Il Tirreno

Toscana

«Il professore fascista è stato cacciato dalla scuola, vero?»

di Libero Red Dolce
«Il professore fascista è stato cacciato dalla scuola, vero?»

Incredulo il figlio “dissociato” del nazista colpevole dell’eccidio di Vinca. "In Germania chi va contro le leggi dello Stato non può lavorare nel pubblico".

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VINCA . «Una cosa così può succedere anche in Germania, perché no? Di questi tempi, poi. Però il professore non tornerà a insegnare, immagino. Lo hanno cacciato, giusto?». Gli occhi pacifici dell’avvocato Udo Surer, figlio di un soldato delle Ss responsabile della strage nazi-fascista del 1944 e da anni ospite e amico della comunità di Vinca, non sono preparati alla risposta che arriva dalla signora italiana lì di fianco: «Veramente non si sa».

Anche quest’anno è tornato nel paese. Il 24 agosto, come sempre. Il primo giorno dei tre di massacro, per la commemorazione. Qui apprende del professor Manfredo Bianchi, che a pochi giorni dall’anniversario dell’eccidio ha esposto la bandiera repubblichina sul monte Sagro, sopra Vinca. Un figlio dei nostri giorni, suggerisce Surer, ma in Germania lo Stato non avrebbe dubbi: «Via da ogni incarico pubblico».

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«Davvero non lo cacciano?». Si stupisce nel suo bell’italiano cadenzato l’avvocato tedesco. La sorpresa si ricompone in dubbio poco dopo. Surer frequenta l’Italia e Vinca da 32 anni, da quando in un vecchio baule, tra alcune carte di famiglia, aveva trovato un documento che attestava che il padre era un sottufficiale delle SS che comandava la prima delle quattro compagnie della 16a brigata guidata dal maggiore Walter Reder, la formazione militare che si macchiò della stragi di San Terenzo e di Vinca. Si è fatto forza, consapevole che «le colpe dei padri non macchiano i figli». E ha scelto la sua memoria, al di là del sangue. La parte dei vinti. «Il mio lutto è qui, non sulla tomba dei miei genitori», chiarisce Surer.Nel baule trovò le mostrine della divisa delle “SS” e un pugnale con incisa la svastica. E appena ebbe conferma che il padre, Josef Mayer, fu uno degli uomini agli ordini di Reder, Udo cambiò cognome. Diventò Udo Surer.

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E si lasciò alle spalle la vergogna di quegli eccidi, della scia di sangue che la sedicesima “Panzergrenadier-Division Reichsführer SS” sparse per l’Italia centrale, coi diversi tentativi di insabbiamento. Il mostro, a guerra persa, ha messo la testa sotto la sabbia. O si è nascosto dentro l’Armadio della vergogna, un armadio con le ante rivolte verso il muro rinvenuto nel 1994 a Roma dove erano nascosti 695 fascicoli d’inchiesta su alcuni delle più gravi stragi nazi fasciste in Italia. A tirarli fuori dal baule e dagli armadi è servito il coraggio di giornalisti, storici, figli e sopravvissuti. E ora che il fascismo rialza la testa c’è una risposta istituzionale.

Ieri mattina il presidente della regione Toscana Enrico Rossi ha fatto sapere che denuncerà il professore Bianchi, «quell’energumeno fascista», tramite l’avvocatura regionale. E annuncia un osservatorio ad hoc che raccolga eventuali casi di fascismo e razzismo, per decidere se poi denunciarli alle procure. Perché il mostro sappia che la testa sotto la sabbia lascia scoperto tutto il resto.
 

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