfazione della clientela sul servizio di consegna della posta raccomandata e assicurata. Unica finalità del contatto: contribuire al monitoraggio e miglioramento del servizio erogato”». Tuttavia Poste spa rivendica il diritto a utilizzare i dati del cliente, in deroga all’esclusione del consenso, poiché «la fornitura dei servizi postali è qualificata come di “preminente interesse generale”».
NESSUN DIRITTO A USARE IL NUMERO
Il Garante obietta. Ribadisce che Poste non aveva e non ha il diritto a trattare i dati del cliente senza il suo consenso, neppure se in possesso del numero di telefono in virtù di contratti stipulati. E quindi dà ragione all’abbonato. Che ottiene così di non essere più disturbato da Poste, costrette pure a pagare le spese del ricorso.
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