Il Tirreno

Toscana

Dieci punti interrogativi per la serie A che nasce

Leonardo Bonucci
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Leonardo Bonucci

Le novità: lotta scudetto "allargata" e la Var (Il Video assistant referee, la "moviola in campo") al debutto a Natale

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1) JUVENTUS: Una difesa che non regge Bonucci era indispensabile?

Da bunker a ragazzina indifesa: chi avrebbe mai detto che bil problema della Juventus sarebbe stata la difesa? Il front office bianconero, forse, ha sottovalutato l’impatto, tecnico e tattico, della partenza di Bonucci e, nel contempo, sovrastimato le alternative a disposizione. I numeri, che nel calcio qualche significato lo hanno, sono chiari: mai, nel precampionato, la porta di Buffon è rimasta inviolata. Nella prima gara ufficiale, quella di SuperCoppa contro la Lazio, la Juve ha preso tre gol abbastanza inquietanti, perché figli di errori di posizione e di sbandamenti di reparto, più che individuali. Immobile ha tagliato fuori in velocità Barzagli sul rigore, poi sul raddoppio è saltato in testa a Benatia, con la copertura che non ha funzionato. Chiellini, che però ha 33 anni suonati, sembra essere l’unico pezzo della vecchia e gloriosa BBC ad avere ancora margini di affidabilità, ma non gli si può chiedere la doppia fase che era propria di Bonucci, la difesa e la costruzione. Benatia è forte uomo contro uomo ma non sa far ripartire l’azione: spesso rischia con l’appoggio centrale al compagno pressato. Rugani è una crisalide non ancora farfalla, perché Allegri ancora non lo vede titolare. Barzagli (36 anni) è usurato. Gli ultimi dieci giorni di mercato dovrebbero consigliare a Marotta un intervento deciso e mirato: De Vrij costa caro ma piace, Garay è un’opportunità. Ma basterà?

2) NAPOLI: Quelli che giocano meglio, ma la panchina è adeguata?

Il Napoli gioca come si fa in paradiso. Nessuno in Italia, e pochi in Europa, hanno la qualità, la velocità, la capacità di trovarsi a occhi chiusi dei pupilli di Sarri. Che nella prima occasione importante della stagione, l’andata del preliminare di Champions League contro il Nizza, ha imposto urbi et orbi il suo gioco frenetico e stordente, fatto di verticalizzazioni e tagli invisibili alla difesa avversaria. Mertens, Insigne e Callejon non hanno uguali, come reparto, nella nostra serie A. Ma il problema, che De Laurentiis non è riuscito a risolvere nella campagna acquisti estiva, è la mancanza di alternative. Nel senso che se ai tre tenori viene un raffreddore, chi si alza dalla panchina non garantisce la stessa cifra tecnica ma soprattutto costringe Sarri a cambiare tipo di gioco. L’aver confermato Milik, che è centravanti di peso ma che deve tornare se stesso dopo il brutto infortunio, è un’apertura di credito verso il polacco ma anche una bella incognita. E lo stesso Pavoletti, altra prima punta tutta potenza, è stato messo sul mercato perché in azzurro non ha sfondato. Ounas, l’unico acquisto di un certo peso, è un esterno che può prendere il posto di una delle due ali, ma non è nemmeno lui una bocca da fuoco. Il rischio è che, in una stagione da giocarsi su tre fronti, l’attacco sia un po’troppo corto, a differenza di centrocampo e difesa dove, al contrario, c’è abbondanza.

3) INTER: Spalletti l'aggiustatore cambierà la mentalità?

Cosa manca a Luciano Spalletti per riportare l’Inter almeno in quota Champions? La mentalità, la consapevolezza della propria forza, la tranquillità. Se lo stratega di Certaldo riuscirà a far entrare dai cancelli di Appiano questi concetti, e trasformare un’accolita di ottimi giocatori in una squadra vera, allora la Beneamata tornerà a veleggiarelassù, dove la sua storia e il suo blasone meritano. I primi approcci sono stati giusti. Il filotto di vittorie arrivate in precampionato, anche con scalpi eccellenti, aumentano l’autostima anche se rischiano di essere illusori. Ma a questa squadra, sulla carta, non manca nulla. Un portiere di grandissimo spessore, una difesa giovane e ancorata su Skriniar, prospetto di grande importanza, e sull’ultimo arrivato, Dalbert, chiamato a cancellare in un solo colpo la terribile tradizione degli esterni nerazzurri degli ultimi 15 anni. Un centrocampo che ha trovato il suo docente di possesso palla e tempi di gioco, Borja Valero, confermato i sostanziosi Gagliardini e Brozovic. E poi c’è Vecino, la figura di mediano di rottura e di assalto che mancava. Davanti Luciano ha solo l’imbarazzo della scelta: Candreva, Joao Mario, Perisic, Icardi, Eder. Una batteria impressionante, a cui va tolto soltanto quell’alone di negatività che tanti punti è costato nelle ultime stagioni. Ecco perché la scommessa di Spalletti, forse, è una delle cose più interessanti della nuova serie A.

4) ROMA: Prima volta senza Totti crisi di personalità?

Senza l’ottavo Re. Per la prima volta dopo 26 anni, un’era geologica, la Roma inizia la stagione e non trova appesa, nello spogliatoio, la maglia numero 10. Francesco Totti ci sarà comunque, in quello spogliatoio, ma in giacca e cravatta, a guardare i suoi ex compagni con un pizzico di nostalgia. Ma il tempo corre e fugge via, 41 anni sono l’età giusta per iniziare una nuova vita, per sperimentare se stesso al di là di tunnel e dribbling. Totti è pronto, la Roma forse no. Perchè la scomparsa del totem, più che sul campo, potrebbe farsi sentire a livello ambientale e di empatia con la gente dell’Olimpico. Sì, perchè “tifare” Totti contro Spalletti, ad esempio, era diventato un elemento aggregante, identitario. Che adesso, senza giocatori di evidente personalità, fatta eccezione per Daniele De Rossi, potrebbe anche perdersi. La Roma si è affidata anima e corpo al direttore sportivo Monchi per la sua ricostruzione. Ha perso anche Salah e Rudiger, inserendo Gonalons e il promettente puntero Defrel. Ma potrebbe non bastare, perchè la difesa, ad esempio, sembra davvero inadeguata per coltivare ambizioni di scudetto o di una Champions da protagionista. Anche Szczesny non è facile da rimpiazzare, e DiFra, che invano ha chiesto Berardi e inseguito Mahrez, avrà bisogno di tempo per trovare la quadratura del cerchio. Se la troverà.

5) MILAN: Gioiello da 200 milioni, giocheranno da squadra?

Chi spende duecento milioni di euro, non può avere dubbi: parte per vincere. Al netto delle eterne disquisizioni sulla reale solidità del gruppo cinese che governa il Milan, la campagna acquisti di Fassone e Mirabelli è stato un piccolo gioiello. Undici acquisti, tutti di spessore: Bonucci, Conti, Musacchio, Ricardo Rodriguez, Kessie, Andre Silva, Borini, Biglia, Emre Calhanoglu. Adesso, anche Kalinic. Roba di lusso, il meglio di quanto l’ultimo campionato ha espresso in ogni ruolo. Donnarumma dopo il tormentone un po’triste dell’estate è rimasto, così come le colonne portanti del pensiero monteliano: Romagnoli, Abate, Montolivo, Bonaventura e Suso, più Niang. Una rosa da sogn o per chi, fino a giugno, ha dovuto mangiare pane e salame vedendo gli altri banchettare a caviale. Ora Montella la Ferrari ce l’ha sotto casa, ma deve trovare le chiavi e attivarne l’accensione. Perché non sempre una grande squadra è la somma di tanti, grandi giocatori. Bonucci dietro è condizionante, e la difesa deve assecondarne la classe ma anche le digressioni. Nel mezzo Biglia non ha ancora giocato e deve fondersi con gli altri, Kessie su tutti. Davanti il tridente è ancora in nuce: Silva sarà il vice di Kalinic o viceversa? Borini largo esclude Bonaventura? E che faccia farà Suso, se destinato alla panchina. Tante domande, per il gioiello da duecento milioni di euro...

6) FIORENTINA: Addio ai pezzi da novanta i ragazzini basteranno?

I pessimisti sono chiari e netti: abbiamo smobilitato. Kalinic, Bernardeschi, Ilicic Borja Valero, Vecino, Gonzalo Rodriguez: la spina dorsale della Fiorentina di Paulo Sousa non esiste più. Gli ottimisti hanno ripreso fiato negli ultimi giorni e ribattono: abbiamo incassato un sacco di soldi, e rifatto dalle fondamenta una squadra giovane, che può crescere plasmata da un maestro come Stefano Pioli e chissà, entro due-tre anni diventare una splendida realtà del nostro calcio. La verità sta nel mezzo, la Fiorentina la scopriremo solo giocando. Perché le potenzialità e il talento che Pantaleo Corvino ha messo insieme sono davvero interessanti, 24, 6 di età media, gente che ha fame e per questa maglia si butterebbe nel fuoco. I tre figli d’arte sono l’esempio lampante della new wave viola: il Cholito Simeone lo voleva mezza Europa ma ha scelto Firenze, conscio che in riva all’Arno si decide la tua carriera, o diventi un fuoriclasse o resti un pesce freddo. Idem per Chiesa, e per Hagi chissà. E poi, una carrellata di nomi che ai più non dicono molto, ma che gli osservatori conoscono bene: i difensori Vitor Hugo, Pezzella e Gaspar, i centrocampisti offensivi Dias, Eysseric e Zekhnini, l’ex Toro e nazionale Under 21 Benassi, l’altro azzurrino Biraghi. Insieme ai confermati Astori, Tomovic, Sanchez, badelj, Saponara e Babacar. Insomma, un cocktail nuovo. Da sorseggiare con cura. Potrebbe essere buono...

7) I CANNONIERI: Belotti e gli altri italiani troveranno lo spazio?

I cannonieri italiani, merce sempre più rara. In pochi partono titolari nelle loro squadre: Belotti, Immobile, forse Quagliarella, Destro. , Paloschi e Coda a Ferrara e Benevento. Stop.
Ogni anno si dice: facciamo spazio ai nostri talenti, diamo acqua all’albero della nazionale, non acquistiamo stranieri dal nome esotico ma che, di fatto, non portano valore aggiunto al nostro calcio. Belle parole, tradite dai fatti ogni estate. Così i direttori sportivi continuano a pescare oltreconfine: gli attaccanti davvero in grado di spostare gli equilibri, arrivati nel corso dell’estate, si contano sulle punte delle dita: Andre Silva, portoghesino del Milan, forse è l’unico prospetto interessante. poi, tanti carneadi pescati a giro per l’Europa o in Sudamerica.
Il resto, è stato soltanto una giostra degli scambi: Kalinic a Firenze a Milano, il Cholito Simeone da Genova a Firenze, Defrel dal Sassuolo alla Roma, Maxi Lopez dal Toro al Genoa. Insomma, se l’estate del calciomercato è stata movimentata dai difensori e dai centrocampisti, le tratative per i grandi frombolieri sono fallite: Benzema, Aubameyang, Morata, Isco, Diego Costa sembravano essere prospetti giusti, per attitudini ed età al nostro campionato, ma alla fine chi li aveva se li è tenuti. Anche perché, nell’anno dei 222 milioni per Neymar, i costi sono clamorosamente lievitati. Troppo.

8) MOVIOLA: Finalmente il Var Sarà recupero-fiume?

Il Var (così dev’essere chiamato, al maschile, video assistant referee) è forse il debuttante più atteso della stagione oggi al via. Si, perchè della moviola in campo si parla dai tempi dei processi di Aldo Biscardi, quando tutti - eccetto gli arbitri, casta conservatrice per natura - invocavano l’introduzione dello schermo al bordo del terreno di gioco, strumento supremo pert mettere d’accordo tutti in presa diretta. Ma ci sono voluti vent’anni e oltre, per arrivare ad adottare questo arbitro suppletivo e infallibile, occhio che non può sbagliare mai. C’è voluta l’apertura, prima cauta poi esplicita, delle “giacchette nere” e il sigillo del presidente Tavecchio, uno cui non piace arrivare secondo. Basti pensare che il Var doveva sbarcare in Italia, dopo l’opportuna fase di simulazione,. soltanto nella stagione 2018-2019, ma il numero uno del nostro pallone si è fatto ingolosire dal fatto di essere il primo a sperimentare la novità, prima di Inghilterra e Spagna. E dunque eccola, la moviola in campo. Servirà? Teocamente si, dirimerà tutte le piccoli-grandi questioni regolamentari che tenevano avvinti gli italiani anche due-tre giorni dopo la partita. Ma porta con sè una domanda: quando e come l’arbitro potrà farvi ricorso? E cosa accadrà quando nemmeno le immagini potrranno rendere giustizia? E quanto dureranno le partite, con i maxi-recuperi determinati dalle interruzioni?

9) IL CALENDARIO: In campo per le festività, ma piacerà ai tifosi?

Una rivoluzione, un cambio epocale. Addio ferie natalizie, per i calciatori italiani: come avviene da anni in Inghilterra e in Bundesliga, anche la serie A ha scelto la strada (era ora...) dei turni di campionato a ridosso di Natale e Capodanno. Si giocherà dunque domenica 23 e domenica 30, fermo restando il classico turno dell’Epifania.
Inizialmente, la proposta del presidente Tavecchio era stata quella di giocare il 24 o il 26 dicembre , il Boxing Day che da anni ha fatto la fortuna del calcio britannico, visto il clamoroso successo di pubblico e soprattutto di audience a livello planetario. Ma c’era da superare le resistenze dei club e dei presidenti, che per anni sono stati abituati alle ferie lunghe (dal 20 dicembre al 6 gennaio). Nel 2018 però ci saranno i Mondiali di Russia e c’è l’esigenza dunque di comprimere al massimo il calendsario per chiudere all’inizio di maggio e dare quindi al commissario tecnico Ventura tutto il tempo di preparare (se ci andremo, of course) l’appuntamento. E dunque, sia pure con qualche mugugno, anche il calcio italiano si è adeguato al calcio sotto l’albero. Funzionerà? A livello televisivo sicuramente sì specialmente nei mercati orientali che sono diventati il nostro core business. Chissà come reagiranno però i tifosi, abituati a staccare la spina sotto le feste. Tradiranno le giornate dello shopping per la squadra del cuore?

10) SALVEZZA: Spal, Benevento, Crotone un destino già segnato?

Lotito disse, esattamente due anni fa: è impensabile che Carpi e Frosinone stiano in serie A, l’audience televisiva ne risentirà. Carpi e Frosinone, dopo aver lottato allo spasimo, retrocessero, Chissà cosa penserà oggi Lotito guardando Spal e Benevento, la prima tornata alla massima serie dopo mezzo secolo, l’altra absolute beginner della serie A. Inutile negarlo: estensi e campani, insieme al Crotone, sono i maggiori indiziati per soffrire, e tanto, nelle sabbie mobili della graduatoria. Con il rischio che il campionato, come avvenne lo scorso anno, possa spezzarsi letteralmente in tre, con una grande fascia intermedia di squadre tranquille e le ultime condannate all’inferno. La Spal ha investito molto, preso giocatori rodati come Felipe e Paloschi, il Benevento si è buttato sulle scommesse come Cataldi. Basterà? Intanto, da toscani, guardiamo con simpatia ai due allenatori, Baroni e Semplici, vicini di casa a Tavarnuzze. Dai, provate a fare il miracolo...


 

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