Il Tirreno

Toscana

Terremoto di Ischia: Ciro, i vigili e quel dialogo multidialettale

Il momento in cui Ciro viene estratto dalle macerie
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Il momento in cui Ciro viene estratto dalle macerie

Il difficile colloquio napoletano-fiorentino tra il ragazzino e il pompiere che l'ha salvato: un momento di buonumore per sciogliere la tensione della missione quasi compiuta

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ROMA.  Momenti concitati la mattina di martedì 22 agosto a Ischia mentre i vigili del fuoco cercano di raggiungere il piccolo Ciro che è ancora sotto le macerie della sua casa crollata per il terremoto. Il bambino parla con marcato accento napoletano ed invita i pompieri a far presto, un vigile del fuoco toscano lo invita alla calma con parlare fiorentino, Ciro non capisce e chiede chiarimenti.

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Interviene allora un pompiere napoletano che usa lo stesso gergo del bambino, e il dialogo diventa finalmente scorrevole. Il "difficile" colloquio raccontato sul profilo Instagram di Luca Cari, responsabile della comunicazione in emergenza dei vigili del fuoco:
 

Ciro: "Muvitv!" (Sbrigatevi!)

Pompiere di Firenze: "Un avé' furia" (Non avere fretta)

Ciro: "Ca' itt chist?!" (Che ha detto questo?)   

Pompiere di Napoli: "Nun ghi e press" (Non andare di fretta).

"Il dialogo più bello nel miracolo di #Ischia. Abbiamo sorriso tutti", chiude Luca Cari sul social media.

 

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